©BiZed Photozines
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BiZed è un esperimento microeditoriale che nasce nel 2017 e ho avuto il piacere di intervistare i due fondatori per capire quanto sia importante oggi continuare a veicolare arte e fotografia attraverso il formato fanzine.

INTERVISTA

Innanzitutto, chi c’è dietro a BiZed Photozines?

BiZed Photozines esiste per la volontà congiunta di Matias Biglieri e Michela Zedda. Le prime sillabe dei nostri cognomi formano la prima parte del nome; la seconda è quello che produciamo, cioè fanzine fotografiche.

Da dove nasce il vostro legame con il mondo delle fanzine fotografiche?

Entrambi siamo fotografi di formazione, e ci siamo conosciuti quando abbiamo partecipato con i nostri lavori all’edizione del 2013 del Festival Occhi Rossi. Occhi Rossi promuoveva la fotografia in contesti autogestiti e diffusi sul territorio.

Qualche anno dopo, nel 2016, parte degli organizzatori di Occhi Rossi hanno dato vita a Funzilla Fest, interamente dedicato alle fanzine fotografiche. Conoscevamo già le fanzine legate a sottoculture in ambito musicale e letterario, ma era la prima volta che ne vedevamo così tante e così diverse a tema fotografico. Durante quel Funzilla abbiamo partecipato ad un workshop di due giorni su come creare una photozine, dallo scatto all’editing fino alla stampa. Una volta imparata l’arte era tempo di applicarla, e al Funzilla dell’anno successivo abbiamo partecipato da espositori con la nostra neonata etichetta BiZed.

©FunzillaFest

La vostra definizione di Fanzine, come se lo stesse spiegando a qualcuno che non ne ha mai sentito parlare

Una fanzine è una pubblicazione autoprodotta, in tiratura limitata e con poche pagine, distribuita in maniera diretta dalle persone che la producono – e che lo fanno per passione, non per professione. Il costo di solito è molto basso, perché la diffusione del materiale è prioritaria rispetto al profitto. I contenuti sono molto vari e coincidono con tutti gli argomenti a cui è umanamente possibile appassionarsi: letteratura, cinema, musica, fumetti, controculture, sport e così via.

Le fanzine fotografiche, in particolare, privilegiano la comunicazione visiva su quella verbale: i testi sono brevi o assenti, le foto sono organizzate su un tema centrale esposto dal titolo. Spesso sono lavori molto personali, primi editing in attesa di trovare una forma compiuta, esperimenti su come far interagire carta e immagini; in generale hanno forma più libera rispetto ai libri fotografici.

Quando parlate di fotografia come “mezzo di fruizione orizzontale” cosa intendete?

Attraverso una fanzine fotografica è possibile abbattere le barriere di quello che possiamo definire spazio espositivo tradizionale. Chi sfoglia la fanzine ha la possibilità di toccare con mano il nostro lavoro e relazionarsi in maniera diretta sia con il progetto che con noi. Per noi è fondamentale accompagnare questa esperienza ad eventi come il Funzilla, in cui è possibile confrontarsi e dialogare direttamente con chi fruisce il tuo lavoro. La parte più brutta di fare una fanzine è sicuramente andare a spedire un pacco alla posta.

Quanto è significativo il processo manuale per il risultato finale? 

Il processo manuale, inteso come l’essere presenti nella quasi totalità del ciclo produttivo di una fanzine, è molto importante per due motivi. Il primo è il controllo su quello che stai facendo, creando così un legame autentico tra l’idea che c’era all’inizio e il risultato finale. Il secondo è di tipo etico economico: essere presenti significa investire tempo e contemporaneamente avere la possibilità di abbassare i costi di produzione, rendendo ancora più fruibile il prodotto che creiamo. Il processo manuale inteso come “artigianalità” della produzione di una fanzine è altrettanto importante. In ogni fase, anche le più astratte come l’editing e l’impaginazione, utilizziamo dei menabò cartacei che ci diano un’idea della resa finale del lavoro che stiamo assemblando.

