Tre voci che dialogano a ritmo sostenuto in un vortice di solitudine che sprigiona in condivisione. Rara, vera, profonda. Così come la notte che accoglie l’incontro tra un padre e due figli.

Blue Thunder, spettacolo in streaming fino a stasera sul sito di Trend, festival di teatro britannico a cura di Rodolfo di Giammarco, esplora i meandri della condizione maschile mettendo a nudo fragilità e incomprensioni fra i tre personaggi, interpretati da Marco Cavalcoli, Mauro Lamanna (che cura anche la regia) e Gianmarco Saurino.

Teatro spoglio, scenografia praticamente assente, luci che a tratti quasi accecano gli attori e che rivelano la dimensione “fittizia” del fatto teatrale, che non accade ma viene ricreato appositamente per le riprese che ne sottolineano pregi e (inesorabilmente) anche difetti. Qualche telecamera in meno e qualche cambio di luce in più avrebbero sicuramente giovato ad una pièce che, soprattutto grazie alla bravura degli attori e alla sinergia tra loro creata, regala momenti ricchi di pathos e variazioni di registro che ora stupiscono, ora emozionano.

Mauro Lamanna, Gianmarco Saurino e Marco Cavalcoli in Blue Thunder

Tre uomini ed un unico flusso di coscienza

Il giovane drammaturgo Padraic Walsh dipinge una storia introspettiva e complessa, che scarnifica l’architettura di una famiglia di un piccolo paesino irlandese attraverso il dialogo veicolato dalle tre voci maschili che ne fanno parte.

Brian (il bravissimo Marco Cavalcoli) e il suo taxi ospitano i due figli ubriachi, insieme per una notte di baldoria dopo tanto tempo, ed è come un’epifania inaspettata. Pian piano le barriere dell’orgoglio e dell’autodifesa si abbassano, rivelando segreti e verità taciute.

In famiglia ci si dovrebbe sentire amati, e per questo compresi nonostante le differenze caratteriali e le scelte di vita personali. Eppure il nucleo familiare, quel focolare domestico caldo e protetto, a volte nasconde la vera essenza di coloro che ne fanno parte, timorosi di aprirsi con le persone amate per paura di deluderle, o peggio ancora di essere giudicati.

Il “tuono blu” che squarcia la notte fratturando le esistenze dei tre personaggi in un prima e un dopo il confronto genera nuovi equilibri, in un finale aperto che non svela di che colore sarà l’alba di domani.

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Nata nella terra dove il fuoco dell’Etna incontra il limpido Mar Mediterraneo, l’arte è da sempre la mia passione, in tutte le sue declinazioni. Da piccola mi piaceva leggere, guardare film di ogni genere, scrivere racconti e poesie, girare per musei, ma è solo varcando per la prima volta la porta di un teatro che ho capito la mia vocazione. “Crescendo e cercando”, ho scelto di frequentare il corso di laurea in scienze della comunicazione. Nel frattempo il teatro mi ha nutrito e ha occupato tutto il mio tempo libero. Decisi di fruirne a 360 gradi, non solo “facendolo” studiando in un’accademia e portando in giro per l’Italia spettacoli con diverse compagnie, ma anche vedendolo, vivendolo da spettatrice e, con il tempo, da redattrice. Finita la triennale non ebbi dubbi: emigrai in quel di Bologna per specializzarmi al Dams e iniziai a collaborare con diverse testate giornalistiche, venendo ospitata in vari festival e convegni. L’arte cambia con la società e ci si specchia dentro. Il teatro ne coglie gli umori, e li trasferisce al pubblico nel celeberrimo qui e ora che non teme (perché non ha) paragoni con nient’altro.

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