Assassinio sull'Orient Express
Assassinio sull'Orient Express (Kenneth Branagh, 2017) - Credits: 20th Century Fox

Assassinio sull’Orient Express è uno tra i classici più conosciuti. Romanzo di Agatha Christie, più volte riadattato al cinema, non smette ancora di incuriosire il pubblico, nonostante il finale del giallo sia ormai risaputo. Nel 2017 è Kenneth Branagh a dirigerne ancora una versione, una storia antica in una visione moderna e sempre credibile.

Per farlo, Branagh, si è avvalso di un ricco cast, vantando nomi come Johnny Depp, Michelle Pfeiffer, Penelope Cruz, che proprio grazie alla loro risaputa notorietà posso permettersi di giocare e sperimentare nel film.

Trama

Per chi non ha mai avuto occasione di scoprire questa storia, Assassinio sull’Orient Express racconta le indagini di Hercule Poirot (Kenneth Branagh), detective che durante un viaggio sul celebre treno indaga su un misterioso omicidio.

La vittima è Samuel Ratchett (Johnny Depp), che viene trovato senza vita nel suo scompartimento in circostanze sospette e complesse da ricostruire. L’intuito di Poirot infatti deve farsi largo tra falsi indizi e depistaggi che rendono più arduo il suo lavoro.

Il finale aperto. Giustizia o coscienza?

La straordinarietà di questo film non sta tanto nello scoprire la risoluzione del noto caso, ma piuttosto di come questo passaggio venga analizzato e sciolto, all’interno della narrazione.

La sequenza finale, incentrata sul verdetto del caso, rievoca quasi l’immagine dell’Ultima cena, dove però, la figura chiamata a giudicare e qui a “intrattenere” (Gesù/Poirot), non è seduta al tavolo, ma si trova di fronte a tutti gli indiziati. Immagine che insiste sul senso di subordinazione di quest’ultimi nei confronti del detective, che sarà chiamato a decidere delle loro sorti.

Lo scenario delle montagne innevate, del tunnel alle spalle dei personaggi seduti alla lunga tavola e il treno deragliato rendono il momento del giudizio sacro, formale e quasi istituzionale, proprio come richiederebbe un’aula di tribunale.

A differenza di tutti i romanzi di Agatha Christie, così come viene riportato fedelmente nel film, il finale è aperto. Lo spazio che viene lasciato all’interpretazione, in merito alla decisione presa da Poirot, si manifesta interamente nello scambio di battute tra il detective e Pilar Estravados (Penelope Cruz):

Pilar: “Aveva detto che il suo compito era fare giustizia!”

Poirot: “E cos’è la giustizia qui?”

Pilar: “Alcune volte la legge dell’uomo non è sufficiente”

Poirot: “Ma dov’è la coscienza?”

Un finale che solleva domande più che dare risposte e che lascia il dubbio etico tra giustizia e coscienza.

Poirot è un personaggio che, dall’alto del ruolo che riveste, cerca l’esatto equilibrio tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. Ma di fronte all’atipico caso dell’Assassinio sull’Orient Express, anche l’uomo più integerrimo non sarebbe stato in grado di trovarlo.

Dove si trova il torto e dove si trova la ragione davanti a una giustizia inadempiuta di così tanti anni prima e ormai passata inosservata?

Per quanto non sia giusto avvalersi della giustizia privata, a volte essa diventa una soluzione alle lacune della Legge dell’uomo, inefficace nel sanare spaccature morali. Nonostante l’uomo sia razionale e civilizzato, radicato in un’esistenza fatta di ordine e materia grigia, in determinate circostanze, per trovare giustizia, è richiesto solo di ascoltare il cuore.

Ed è quello che fa Poirot, negli ultimi istanti del film.

Percorrendo il lungo corridoio dell’Orient Express, desolato, se ne va portando con sé la rassegnazione nei confronti di una Legge in cui la bilancia della giustizia non sempre può avere egual peso su entrambi i piatti. Perché nella vita, a volte, bisogna imparare a convivere con lo squilibrio.

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Sono il risultato di un incastro perfetto tra la razionalità della Legge e la creatività del cinema e la letteratura. La mia seconda vita è iniziata dopo aver visto, per la prima volta, “Vertigo” di Hitchcock e dopo aver letto “Le avventure di Tom Sawyer” di Mark Twain. Mi nutro di conoscenza, tramite una costante curiosità verso qualunque cosa ed il miglior modo per condividerla con gli altri è la scrittura, l’unico strumento grazie al quale mi sento sempre nel posto giusto al momento giusto.

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