10 brani dei Beatles che ti migliorano la vita "beatles 4" by beatles maniac11 is marked with CC BY 2.0

Il 16 aprile di cinquantanove anni fa i Beatles entravano negli studi di Abbey Road a registrare uno dei brani più influenti e riconosciuti della storia della band britannica e della musica tout court. Pochi mesi più tardi, nel luglio 1963, A Hard Day’s Night diventerà un album, il terzo in studio dei Fab Four, poi un teen movie che contribuirà alle rivoluzioni dei codici linguistici del cinema classico, in atto tra gli anni ’60 e ’70.

Per sopportare il logorio della vita post-Covid e pre-guerra nucleare, dieci canzoni dei Beatles che non dovreste perdere per nessuna ragione al mondo.

10. Eleanor Rigby

Nel 1966 soltanto i Beatles e pochissimi altri potevano permettersi di portare una piccola orchestra d’archi, in particolare quattro violini, due viole e due violoncelli, e registrare gli strumenti con più piste.

Ma negli studi di Abbey Road, John, Paul, George e Ringo avevano tempi e budget pressoché illimitati. Il risultato è una piccola perla nella storia della musica. L’assenza di un’introduzione strumentale si rifà alla struttura-canzone Tin Pan Alley, tipica dei primi lavori dei Beatles, che consuma tutto e subito, esaurendo ritornello e strofa nei primi secondi del brano. Lungi dalle logiche commerciali e discografiche, piuttosto in un’ottica di sperimentazione, l’attacco di Eleanor Rigby è quasi un muro sonoro che investe l’ascoltatore, travolto dalle coltellate degli archi e dal perentorio “look at all the lonely people”. La solitudine esistenziale messa in musica.

9. Paperback Writer

Incisa durante l’ultimo tour mondiale dei Fab Four prima del ritiro definitivo dai palchi – ad eccezione del Rooftop concert naturalmente – Paperback writer è una hit dai ritmi serrati, cruda, diretta, come i migliori brani dei primi Beatles. La linea di basso di Paul, in primissimo piano per l’epoca, è protagonista tanto quanto l’arpeggio di chitarra che lancia le strofe. Le armonie vocali sono tra le più riuscite del repertorio beatlesiano, soprattutto la melodia di “fra martino campanaro” intonata da George e John nella seconda sequenza.

8. Revolution 9

Un’esperienza acustica, rumoristica e sonora con un occhio a Stockhausen e l’altro a John Cage. Totale astrattismo sonoro e un patchwork di momenti dalla musica colta, rumori ambientali, voci e strumenti letteralmente destrutturati, polverizzati e ricostruiti ormai irriconoscibili. Mettere da parte i complottisti con evidenti disturbi allucinatori acustici che sentono inesistenti riferimenti satanici, a volte, è cosa buona e giusta.

7. Norwegian Wood

Una modernissima narrazione lennoniana con enigmatico plot twist finale per questa allucinazione in 6/8 e mi maggiore. La nuova sensibilità per la musica indiana di metà e fine anni ’60 aveva colpito anche George Harrison: sarà lui, infatti, ad imbracciare il sitar e creare il contrasto con l’ironia violenta del testo. Il legno norvegese, infatti, è quello della casa di una ragazza, a cui il protagonista del brano dà fuoco dopo essere rimasto solo. Un po’ di poeticissimo umorismo british non fa mai male.

6. A Day in The Life

La leggenda narra di un Brian Wilson dei Beach Boys, in eterna competizione con i Beatles sul piano della sperimentazione acustica, che ha un esaurimento nervoso a causa di questo brano. Quello che Wilson ha sentito e che gli ha “spezzato il cuore” è una genialità di scrittura musicale, testuale e di mixaggio sonoro che non avrebbe più lasciato spazio a nessuno. Il racconto di un momento nella vita, piccola e tragica, di diversi personaggi che si muovono attorno a costruzioni armoniche complesse, tempi dispari e archi orchestrali suonati con gusto rumoristico. Menzione d’onore per l’ormai iconico accordo in mi maggiore suonato contemporaneamente su quattro pianoforti diversi in chiusura.

5. I Feel Fine

Difficile immaginare un sound più anni ‘60 di questo: i riff di chitarra sono tanto iconici e generazionali quanto, comunque, originali. Le sperimentazioni acustiche non mancano, con un gioco di effetto Larsen – ottenuto per una dimenticanza di Lennon, che non aveva abbassato il volume del pickup – che aprirà la strada a Jimi Hendrix, Kinks, Who e moltissimi altri.

4. Strawberry Fields Forever

Una fiaba sognante ed evocativa, nel pieno delle sperimentazioni acustiche e musicali del periodo Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band. Scorporata dall’album insieme a Penny Lane per volere della EMI, che ha preteso di piazzare un 45 giri, Strawberry Fields è un universo immaginario che ci parla di ricordi lontani. I mondi onirici d’infanzia, la dolce-amara realtà della vita adulta, i “campi di fragole”, che poi altro non sono che il nome di un orfanotrofio di Liverpool vicino a cui viveva Lennon. Il mellotron di Paul McCartney, le voci raddoppiate, lo swarmandal indiano di Harrison, l’intervento di strumenti classici: tutto orchestrato maniacalmente dai Fab Four con George Martin e Geoff Emerick.

3. Helter Skelter

Al di là delle deformazioni di significato attribuite a questo brano dopo il suo collegamento involontario con Charles Manson e il massacro di Cielo Drive, Helter Skelter è un esempio di quanto la sperimentazione dei Fab Four potesse andare anche in una direzione più sporca, violenta e heavy. Ed erano queste le intenzioni di Paul quando ha scritto il brano: suoni raw, vocalità al limite dell’urlo, chitarre e bassi distorti. Le fatiche di Ringo alla batteria sono tutte in quell’esasperato “I’ve got blisters on my fingers!”,  lasciato volutamente nella versione finale.

2. While My Guitar Gently Weeps

Tra le perle del White Album e delle composizioni di George Harrison, il brano vede anche la partecipazione di Eric Clapton. La fascinazione di Harrison per la filosofia orientale gli ha permesso di conoscere il libro dei Ching, che ha ispirato la scrittura della canzone, con uno slancio verso l’armonia universale in un mondo sempre più infossato nell’odio e nella divisione. Più ‘68 di così, si muore.

1. Hey Jude

C’è bisogno di dire altro?

Qui trovate tutti i nostri pezzi dedicati ai Beatles. Continuate a seguirci su FRAMEDFacebookInstagram.

Clarissa Missarelli Author
Da sempre affascinata e appassionata di cultura pop, sfrutto la mia laurea in DAMS e la mia formazione musicale per far accapponare la pelle a chi non vede l'evidente somiglianza tra Sfera Ebbasta e Fabrizio De André. Guardo, ascolto e leggo di giorno e scrivo di notte, se ho qualcosa da dire. Per conoscermi meglio, l'importante è tenere a mente due cose: la mia parte preferita della giornata è l'aperitivo e la settimana di Sanremo è più importante del mio compleanno.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui