Copertina Aparecida - Credits Mirko Visentin

Esce oggi 13 maggio 2021, edito da gran vía, Aparecida di Marta Dillon. È un’opera del 2015, dove biografia e finzione creano una fotografia frammentata di una vita, e del doloroso vuoto che la scomparsa di tale vita ha rappresentato. Dal particolare della singolarità esperienziale emerge una riflessione universale sulla maternità e sull’emancipazione dei corpi.

Aparecida-Marta Dillon-credits Mirko Visentin
Aparecida di Marta Dillon – Credits Mirko Visentin

L’opera

Marta Dillon appartiene alla quarta ondata di narrativa argentina sulla dittatura, quella prodotta dai figli di coloro che militarono nell’opposizione. Nelle loro opere, uno stile caratterizzato da parodia e umorismo dà forma a una soggettività marcata in cui memoria autentica e memoria acquisita si intrecciano.

Tuttavia è proprio questo elemento parodico a venir meno in Aparecida, che si configura come racconto intimo e lirico, dove la nostalgia per la madre si alterna ad un rispecchiamento di ruoli. Dove il giornalismo letterario si ibrida all’autobiografia/autofinzione, rendendo la contaminazione di canoni, generi e linguaggi la cifra distintiva dell’opera.

Trentaquattro anni dopo la scomparsa della madre di Marta, i suoi resti vengono ritrovati, e può avere finalmente inizio l’elaborazione del lutto. La compenetrazione tra storia e Storia è uno degli elementi caratterizzanti, così come il continuo rimbalzare tra Marta bambina, Marta adolescente e Marta adulta. Il racconto diventa espressione del processo attraverso cui Marta Taboada, la madre dell’autrice, da desaparecida diventa aparecida. E di come la trasmissione testimoniale della della memoria diventi imprescindibile per il delinearsi di genealogie mutilate dalla violenza e, ancor più profondamente, dalla scomparsa.

Aparecida si configura come una vera e propria ricostruzione dell’immagine della madre, che non può che prendere il via dal riassemblaggio, non solo metaforico, del suo corpo ritrovato.

Marta Dillon, autrice di Aparecida - Credits Sebastián Freire
Marta Dillon, autrice di Aparecida – Credits Sebastián Freire

L’autrice

Marta Dillon è una giornalista, scrittrice e attivista argentina. Con alle spalle una carriera giornalistica decennale, ha diretto il supplemento dedicato alla diversità sessuale e  di genere LGTBQ Soy del quotidiano di Buenos Aires Página/12. Dirige dal 2002 il supplemento femminista Las 12, sempre del medesimo giornale. È tra le fondatrici del collettivo militante femminista Ni una menos, che si batte contro il femminicidio e la violenza sulle donne. Inoltre, è membro di HIJOS (Hijos e Hijas por la Identidad y la Justicia contra el Olvido y el Silencio), organismo di rivendicazione dei figli e delle figlie di desaparecidos, esiliati ed ex prigionieri politici.

È dichiaratamente lesbica e sieropositiva. Proprio su questa esperienza ha scritto il libro Vivir con virus: relatos de la vita cotidiana (2004). Le sue altre opere letterarie sono: Santa Lilita. Biografía de una mujer ingobernable (2002) e Corazones cautivos. La vida en la cárcel de mujeres (2006).

Grazie a gran vía per averci fatto scoprire questa collana, diagonal, dove sono protagonisti i testi ibridi della letteratura latinoamericana.

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