BARBER RING di Alessio Di Cosimo
BARBER RING di Alessio Di Cosimo

Dovendo parlare di un film del Biografilm Festival, vorrei fare un po’ di (auto)biografismo [possibilmente finzionale].

Il Biografilm Festival di Bologna infatti è un festival – giunto quest’anno alla 18esima edizione – nato per celebrare le vite delle persone, le biografie, e in questo filone, è stato il primo al mondo e resta, al momento, unico. Per questo è forse giusto cominciare con un “mi ricordo, sì, io mi ricordo” o forse un “io la conoscevo bene,” o forse anche altro, tipo “no, tu no” [e nemmeno io].

Barber Ring è l’anteprima mondiale del pomeriggio del secondo giorno di festival. Scritto e diretto da Alessio Di Cosimo, concorre come evento speciale nella sezione Tutta un’altra storia Award, che viene assegnato da una giuria speciale: è composta infatti da minorenni (un Giffoni con qualche complessità in più) dell’Istituto Penale per Minorenni “Pietro Siciliani” di Bologna.

Mi ricordo quando i riformatori hanno cambiato nome, restando riformatori, era il 1988. Adesso si chiamano carceri minorili, e sono più o meno gli stessi luoghi. Chi ha meno di 14 anni però non può più essere perseguito (o perseguitato?) a norma di legge, anche se si rimane in carcere minorile fino ai 25 anni se la pena comminata prevede tanti anni di detenzione; poi si passa al carcere “normale”.

Barber Ring

Barber Ring non parla di carcere minorile, ma di un ragazzo che ne ha viste e vissute tante. È un piccolo film, una piccola storia. Per chi è capace di prestare orecchio, come gli americani dicano debbano fare i giornalisti – per cui la qualità principale sarebbe appunto l’orecchio, l’ascolto, la curiosità – e forse anche i registi: una storia comune. Di Cosimo per altro, non cerca di renderla eccezionale, né cerca di rendersi eccezionale Manuel, il protagonista, di professione insegnante e in secondo luogo pugile-barbiere.

Dall’interno di un fabbricato industriale dall’aria dismessa, senza niente intorno, vediamo Manuel che ci racconta la sua storia seduto tranquillamente su una comoda poltroncina, come se fosse nel salotto di casa.

È nato in una casa occupata, poi alla famiglia è stata assegnato un alloggio popolare, e poi sono iniziati i guai, familiari, personali, sociali. Una possibile via di fuga nel pugilato: un cammino alla fine interrotto, troppi pochi guadagni e molti rischi. Un cambio di vita: instradato dalla sorella alla carriera di barbiere. I primi soldi, il successo, lo studio duro e costante, i risparmi in vista di un progetto ulteriore.

Manuel sorride mentre parla delle sue (dis)avventure, sembra le abbia potute esorcizzare proprio grazie ad un atteggiamento zen davvero invidiabile, dando l’impressione di averle superate. Ora è in effetti un imprenditore/insegnante di successo, con un suo negozio, una sua scuola, una sua palestra, tanti allievi, un buon numero di dipendenti.

Ma non vorrei spoilerare tutta la storia, vi basti sapere che Manuel è riuscito alla fine a combinare le sue due passioni, pugilato e arte del taglio di barba e capelli, e farne una cosa utile e redditizia. Bravò.

Forse solo un punto potrei spoilerare, che è probabilmente il trait d’union delle opere di Di Cosimo e la capacità dei suoi protagonisti, in questo caso Manuel, ovvero di usare la dolcezza come risoluzione finale. Questa vita ferita, violenta, che ora sa usare delle armi – delle lame affilate, le forbici e la lametta del barbiere – per produrre bellezza, in modo inoffensivo. Restando comunque in posizione difensiva, c’est la vie, ma via via sempre meno. Manuel ha infatti raggiunto un importante obiettivo, e noi di Framed gli auguriamo tutto il meglio!

BARBER RING di Alessio Di Cosimo

Il regista

Barber Ring uscirà nelle sale tradizionali il 22 settembre, ma è probabile che giri altri festival durante l’estate, quindi attenzione al vari calendari!

Alessio Di Cosimo è un regista sensibile ai temi della marginalità sociale, ed era stato premiato ai Nastri D’Argento nel 2019 per il suo cortometraggio Per sempre, con protagonista un “bianco” Lou Castel, che per tutti sarà sempre il ragazzo de I pugni in tasca di Marco Bellocchio (1965). Descrivendo il progetto durante la premiazione dei Nastri d’Argento Di Cosimo si diceva sbalordito dalla disponibilità di Castel, per un film dopotutto “minore”. Anche Per sempre aveva come tema un conflitto con sé stessi e la società, in questo caso riguardo alla solitudine e alla paura di morire e invecchiare soli. Lou Castel li incarnava con rara onestà.

Al momento Di Cosimo sta lavorando sul suo primo progetto di fiction, con un film di cui firmerà ancora anche la sceneggiatura, produzione Rai Cinema.

Invece il Biografilm entrerà nel vivo, nei prossimi giorni, per terminare il prossimo lunedì, 20 giugno.

In programmazione, per chi sarà a Bologna, quasi cento film. Per chi invece non è a Bologna, la piattaforma MUBI ha pensato una selezione speciale di opere biografiche e MyMovies propone una selezione di film in streaming.

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Al cinema come nella vita non credo esistano cattive storie, ma solo storie raccontate male, per questo preferisco ormai la rarefazione dei linguaggi, la sperimentazione, la visionarietà. Sarei felice che la video-arte entrasse nelle multisale, magari passando per Bill Viola e Studio Azzurro. Nel cinema europeo il mio epitome è Fassbinder, nel cinema USA mi hanno conquistato i road movies (e Wenders). Se dovessi descrivermi in una parola direi… una parola forse non è abbastanza. Blu.

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