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Morire sapendo che si continuerà a vivere nella memoria degli altri. 700 anni fa, quando Dante Alighieri emetteva il suo ultimo respiro, lo faceva probabilmente con questa consapevolezza. Dopotutto, sapeva di aver costruito una lingua e, con essa, anche una cultura.

Ma forse non immaginava di aver creato anche un sentimento nazionale, una coscienza popolare, un’identità italiana. Anche perché, allora, l’Italia ancora non esisteva. 

È stato lui a inventarla. 

Questo sostiene Aldo Cazzullo nel suo bestseller A riveder le stelle, Dante il poeta che inventò l’Italia (Mondadori 2020). Una tesi che sta a fondamento anche dello spettacolo teatrale tratto da quel libro A RIVEDER LE STELLE. Uno spettacolo nato con l’obiettivo di far capire il modo in cui Dante Alighieri sia riuscito a fare qualcosa di tanto grande, superando l’ostacolo del tempo.

Un tempo lungo 700 anni, per la precisione, quello trascorso dalla morte del sommo poeta, che quest’anno l’Italia della cultura (e non solo) celebra in ogni modo.

E quello di Cazzullo è uno dei modi più pratici, diretti, concreti: raccontare Dante e la sua Divina Commedia usando il linguaggio più forte della nostra contemporaneità: il rock.

Per farlo, Cazzullo veste i panni di Dante, facendosi narratore, e affida quelli della sua celebre guida, Virgilio, all’unico vero rocker italiano, Piero Pelù.

Al racconto teatrale narrato dalla voce dell’autore, infatti, si aggiungono le letture “rock” della Divina Commedia curate dall’ex leader dei Litfiba.

A RIVEDER LE STELLE – di ALDO CAZZULLO con le letture “ROCK” della Divina Commedia di PIERO PELU‘.

A RIVEDER LE STELLE è così qualcosa di più di un semplice spettacolo teatrale. È un’accurata ricostruzione del viaggio dantesco nell’Inferno dal quale emergono le eterne bellezze dell’Italia e le sue altrettanto eterne nefandezze. L’Inferno come espressione di questo insuperabile dualismo che Cazzullo rende vivo attraverso le parole, creando riferimenti costanti alla Storia contemporanea e aprendo squarci nell’attualità, e che Pelù fa palpitare al ritmo di una musica evocativa com’è il rock. 

A RIVEDER LE STELLE vuole essere proprio questo: un battito vitale che testimonia come, dopotutto, questo sentimento nazionale di un’Italia che non c’era sia profondamente umano e terribilmente presente.  E come sia capace di resistere e riemergere, ostinato fino a una commovente testardaggine, oltre le sventure, le guerre, le divisioni, oltre anche le epidemie. Oltre il tempo: 7 secoli fa, come oggi.

E c’è un solo luogo dal quale questo sentimento può riscoprirsi vivo, il luogo in cui è nato: Firenze. È qui che il 7 giugno partirà il tour di A RIVEDER LE STELLE, nel cuore stesso di quella città, la piazza storica di Santa Croce. Per poi girare l’Italia, dal Trentino alla Sardegna, seguendo le tappe stesse dell’espansione di quel sentimento nazionale.

Un progetto promosso dal Comune di Firenze e dall’Opera di Santa Croce, con la collaborazione organizzativa del Teatro Puccini, per la regia di Angelo Generali.

Di seguito le date del tour estivo:

07 giugno Firenze – Piazza S. Croce

10 giugno Trento – Teatro Sociale (TRENTO FILM FESTIVAL)

17 giugno Montecchio (VI)  – Castello di Romeo

18 giugno Pavia  –  Castello Visconteo

23 giugno Caorle (VE) – Piazza Vescovado

24 giugno Cervia (RA) – Arena dello Stadio dei Pini (RAVENNA FESTIVAL)

26 giugno Alba (CN) – PalaAlbaCapitale

29 giugno Caprarola (VT) – Palazzo Farnese (CAFFEINA FESTIVAL)

1 luglio Nora Pula (CA) – Teatro Romano (FESTIVAL LA NOTTE DEI POETI)

2 luglio Pratovecchio (AR) – Piazza Landino

3 luglio Urbisaglia (MC) – Anfiteatro Romano

4 luglio Pesaro – Anfiteatro del parco Miralfiore

Segui gli aggiornamenti delle date del tour su Framed

Chiamatemi pure trentenne, giovane adulto, o millennial, se preferite. L'importante è che mi consideriate parte di una generazione di irriverenti, che dopo gli Oasis ha scoperto i Radiohead, di pigri, che dopo il Grande Lebowsky ha amato Non è un paese per vecchi. Ritenetemi pure parte di quella generazione che ha toccato per la prima volta la musica con gli 883, ma sappiate che ha anche pianto la morte di Battisti, De André, Gaber, Daniele, Dalla. Una generazione di irresponsabili e disillusi, cui è stato insegnato a sognare e che ha dovuto imparare da sé a sopportare il dolore dei sogni spezzati. Una generazione che, tuttavia, non può arrendersi, perché ancora non ha nulla, se non la forza più grande: saper ridere, di se stessa e del mondo assurdo in cui è gettata. Consideratemi un filosofo - nel senso prosaico del termine, dottore di ricerca e professore – che, immerso in questa generazione, cerca da sempre la via pratica del filosofare per prolungare ostinatamente quella risata, e non ha trovato di meglio che il cinema, la musica, l'arte per farlo. Forse perché, in realtà, non esiste niente, davvero niente  di meglio.

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