
Non solo fedele a se stesso, ma la sua versione migliore. Se i comici affermati rischiano di non aver più nulla da dire una volta raggiunto il successo, per Adam Sandler è vero il contrario: trent’anni di carriera mainstream gli hanno consentito di affinare una grande libertà creativa, e di coltivare una forma comica che non mostra segni di stanchezza.
Tutto quello che può andare male
La regia di Josh Safdie ci riporta all’energia di Diamanti Grezzi già dai titoli di testa: New York di notte, asfalto bagnato dalla pioggia che riflette i neon dei locali, Sandler in arrivo su un’auto col parabrezza spaccato. Lo spazio da qui all’inizio dello spettacolo è invaso da uno scambio verbale martellante tra l’attore e decine di persone che hanno qualcosa da chiedergli – un autografo, un contributo in beneficienza, un saluto per un parente all’ospedale.
Nel frattempo piccole schegge d’ansia cominciano a ronzarci attorno come moschini: il pezzo di apertura è triste, la strumentazione non funziona, chi ha pensato che fosse una buona idea esibirsi lì? Sandler accumula nervosismo e lo dissipa miracolosamente attraverso il suo corpaccione vestito in maniera peculiare (felpa blu col cappuccio, maglia hawaiiana lilla, pantaloni acetati marroni, scarpe rosse).
Ma questo Sandler non è né l’Howard Ratner di Diamanti Grezzi – troppo incalzato dalle sue dipendenze per rendersi conto che il suo senso d’invincibilità ha fondamenta fragilissime – né il giovane Adam Sandler di What the Hell Happened to Me? – un comico che si esibisce in concerto all’apice della carriera e del successo commerciale. Questo Sandler è un performer esperto che si serve del suo atteggiamento dimesso e familiare come di un cavallo di Troia, per portarci al centro di una poetica surreale.

Canzoni a brandelli
Chi cerca l’intrattenimento spettacolare della canzone orecchiabile ha sbagliato speciale: qui ci sono semmai tre monitor che non funzionano, e un attacco sottotono con una storiella sul come mangiare l’uva ci possa esporre al giudizio degli altri. Senza un’idea di dove il racconto andrà a parare il pubblico in sala comincia a reagire, ed è già lì che traspare il talento comico di Sandler. Non è (solo) la risata liberatoria finale, sono i piccoli dettagli che fanno crescere l’immedesimazione mentre descrivono situazioni assurde da pensare, ma non da sentire.
Quando la parte musicale finalmente arriva è scarna e fulminante, senza che questo influisca sull’intrattenimento percepito. Non sono canzoni compiute, sono piuttosto dei jingle: scenari sonori stereotipati che il comico scardina dall’interno per piegarli a un senso non convenzionale, come quando usa la ballata western per descrivere l’abitudine di borbottare sottovoce.
Ma se The Sandman continua a essere amato da milioni di fan in giro per il mondo, più che per le derive lunari del suo umorismo, è per la capacità di far presa su sentimenti condivisi in modo onesto e diretto. E qui arriva il turno di brani più compiuti, più classici: Rob Schneider che canta It’s Now or Never vestito da Elvis, la chiusura di Here Comes The Comedy. Ciascuno a suo modo, due tributi a una comicità forse superata, ma tenuta viva dal ricordo affettuoso di quando è venuta a rallegrarci nei momenti bui.
In breve
Adam Sandler: Love you succede degnamente a uno speciale acclamato come 100% Fresh, mantenendone la struttura e asciugandone gli aspetti più spettacolari, complice la regia di Josh Safdie. Il risultato finale è ispirato e personale: Adam ci vuole bene, e si vede.
Adam Sandler è stato nominato ai Golden Globes 2025. Continua a seguire la stagione dei premi con FRAMED. Siamo anche su Facebook, Instagram e Telegram.






