Lucio Battisti - Emozioni. Dischi Ricordi.
Lucio Battisti - Emozioni. Dischi Ricordi.

Icona della canzone italiana, archetipo del cantautore che soffre chino sulla propria chitarra – un po’ scordata – e parla come scrive, simbolo e voce di tutti gli amori perduti, finiti e mai iniziati: Lucio Battisti è esattamente quello di cui si ha bisogno alla fine della primavera. Quando nemmeno le giovani donne vivono nuovi amori.

10. Un’avventura

L’unica apparizione di Lucio Battisti al Festival di Sanremo del 1969 per una delle poche occasioni in cui lei non è scappata con un altro. L’arrangiamento da palco dell’Ariston si sente e i battistiani doc non la annovereranno di certo tra i suoi capolavori, ma è difficile non lasciarsi trascinare dal groove, i fiati e il lancio di uno dei ritornelli più riusciti della canzone italiana.

9. 7 agosto di pomeriggio. Fra le lamiere roventi di un cimitero di automobili solo io, silenzioso eppure straordinariamente vivo

Con Amore e non amore, Battisti ha dimostrato di aver compreso a pieno lo spirito di sperimentazione contemporaneo. Un album pieno di brani strumentali, titoli lunghissimi e suoni suoni ricercati ed evocativi. 7 agosto di pomeriggio è un piccolo spicchio della realtà dipinta dal titolo, che è di per sé una poesia.

8. La spada nel cuore

Più famosa la magistrale interpretazione di Patty Pravo a Sanremo 1970 di questo brano scritto da Mogol. Lo zampino di Battisti nella scrittura e nell’arrangiamento è evidente e non è un caso che sia proprio la sua versione ad essere stata sottoposta alla commissione del festival che si occupa di selezionare le canzoni, proprio nel ‘70. Forse meno fascino di Patty, sicuramente più sofferenza.

7. Anna

L’inno delle relazioni infelici e dell’insoddisfazione dell’uomo sensibile e dolorante, che può avere tutto ciò che vuole, ma vuole proprio Anna. Un crescendo emotivo e musicale che ti trascina in un vortice di chitarre crude e vocalità secca, urlante, disperata. Tanto è il pathos che alla fine ti sembra di volere Anna anche tu.

6. Mi ritorni in mente

È il 1970 e la sperimentazione comincia a farsi sentire. In bilico tra il cantautorato degli anni ‘60 e qualche tempo dispari che inizia a fare capolino, questo brano ha una delle costruzioni melodiche più struggenti e poetiche del Battisti di quegli anni. Tra un continuo svuotarsi e riempirsi, il pezzo sfuma nel consueto crescendo di pathos e orchestrazione

5. Insieme a te sto bene

In barba a chi dice che i cantautori scrivono bene soltanto se soffrono per amore, Battisti sforna una piccola perla di arrangiamento crudo un po’ blues, direttamente dal 1971. Non adatta probabilmente alle scampagnate musicali sul prato il 25 aprile, utile per sfoggiare le vostre doti da chitarrista autodidatta e nostalgico del vintage attorno al fuoco.

4. La collina dei ciliegi

Nel pieno del comunitarismo pacifico dei giovani intellettuali anni ‘70, se c’è una canzone-inno che ne incarni lo spirito, questa è proprio La collina dei ciliegi. Un brano che sorvola, poetico, delicato, corale, che parla di amore universale e lo fa bene. Nell’individualismo imperante del nuovo millennio, sentirsi un po’ tutti figli dell’immensità, a volte, fa bene.

3. 29 settembre

Scritto dalla power couple Battisti-Mogol e portato alla ribalta dall’Equipe 84, questo brano è intriso di sonorità e poetica beat, nel cuore degli anni ‘60. La versione registrata da Battisti, nel 1967, ha quel tocco di autenticità in più, quel piglio un po’ ruvido e dolce allo stesso tempo. La mestizia autunnale non abbandona mai, nemmeno a maggio.

2. La luce dell’est

Se Mogol è maestro nel creare immagini evocative, atmosfere naturali, quadri lirici immersivi, Battisti è l’unico che avrebbe potuto cantarle così e così bene. La luce dell’est è un viaggio nel presente e nei ricordi di un uomo innamorato perdutamente. Basta aforismi melensi da Baci Perugina, è il momento di dedicare alla vostra crush: “Te che sei il mio presente, a te la mia mente e come uccelli leggeri, fuggon tutti i miei pensieri.”

1. Fiori rosa, fiori di pesco

Se esci di prigione e scopri che la tua amata si è rifatta una vita con un altro, hai tutto il diritto di pregarla in ginocchio di tornare con te e dirti che ti ama ancora. A musicare il tutto, ci ha pensato Battisti con questo disperato grido d’amore che gli è valso la seconda vittoria consecutiva al Festivalbar nel 1970.

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Clarissa Missarelli Author
Da sempre affascinata e appassionata di cultura pop, sfrutto la mia laurea in DAMS e la mia formazione musicale per far accapponare la pelle a chi non vede l'evidente somiglianza tra Sfera Ebbasta e Fabrizio De André. Guardo, ascolto e leggo di giorno e scrivo di notte, se ho qualcosa da dire. Per conoscermi meglio, l'importante è tenere a mente due cose: la mia parte preferita della giornata è l'aperitivo e la settimana di Sanremo è più importante del mio compleanno.

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