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Framed Magazine Intervista Astracult.

Astracult è una realtà che prende forma da un cinema ormai chiuso. Riprendendosi la gestione degli spazi urbani per portare il cinema direttamente alle persone, i/le ragazz* del collettivo propongono ogni giovedì un film e dibattiti critici per condividere la visione ma soprattutto per avvicinarsi alla gente.

Astracult non si è mai fermato, neanche durante il lockdown (momento in cui noi di FRAMED ci siamo entrati in contatto per un’indimenticabile presentazione online con successiva visione del film a distanza).

Con l’inizio degli appuntamenti autunnali abbiamo il piacere di intervistarne i componenti, cercando di capire quanto sia urgente in un momento storico come quello attuale portare i film agli spettatori.

INTERVISTA

Come e dove nasce Astracult?

Astracult è progetto cinematografico animato da un collettivo di appassionati di cinema che ha fatto propria l’eredità del vecchio cinema Astra che si trovava in fondo a via Capraia, oggi in disuso.

L’idea nasce dalla volontà di fornire agli appassionati di cinema del quartiere, agli studenti, ai lavoratori e alle famiglie, una proposta di cinema differente da quella dei palinsesti televisivi e dei blockbuster proposti nei multisala. Da due anni ormai, ogni giovedì, offre proiezioni gratuite e aperte a tutti e tutte, a cui fanno da contorno dibattiti e presentazioni, spesso ad opera di registi, attori, lavoratori del settore cinematografico, giornalisti o semplici appassionati. In un momento in cui le sale cinematografiche vanno incontro ad una progressiva desertificazione, Astracult, controcorrente, propone la proiezione come esperienza collettiva e plurale.

È più importante portare il cinema alle persone o le persone al cinema? Anche in riferimento al costante lavoro che avete portato avanti in tempo di lockdown.

Martina: Portare il cinema alle persone e portare le persone al cinema è un po’ la stessa cosa nella misura in cui immaginiamo il cinema come un momento di condivisione e non come un culto feticista e individuale. Di sicuro l’aspetto della rilocazione dell’audiovisivo nelle varie forme e nei diversi dispositivi si sta verificando già da tempo: lo profetizzavano già i vari critici negli anni Ottanta con l’avvento dell’home video, adesso si tratta di una realtà inesorabile con la diffusione delle piattaforme streaming.

La pandemia ha sicuramente dato un ultimo scossone, ce lo dimostra la non riapertura di molte sale, tra cui anche l’ultimo baluardo rimasto nel nostro quartiere, l’Antares. Ma se possiamo accettare che la fruizione stia mano mano cambiando, soprattutto per l’accezione corrente di sala cinematografica che corrisponde tendenzialmente a quella di multisala con proposte omologate e ristrette, ciò che ci interessa veramente preservare è la condivisione dei film. L’elaborazione con le altre persone ti dà sempre qualcosa in più, ti espone alle “critiche” in un certo senso.

Luigi: Consideriamo la proiezione come un momento di condivisione, e quindi ci interessa il momento di fruizione collettiva del prodotto, e non tanto il prodotto cinematografico in sé, o almeno non solo quello. Se poi guardiamo a quello che facciamo, direi che portiamo il cinema alle persone, letteralmente! Come quando organizziamo proiezioni dentro ai lotti popolari del Tufello. Di fatto stiamo portando il cinema dentro casa delle persone.

Una delle serate organizzate dal collettivo Astracult.

Come scegliete i film? In base ai vostri gusti o per scelte tematiche di discussione?

Elisa: Diciamo che optiamo per entrambe le opzioni. Nella maggior parte dei casi si tratta di proposte individuali di film che ci piacciono e che non vediamo l’ora di far vedere a tutt* e discuterne insieme, o almeno per me è così. Altrimenti durante le nostre caotiche assemblee decidiamo in base a tematiche o rispondiamo a proposte che ci vengono fatte dall’esterno, ad esempio capita a volte che qualcun* ci scriva per proporci un film o un documentario: noi poi ne discutiamo e valutiamo se proporlo o meno.

Sofia: Per quanto mi riguarda io non ho mai scelto un film, mi affido alle mie compagne e ai miei compagni che scelgono con tanto zelo e passione. Però di solito il criterio è in base a cosa ci appassiona o ci piace, oppure abbiamo un ospite che ci interessa e da quello decidiamo un film. Può capitare anche che un esterno faccia una proposta.

Che rapporto vive Astracult con il Tufello? Ovvero, quanto è importante per voi “lo spazio” in cui proiettare film?

Luigi: Per me tanto, infatti è stato sofferto in questi anni il non poter tornare ad Astra a causa della pandemia e non poter usufruire degli spazi che usavamo prima. Nonostante questo, non ci siamo fermati. Le cose sono frutto di una geografia e delle persone che vi si muovono dentro. Per forza di cose quindi cambiando una delle due cose cambia il risultato ottenuto.

Martina: Secondo me è centrale, perché è lo spazio che crea delle domande. Ce lo dimostra il fatto che per un anno e passa lo spazio che utilizzavamo per il nostro cinema è stato usato per la distribuzione alimentare, che era nettamente prioritaria rispetto ai film, quindi è decisamente il luogo a porre le sue necessità.

Elisa: Non so se Astracult sarebbe nato se non fosse stato al Tufello!

Un personaggio che vorreste assolutamente alle vostre presentazioni?

Martina: Vorrei Asia Argento per tantissimi motivi. È un’attrice molto sottovalutata, in realtà una diva italiana. È stata anche regista, un’artista plurale e poi è una persona che potrebbe essere vicina a noi anche sotto un aspetto politico. Ha anche una bella cultura cinematografica e musicale, una personalità notevole: insomma la vorrei proprio anche solo per chiacchierare con noi.

Luigi: Io vorrei Aki Kaurismaki perché vorrei vederlo fare quel balletto che ha fatto a Cannes (www.youtube.com/watch?v=Vcs3sottHm4).

Sofia: A me piacerebbe che riuscissimo invece a parlare anche con le generazioni di adolescenti, soprattutto per ricevere diversi input. Quindi più che un personaggio vorrei far venire i/le ragazz* del Tufello il giovedì sera!

Due film che vorreste proiettare solo per vedere che effetto hanno sugli spettatori

Elisa: Vado sul trash e dico 964 Pinocchio di Shozin Fukui e Cannibal Holocaust di Deodato.

Martina: Ozu, qualsiasi film, come mossa provocatoria. Sebbene venga percepito come una realtà distante, secondo me con un po’ di esercizio è davvero accessibile a chiunque, come qualsiasi film (ovviamente in relazione al gusto personale che è una variabile importante).

Consigliateci un film a testa visto nell’ultimo anno

Sofia: Lacci di Daniele Luchetti o Ema di Larraìn.

Elisa: Shiva Baby di Emma Seligman!

Martina: Marx può aspettare di Bellocchio.

Luigi: The Man Who Surprised Everyone di Aleksey Chupov e Natasha Merkulovav.

Ringraziamo i componenti di Astracult che hanno risposto alle nostre domande, che sono Elisa, 26 anni, dottoranda in Scienze politiche e appassionata di horror, film svedesi e Mean girls. Martina, 24 anni, studiosa di filologia che sogna il grande cinema. Luigi, 30 anni, eminente linguista e carpentiere occasionale. Sofia, 23 anni, futura chimica e cinefila amatoriale.

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Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.

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