Anni da cane, Fabio Mollo, 2021 - Amazon Original Italia
Anni da cane, Fabio Mollo, 2021 - Amazon Original, Prime Video Italia

Anni da cane è il primo film originale di Prime Video Italia. Un traguardo che va celebrato, soprattutto perché, nonostante il genere teen potrebbe scoraggiarvi a primo impatto, si tratta di un esempio di cinema vivido, aderente al pubblico reale, in grado perciò di parlare a tutti e oltrepassare i limiti inscritti nelle sue premesse.

Il primo merito, per questo, va sicuramente al regista Fabio Mollo, uno degli autori più eleganti e tecnicamente capaci del cinema italiano contemporaneo. Basti solo pensare a Il Sud è niente (2013) o, soprattutto, a Il padre d’Italia (2017).

Attraverso la sensibilità del suo sguardo – e il lavoro di fotografia di Martina Cocco – i temi portanti del film acquisiscono la forma e il peso necessari per agganciarsi a un vissuto al tempo stesso collettivo e personale. Quel che racconta Anni da cane, infatti, è da un lato una storia di crescita e maturazione, come tutte le storie coming of age. Una storia di scontri, conflitti, amicizie, amori che plasmano il nostro ingresso nel mondo dell’età adulta. Dall’altro lato è la rappresentazione specifica di un trauma, che emerge attraverso gli attacchi di panico della protagonista Stella (straordinaria Aurora Giovinazzo).

Un’occasione preziosa, dunque, per parlare di salute mentale, finalmente, nel mondo adolescenziale. E per questo, una menzione speciale va a Mary Stella Brugiati e Alessandro Bosi che hanno curato la sceneggiatura.

Anni da cane, Fabio Mollo, 2021 – Amazon Original , Prime Video Italia

Una storia stratificata, tra introspezione e respingimento, tra dramma e comicità

Anni da cane è la storia di Stella che nel mese che precede il suo sedicesimo compleanno decide di stilare una lista di cose necessarie da fare prima di morire. Il classico topos della bucket list, rielaborato qui grazie all’importante sottotesto che sposta l’attenzione dalla malattia fisica al malessere psicologico. Sì, perché Stella è profondamente convinta, tanto da immaginare costantemente la sua morte, di non avere molto altro tempo da vivere. Così corre, e corre, nell’intento di assorbire tutto ciò che può, ma trascinando tutto e tutti con sé nell’occhio del suo ciclone.

L’energia, l’espressività e l’umorismo di Aurora Giovinazzo costruiscono attorno a Stella un campo gravitazionale a cui è impossibile sfuggire. E proprio per questo colpiscono più forte quando improvvisamente il dolore che aleggia silenzioso, fin dall’inizio, squarcia lo schermo e irrompe in scena. Non vogliamo fare spoiler, ma l’intera sequenza con Valerio Mastandrea sugella e ridefinisce in questo senso l’intero film, mostrando la bella intuizione e la direzione verso cui Anni da cane porta il pubblico.

È un film cioè chiaramente pensato per un pubblico giovane, ma non è un film semplice. Si prende la responsabilità di raccontare la complessità di un trauma e del lutto, attraversandolo dal punto di vista di una ragazza piena di vita, ma improvvisamente terrorizzata dalla vita stessa. Lo fa, inoltre, in modo credibile – aspetto non scontato – nel linguaggio, nei contesti sociali e identitari e persino nei tempi comici, che sono uno dei suoi punti di forza, insieme al ricco gruppo di comprimari.

Un cast in perfetta sintonia

Tra questi, naturalmente, c’è Sabrina Impacciatore, nel ruolo della madre di Stella, amorevole ma bloccata dall’incomunicabilità con la figlia, in un rapporto che oscilla tra le gag e lo scontro aperto. Isabella Mottinelli e Luca Vannuccini sono poi gli amici più stretti, complementari a Stella ma non appiattiti esclusivamente su di lei. E su Federico Cesari (già conosciuto per SKAM), infine, si costruisce la linea romantica, e non solo, di Anni da cane. Vi sembrerà inoltre di scorgere un volto particolarmente noto all’improvviso e no, non sbaglierete: è proprio il vero Achille Lauro che partecipa nei panni di se stesso in un cameo.

Non vi resta che premere play e scoprire Anni da cane su Prime Video. È disponibile dal 22 ottobre.

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Classe 1993, sono praticamente cresciuta tra Il Principe di Bel Air e le Gilmore Girls e, mentre sognavo di essere fresh come Will Smith, sono sempre stata più una timida Rory con il naso sempre fra i libri. La letteratura è il mio primo amore e il cinema quello eterno, ma la serialità televisiva è la mia ossessione. Con due lauree umanistiche, bistrattate da tutti ma a me molto care, ho imparato a reinterpretare i prodotti della nostra cultura e a spezzarne la centralità dominante attraverso gli strumenti forniti dai Cultural Studies.

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