©BiZed Photozines

Parlatemi di SHV-SHP vol.1 e vol.2

SHV-SHP è una fanzine dedicata al mondo della musica “sotterranea” e dei concerti in contesti autogestiti. L’acronimo si rifà a “Se ho vinto se ho perso”, disco dei Kina, storica band punk italiana. Ci piaceva inserire questo rimando perché secondo noi la frase “non mi chiedere se ho vinto se ho perso” incarna alla perfezione quell’incertezza, che – vissuta in maniera positiva – ti spinge a portare avanti le tue passioni nonostante tutto, senza concentrarti troppo sul punto di arrivo o di partenza. I due volumi hanno due periodi di riferimento diversi: il volume 1 analizza il periodo che va dal 2010 al 2019, il volume due quello tra il 2000 al 2009.

La zine è nata dalla collaborazione con Inferno Store che è stato un negozio di dischi molto importante nella scena romana DIY. Prima di questo però quello che ci lega a loro è un grande rapporto di amicizia. Purtroppo a gennaio Claudia, fondatrice di Inferno Store, è venuta a mancare, lasciando dietro di sé un grande vuoto. Con Martina, la co-fondatrice di Inferno Store, abbiamo deciso comunque di continuare questo progetto. Per Claudia e per portare avanti un pezzo di quello che era la sua vita: il mondo della musica, le sottoculture, i dischi e i concerti, e la fotografia ovviamente. Claudia aveva deciso di partecipare e nel vol. 2 ci sono quattro sue foto.

SHV-SHP è una fanzine collettiva che nasce da una call for photographers, per cercare di allargare il più possibile il nostro raggio d’azione. Nel corso di questi due volumi hanno risposto alla call quasi trenta fotografe e fotografi da tutta Italia ed è stato molto bello poter lavorare con così tante persone, spesso sconosciute ma allo stesso tempo perfettamente inclini allo spirito della zine. Questo ci ha permesso di espandere la nostra visione sul tema, ma anche di innescare una rete fitta di fruitori che hanno mantenuto vivo l’interesse nei confronti del progetto, dandoci la forza di continuare anche nei momenti più bui. Di questi due volumi siamo riusciti a stampare 150 copie del volume 1 (divise in tre stampe) e 100 del volume 2.

©BiZed Photozines

State lavorando al momento su altri progetti?

Abbiamo appena lanciato la call per il terzo volume di SHV-SHP con il tema “NO STAGE / BEST STAGE!“, dove abbiamo deciso di restringere ancora di più il campo. Siamo alla ricerca di concerti in cui non esiste palco e la distanza tra pubblico e band è totalmente annullata.

Martina è riuscita a sintetizzare al meglio il concetto di concerto senza palco: “NO STAGE è un approccio, uno status mentale prima che formale, legato a doppio filo con la mentalità DIY in cui a essere cruciale per la buona riuscita della serata non è solo la partecipazione collettiva, ma anche la disponibilità collettiva a scambiarsi i ruoli, mettersi in gioco e in discussione, senza che nessuno da nessun palco ti chiami a farlo, in un flusso naturale di sguardi che si trovano alla stessa altezza: quelli di chi canta, di chi suona, di chi balla, di chi poga. E, naturalmente, di chi fotografa.”

Si può partecipare fino al 31 gennaio 2022 e speriamo, se la situazione globale ce lo permetterà, di riuscire a far girare la fanzine organizzando delle presentazioni in giro per lo stivale. In questi due anni sono arrivate spesso richieste di presentazioni e speriamo che questo sia l’anno buono.

©Stefano Belacchi

Al di là della coproduzione di SHV-SHP abbiamo avuto un paio di proposte che ci piacerebbe approfondire ma in questo momento siamo in una fase ancora embrionale. Di certo vorremo far uscire qualcosa di nostro nel 2022, per il quinto compleanno di BiZed.

Quanto è importante lavorare a progetti di fanzine in merito al rapporto con la contemporaneità?

Le fanzine spesso sono uno spaccato di mondi e realtà lontani da riflettori ed algoritmi. La loro accessibilità, la profonda libertà che ruota attorno ai loro processi creativi sono fondamentali nell’analisi del contemporaneo. Il loro legame con il concreto ed il materico ci ricongiunge con il mondo affettivo dei gesti fisici: mettere su un disco, conservare il biglietto di un concerto, leggere un libro. Essenziali nel vivere quotidiano, soprattutto in questi anni di pandemia.

Se volete approfondire il mondo delle fanzine trovate qui un approfondimento. Qui invece il sito ufficiale di BiZed Photozines.

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Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.

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