Tovaglia a Quadri - Credits: web

Fra le mura medievali di Anghiari, in provincia di Arezzo, da ventiquattro anni si svolge Tovaglia a Quadri, evento sempre unico e irripetibile, fortemente identitario. Una “cena toscana con una storia da raccontare in quattro portate”, ogni anno diversa, seduti uno accanto all’altro ad ascoltare, parlare, ridere, condividere.

Quest’anno sarebbe stata la venticinquesima edizione, ma a causa dell’emergenza sanitaria, ogni pubblico spettacolo prevede il distanziamento e, soprattutto, vieta la somministrazione di cibo se non secondo protocolli impossibili da attuare in un evento come questo. Come fare quindi? Andrea Merendelli e Paolo Pennacchini, ideatori della manifestazione, hanno realizzato Pan de’ Mia, film girato al Poggiolino, nel centro storico del piccolo paesino, in spazi senza commensali e senza cibo.

Gli abitanti di Anghiari, forti e orgogliosi, selezionati da secoli di battaglie e pestilenze, hanno riattivato l’antico “forno popolare” del centro storico, risorsa comune che ha consentito a tutti di mangiare. L’attuale pandemia dice che stia facendo riscoprire profondi valori umani, tra questi nuova sensibilità e solidarietà, in un mondo governato da egoismo. Dal 24 agosto, sera della “prima”, al 06 settembre il film è disponibile in streaming sul sito di Tovaglia a Quadri.

Segui FRAMED su FacebookInstagram Twitter

Nata nella terra dove il fuoco dell’Etna incontra il limpido Mar Mediterraneo, l’arte è da sempre la mia passione, in tutte le sue declinazioni. Da piccola mi piaceva leggere, guardare film di ogni genere, scrivere racconti e poesie, girare per musei, ma è solo varcando per la prima volta la porta di un teatro che ho capito la mia vocazione. “Crescendo e cercando”, ho scelto di frequentare il corso di laurea in scienze della comunicazione. Nel frattempo il teatro mi ha nutrito e ha occupato tutto il mio tempo libero. Decisi di fruirne a 360 gradi, non solo “facendolo” studiando in un’accademia e portando in giro per l’Italia spettacoli con diverse compagnie, ma anche vedendolo, vivendolo da spettatrice e, con il tempo, da redattrice. Finita la triennale non ebbi dubbi: emigrai in quel di Bologna per specializzarmi al Dams e iniziai a collaborare con diverse testate giornalistiche, venendo ospitata in vari festival e convegni. L’arte cambia con la società e ci si specchia dentro. Il teatro ne coglie gli umori, e li trasferisce al pubblico nel celeberrimo qui e ora che non teme (perché non ha) paragoni con nient’altro.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui