
Proiettato sabato 21 marzo al 6° Festival del cinema tedesco che si tiene al cinema Quattro Fontane di Roma (19-22 marzo 2026), il documentario di Yulia Lokshina del 2025, Active Vocabulary, racconta una storia vera di esilio come prodromo per una riflessione sulla scuola come luogo di indottrinamento del – o di resistenza al – potere politico.
Dall’esilio alla ricostruzione
2022. Maria “Masha” Kalinitschewa, docente di inglese in un angolo remoto della Russia, esprime alla sua classe di quattro studenti la propria opinione sull’aggressione russa all’Ucraina. Definisce il conflitto ingiusto e dannoso per entrambe le nazioni. A sua insaputa però una ragazza sta registrando le sue parole. Quando i genitori degli studenti lo scoprono, inizia per Maria un calvario che la porta all’esilio in Germania.
Da qui, in una scuola di Berlino con una nuova classe di ragazzi, Masha cerca di ricostruire le sue vicende personali. Ma il film di Lokshina, abilmente, non si limita a ciò.
L’opera apre una profonda riflessione sull’uso strumentale che la Russia, in tempo di guerra, sta facendo del sistema scolastico per indottrinare i giovani, e inoltre ragiona in modo avvincente sulla relazione tra scuola e politica.
Mille voci, mille sguardi
Yulia Lokshina impiega molte tecniche diverse per portare avanti questa storia. Tramite il found footage viene mostrata la resistenza di una parte dei cittadini moscoviti al progetto di costruire una nuova scuola disboscando una foresta protetta. Dopodiché, grazie alle animazioni 3D di Felix Klee, entriamo nel progetto della stessa scuola, che ci appare gigantesco e angosciante, con un bianco e nero che ricorda una ragnatela soffocante e opprimente.
Infine guardiamo da vicino la vita quotidiana degli studenti berlinesi, fatta di lezioni, scherzi, riflessioni profonde anche in virtù degli argomenti di discussione che Masha e la regista propongono.
L’età della ragione
Viene spiegato nel film come nella Germania federale, negli anni ‘70, si cercò di limitare le influenze dei docenti di fede politica estremista, impedendo loro di imporre le proprie opinioni personali agli studenti delle classi in cui insegnavano.
La scuola in Russia invece è diventato un organo dell’indottrinamento. Attraverso delle foto satellitari vediamo delle porzioni di territorio russo, e ci viene detto che gli insegnanti possono triplicare il proprio stipendio se accettano di trasferirsi nella scuole dei territori occupati. Scopriamo che festività e ricorrenze patriottiche sono aumentate di numero, create dal nulla per celebrare e cementare il nazionalismo negli studenti, futuri soldati in una guerra d’aggressione.
A un certo punto nel film viene formulato il quesito: quali sono le materie più politiche dei programmi scolastici? Gli studenti tedeschi pensano, come noi spettatori, che matematica e fisica siano escluse da questo problema. Ma la regista, con superba maestria e sorpresa, ci mostra come la politica può infiltrarsi anche in queste materie così apparentemente lontane da essa.
E non dirò di più, per lasciare il brivido della scoperta.
Resistere, e conoscere
Gli sguardi documentaristici sulla Russia attuale si moltiplicano. Dal film premio oscar Mr. Nobody Against Putin di David Borenstein e Pavel Talankin, ai lavori splendidi e atroci di Mstyslav Chernov, passando per quella pietra miliare di Navalny diretta da Daniel Roher.
A tutti questi dobbiamo aggiungerne molti altri, e ora anche la pregevole opera di Yulia Lokshina che riflette sulla decadenza in Russia della scuola come palestra di democrazia e pensiero critico.
E tuttavia, in questi tempi oscuri per le istituzioni e le nuove generazioni, ci sono delle persone che scelgono di resistere, documentare e far conoscere la verità, o almeno un qualcosa di vero che vada oltre la mera propaganda. A loro vanno il nostro supporto e i nostri pensieri.
Continua a seguire FRAMED. Siamo anche su Facebook, Instagram e Telegram.






