Leonardo Sbaraglia in Amarga Navidad di Pedro Almodóvar (c) El Deseo - Foto di Iglesias Más
Leonardo Sbaraglia in Amarga Navidad di Pedro Almodóvar (c) El Deseo - Foto di Iglesias Más

No, non è solo una sensazione, Amarga Navidad è il racconto che si ripete nella vita e nel processo creativo di Pedro Almodóvar. E se, guardandolo, è impossibile non pensare al meraviglioso Dolor y Gloria, a tratti si riconoscono anche Madres Paralelas e La stanza accanto. Pezzi di un discorso che prosegue e che si ripresenta, sempre identico e sempre diverso, ogni volta che il regista spagnolo ci permette di entrare nel suo mondo.

In concorso per la Palma d’oro a Cannes 2026, Amarga Navidad arriva nelle sale italiane il 21 maggio, a festival ancora in corso. È il 25° lungometraggio di Almodóvar, ma non si tratta di un anniversario da celebrare quanto più di un traguardo da dissezionare. Perché, come afferma il regista attraverso il suo alter ego nel film, “non importa quanto si è considerati grandi, finché un regista è vivo è in competizione con tutti gli altri”.

Amarga Navidad, un labirinto di storie

Amarga Navidad è il racconto di un film nel film. Raúl (Leonardo Sbaraglia) interpreta una versione dello stesso Almodóvar. Celebre, affermato e idolatrato dal suo pubblico, l’uomo ha trascorso gli ultimi anni in giro per il mondo a collezionare premi alla carriera, prestigio e riconoscimenti. In quanto artista, tuttavia, sente il bisogno di continuare a girare film, ma anche la pressione insostenibile di non aver altro da dire, se non nutrendosi delle storie altrui. 

In parallelo, perciò, Raúl scrive di sé attraverso il personaggio della regista Elsa (Bárbara Lennie) che a sua volta smembra le vite di chi le sta accanto, dando loro la forma dell’autofiction. Restano, in entrambi i livelli del racconto, i tumulti interiori che affiorano in superficie attraverso attacchi di panico ed emicranie, o dolori intimi di lutti insuperabili. 

Pedro Almodóvar sul set di Amarga Navidad (c) El Deseo - Foto di Iglesias Más
Pedro Almodóvar sul set di Amarga Navidad (c) El Deseo – Foto di Iglesias Más

Di cosa parla Amarga Navidad, in breve

Restando strettamente sulla trama, Amarga Navidad è ambientato in due anni diversi: il tempo presente di Raúl è il 2025 a Madrid, mentre la storia di Elsa è il 2004, durante il ponte dicembrino per la Festa della Costituzione. Elsa, che ha abbandonato il cinema dopo due film, guadagna molto bene come regista di spot pubblicitari, ma una terribile emicrania la costringe a fermarsi. Decide di trascorrere alcuni giorni a Lanzarote, lasciando il fidanzato Bonifacio (Patrick Criado) in città. 

Sull’isola l’accompagna l’amica Patricia (Victoria Luengo) e, dopo la discussione che le separa, la raggiunge Natalia (Milena Smit), che attraversa una dolorosa depressione dopo la perdita del figlio. Tutto ciò che vive Elsa è, però, il riflesso di ciò che accade nella vita reale, dove Raúl è il regista “ladro” che, per superare il blocco dello scrittore, trasfigura episodi della vita della sua assistente Mónica (Aitana Sánchez-Gijón) e del proprio compagno, Santi (Quim Gutiérrez).

La crudeltà della scrittura

Un cursore di testo che lampeggia, intermittente e spietato su una pagina vuota, è il punto di partenza e di arrivo di Amarga Navidad. È il simbolo di una crisi interiore che Pedro Almodóvar trasforma in una confessione artistica, ma è anche il modo attraverso cui il regista descrive quanto crudele possa essere l’atto della scrittura.

Raúl ed Elsa sono due figure solitarie e vampiresche, affamate di emozioni altrui. Figure isolate e distanti, con l’attenzione spesso rivolta alle pagine da scrivere più che alla vita vera da vivere. Almodóvar racchiude in pochi gesti e in poche frasi quel modo di fare che, appartenendo a entrambi, forse (o almeno in parte) appartiene anche al regista. Una sorta di auto-denuncia, di ammissione di colpa nei confronti delle persone amate e spesso ignorate, trasformate in materiale per la propria storia. 

Lo si nota ogni volta che Elsa si siede alla scrivania e inizia a ignorare il mondo intorno, anche di fronte alla bellezza quasi aliena di Lanzarote. E se ne ha la certezza nella scena madre finale, il momento del confronto fra Raúl e Monica, ma soprattutto fra Almodóvar e il suo pubblico. 

Aitana Sánchez-Gijón e Leonardo Sbaraglia in Amarga Navidad di Pedro Almodóvar (c) El Deseo - Foto di Iglesias Más
Aitana Sánchez-Gijón e Leonardo Sbaraglia in Amarga Navidad di Pedro Almodóvar (c) El Deseo – Foto di Iglesias Más

La crisi e la rivelazione

Di fronte a una bottiglia di mezcal, Raúl e Monica giocano a carte scoperte, rivelando la piena (auto)consapevolezza con cui Almodóvar ha scritto questo film. Ogni battuta pronunciata sul finale è in realtà una stoccata al pubblico. È il modo in cui Almodóvar rivela il suo gioco, dimostrando di poter persino anticipare ogni critica, conoscendo fin troppo bene i punti di forza e di debolezza di Amarga Navidad.

Almodóvar diventa così giudice di se stesso, assolvendosi con furbizia e intuizione artistica, e soprattutto restando fedele ai suoi iconici e coloratissimi melodrammi, dentro cui si muovono emozioni complesse.

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RASSEGNA PANORAMICA
Voto
8
amarga-navidad-pedro-almodovar-cannes-2026-trama-uscita-recensioneAlmodóvar gioca con se stesso, con la sua storia e i suoi film. Intelligente, ricercato. E sornione quanto basta a fare quel cinema che, mentre parla di sé, parla a tutti e tutte.