Emanuele Bucci

Gettato nel mondo (più precisamente a Roma, da cui non sono tuttora fuggito) nel 1992. Segnato in (fin troppo) tenera età dalla lettura di “Watchmen”, dall’ascolto di Gaber e dal cinema di gente come Lynch, De Palma e Petri, mi sono laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (2014) e in Editoria e Scrittura (2018), con sommo sprezzo di ogni solida prospettiva occupazionale. Principali interessi: film (serie-tv comprese), letteratura (anche da modesto e molesto autore), distopie, allegorie, attivismo politico-culturale. Peggior vizio: leggere i prodotti artistici (quali che siano) alla luce del contesto sociale passato e presente, nella convinzione, per dirla con l’ultimo Pasolini, che «non c’è niente che non sia politica». Maggiore ossessione: l’opera di Pasolini, appunto.

Bus 47, una fermata contro l’ingiustizia – Recensione

Vincitore di cinque premi Goya, tra cui miglior film, il lungometraggio di Marcel Barrena racconta una Barcellona di lotte, identità e rivendicazioni

Squid Game 2: un nuovo gioco, per rompere il sistema – Recensione

L'allegoria politica della serie Netflix sudcoreana si fa ancora più complessa e attuale, nonostante il paragone inevitabile con la prima stagione

Chi ha incastrato Roger Rabbit – Quando Robert Zemeckis ci portò a Cartoonia

Chi ha incastrato Roger Rabbit è il capolavoro nato dall’incontro fra Zemeckis, il romanzo di Gary Wolf e le case produttrici Touchstone e Amblin

L’orchestra stonata – Una commedia e la musica (imperfetta) della vita

Una riflessione dolceamara, tra ironia e dramma, che riflette anche sui difetti di una società classista e capitalista

Tre scoperte dalla Festa del cinema di Roma 2024

Fuori dal palmarès e senza star a favorirne la risonanza, ecco tre titoli preziosi che forse avete perso di vista durante il festival romano

La misura del dubbio – Daniel Auteuil e quel sottile filo tra innocenza e colpevolezza

La misura del dubbio è il nuovo legal drama venato di noir di Daniel Auteuil (presentato a Cannes 2024, e ora nelle sale italiane)

The Boys 4 – L’apocalisse dell’America nell’allegoria definitiva dell’era trumpiana

Una stagione che ruota attorno al Patriota di Antony Starr, introduce nuovi, attualissimi, personaggi e somiglia sempre di più a un presente distopico

C’era una volta in Bhutan | Deporre le armi per aprirsi al futuro

Si può essere felici anche senza tv, internet e senza quella che in Occidente chiamiamo democrazia? C’era una volta in Bhutan pone la domanda

Emanuele Bucci

Gettato nel mondo (più precisamente a Roma, da cui non sono tuttora fuggito) nel 1992. Segnato in (fin troppo) tenera età dalla lettura di “Watchmen”, dall’ascolto di Gaber e dal cinema di gente come Lynch, De Palma e Petri, mi sono laureato in Letteratura Musica e Spettacolo (2014) e in Editoria e Scrittura (2018), con sommo sprezzo di ogni solida prospettiva occupazionale. Principali interessi: film (serie-tv comprese), letteratura (anche da modesto e molesto autore), distopie, allegorie, attivismo politico-culturale. Peggior vizio: leggere i prodotti artistici (quali che siano) alla luce del contesto sociale passato e presente, nella convinzione, per dirla con l’ultimo Pasolini, che «non c’è niente che non sia politica». Maggiore ossessione: l’opera di Pasolini, appunto.