
Terreno e sacro, animale e divino, due linee si uniscono nel racconto di un rito antico, che si ripete da centinaia di anni nel silenzio del Monastero di Santa Cecilia a Roma, e che viene raccontato in Agnus Dei di Massimiliano Camaiti, premiato come miglior documentario dell’anno dall’Associazione Documentaristi Italiani.
Il film, che ha debuttato alla Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia nella sezione Biennale College Cinema, è un’opera che dichiara immediatamente la sua posizione, lo stesso regista afferma: “L’approccio al documentario è totalmente laico. Ho cercato di lasciare uno spazio fra la macchina da presa e gli eventi filmati, non parlo di spazio fisico ovviamente, per permettere allo spettatore di creare il proprio personale punto di vista. Osservo quello che succede, senza suggerire nulla.“, e che grazie al ritmo lento e contemplativo, che descrive la quotidianità delle Monache Benedettine, diventa una testimonianza inaspettata e rara, trovando un’intersezione tra umano e divino, descrivendo un senso di maternità che si rivela, e un’adesione religiosa che diventa una cotroparte su cui ragionare.
La vita di due agnelli
L’inizio ci spiazza, seguiamo il parto di una pecora, che viene mostrato senza filtri, e subito ci affezioniamo a quella fragilità, di zampe che non riescono ancora a stare in piedi, di una cura innata che non ha regole scritte bensì un codice fatto di gesti. Il destino di due agnellini, destinati a vivere per qualche mese al Monastero di Santa Cecilia, è imposto da una pratica antica, che da anni si svolge tra le mura di un luogo che sembra staccato dal mondo, e collegato ad esso tramite un vecchio televisore, una radio (e qualche smartphone).
Il rito praticato dalle monache è quello del pallium: dopo aver adottato i due agnelli benedetti all’inizio dell’anno dal Papa stesso, li curano e li allevano con attenzione e affetto, finché non saranno pronti per essere tosati, a quel punto le donne lavorano la loro lana per confezionare i nuovi pallii (paramenti liturgici) che verranno consegnati gli arcivescovi e al capo della chiesa. Rispondere alle fasi del rito significa mantenere un itinerario prestabilito molto tempo prima, far sì che i due agnelli lascino il convento dopo la tosatura non è che parte di questa tradizione millenaria.
Ma se è con sguardo laico che si segue Agnus Dei, allora quel distacco diventa straziante. Con la fortuna di poter introdurre il proprio occhio all’interno di uno spazio dove nessuno entra, se non le monache che ci vivono, Camaiti osserva una pratica nascosta, mettendo da parte un’interpretazione, un giudizio, e lasciando che tutto accada come sempre è accaduto. I gesti di accudimento sembrano simili a quelli della pecora delle prime scene, ma a separarli c’è la fede, la dedizione ad una tradizione, e l’umano, pur tendendo al divino, si separa nettamente dall’animale.
Come raccontare il silenzio
Nulla spezza il silenzio che scandisce ogni fase delle giornate delle monache protagoniste, neanche la morte di Papa Francesco, che seguono appunto in TV, per la quale soffrono, ovviamente, ma senza che tale sofferenza interferisca con quello che è ormai un compito, una partecipazione svolta dietro le quinte del grande palcoscenico ecclesiastico, ma fondamentale. Neanche il belato dei due agnelli distrae le donne dal loro obiettivo, che si ripete, in continuazione, che viene fissato, in un documentario che fa luce su qualcosa di incredibile, e al tempo stesso, normale.
Il regista vive dall’interno questa ritualità, dove le stagioni si alternano e gli agnelli crescono sotto gli occhi delle suore, alcune più distaccate e altre materne nei loro confronti. Agnus Dei è un’opera che mostra allo spettatore una realtà celata, che proviene dal passato, che appare slegata dal presente, addirittura in conflitto con esso, e la mostra riuscendo ad attraversarla, realizzando un’equilibrata lettura di una distanza incolmabile, che si pone tra il credere e il non credere.
Info
Prodotto da Olivia Musini e Giovanna Nicolai per Cinemaundici, in collaborazione con Rai Cinema, Agnus Dei è distribuito da Kinèa Distribuzioni, realtà indipendente attiva nella promozione del cinema documentario. Il film verrà proiettato il 20 maggio a Brescia al Nuovo Cinema Eden e il 21 maggio all’Istituto delle Monache Camaldolesi a Roma. Sarà poi a Beldocs presentato dall’Istituto Italiano di Cultura di Belgrado.
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