AFTERHOURS-Hai-Paura-Del-Buio
AFTERHOURS-Hai-Paura-Del-Buio

Hai paura del buio? è il quinto album in studio per gli Afterhours: ritenuto il capolavoro del gruppo milanese, non smette di aggredire violentemente l’ascoltatore, ma solo per farlo emergere dal buco nero dell’inconsapevolezza.

Stringimi madre
Ho molto peccato
Ma la vita è un suicidio

L’amore un rogo
E voglio un pensiero superficiale
Che renda la pelle splendida

Hai paura del buio? esce nel 1997 pubblicato dall’etichetta discografica indipendente Mescal: 19 tracce, una fusione di diversi generi, la risposta all’esigenza di rompere con sonorità che limitano la musica italiana alle vetrine di Sanremo.

Hai paura del buio? e gli Afterhours (molto prima di X Factor)

L’album nasce in un momento di sperimentazione e basta un ascolto per capire che non è fatto solo di testi e strumenti all’opera, ma di un progetto volontariamente dedito alla “distruzione” dei canoni della maggior parte della musica italiana di quegli anni.

La prima formazione del gruppo milanese degli Afterhours vede Manuel Agnelli, Xabier Iriondo e Giorgio Prette. A loro si aggiungono per questa realizzazione Dario Ciffo al violino, Francesco Cellini al violoncello e Alessandro Zerilli al basso.

Non ci sono dubbi che la pluralità di strumenti e la ricerca sonora rifletta un insieme di ispirazioni legate alla scena del rock alternativo statunitense ma anche un percorso avventuroso e arrogante, scagliato a tutta velocità contro gli ascolti monotoni e privi di sperimentazione della seconda metà degli anni ’80 e i primi ’90 in Italia (nello stesso periodo anche altri gruppi come Marlene Kuntz e Bluvertigo percorsero direzioni simili).

Una proposta feroce e rivoluzionaria

L’album Hai paura del buio? è ritenuto il capolavoro del gruppo nonché la concretizzazione di una proposta feroce e rivoluzionaria, nel sound e nei testi, che aggrediscono all’ascolto come un pugno nello stomaco. Un’intro omonima di 35 secondi fatta di rumori ambigui e chitarre scordate apre l’album: l’effetto stridente dà il benvenuto all’ascoltatore in un progetto tutt’altro che accogliente. La suggestione è quella di una sintonizzazione costretta, su un canale privo di armonia.

Segue 1.9.9.6.: manifesto colmo di rabbia che inizia con una bestemmia, e getta gelosia e risentimento al borghese architetto, alla classe dirigente; l’incipit sistematico per un viaggio che affonda le radici in una distruzione del suono e dell’anima, un inferno in cui l’amore è presente, ma solo per ricordare quanto sia frustrante e devastante diventarne schiavo.

Se vuoi cambiare regole, posso cambiarle sopra te, voglio proprio capire i tuoi livelli d’amore ma non rivoglio più te

I messaggi sono viscerali, scorretti, non hanno il timore di parlare di violenza, autoinflitta o rivolta all’altro, cieca come una stanza senza finestra (“forse non è proprio legale sai, ma sei bella vestita di lividi, m’incoraggi ad annullare i miei limiti”).

L’obiettivo della violenza dei suoni e dei testi

L’obiettivo è urlare scompostamente addosso ad una generazione deludente, manifestando l’insofferenza attraverso la modulazione vocale di Agnelli che si alterna tra litanie sussurrate dai toni bassi ad urla stonate ma perfette. L’apparenza è un nodo che stringe alla gola la voglia di distruggere e autodistruggersi.

Anche la veste grafica del cd fa eco ad un’idea di bellezza perfetta ma pronta ad essere corrotta da un malessere serpeggiante: le modelle del libretto ammiccano velenosamente attirando la preda nel vortice senza ritorno. Lo stile grafico ricorda l’arte psichedelica degli anni ’70 ma non è altro che una punta di ironia per un gruppo che ne fa un’arma di critica e analisi.

Hai paura del buio? è un progetto musicalmente molteplice, che fonde punk, hardcore punk, pop rock e post-grunge. Corrisponde alla voglia di un gruppo come gli Afterhours di mostrare di cosa erano capaci, raggiungendo il culmine del fenomeno indie rock alternativo per poi continuare negli album seguenti sulla stessa scia; tranne che per lo sfocarsi lento, di lavoro in lavoro, della primitiva rabbia esistenziale del 1997.

Chiude l’album mi trovo nuovo, brano che produce una catarsi poetica e musicale, in cui il pianoforte è libero e la doppia voce recita parole appena comprensibili, ma in cui la rivoluzione è stata messa in atto e “giovane di nuova concezione mi spazzi via ogni convinzione”, ha aperto la strada per una nuova e dura consapevolezza e per una ghost track terribilmente attuale.

La riedizione

In quanto punto di rottura e tappa importante della musica italiana, l’11 marzo 2014 è stata pubblicata per Universal Music un’edizione speciale di Hai paura del buio?, contenente la versione rimasterizzata dell’album originale ed un nuovo CD che vede coinvolti diversi artisti di spicco della musica italiana ed internazionale (tra cui Il Teatro degli Orrori, John Parish, Piers Faccini e Joan as a Policewoman), che hanno collaborato con gli Afterhours per reinterpretare tutti i brani che compongono l’album e proporre al pubblico una nuova versione.

Tracklist della riedizione del 2014.

Riascolto dall’inizio alla fine l’album e la scossa è adrenalinica, immancabilmente ogni volta come se non lo conoscessi. E riscoprirlo fa bene, perché dietro c’è Manuel Agnelli. L’uomo che ha contribuito alla vittoria dei Maneskin a Sanremo 2021, anche se noi sappiamo che la vera rivoluzione rock sarebbe stata vedere sul podio gli Afterhours, quando non avevano abiti firmati e l’anima coincideva con lo scardinamento di ogni regola prevista.

Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.

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