
Presentato nella sezione in Concorso a Venezia 83, Bunker è il nuovo lungometraggio diretto da Florian Zeller (che 4 anni fa aveva portato al Lido il suo The Son) che vede nel cast nomi di eccezione, come Penélope Cruz, Javier Bardem, Paul Dano, Stephen Graham e Patrick Schwarzenegger.
Il lungometraggio racconta la storia di Sofia (Penélope Cruz) e Miguel Moreno (Javier Bardem), una coppia sposata da diciassette anni, il cui matrimonio comincia a essere messo in discussione dopo che un miliardario magnate della tecnologia chiede a Miguel, che fa l’architetto, di costruire un bunker per la sua sopravvivenza.

Tra realtà e finzione: qual è il vero bunker?
Come anticipato già dal titolo, il nuovo lungometraggio di Florian Zeller ha al centro del suo racconto la costruzione di un bunker, in special modo come questo finisca per diventare non solo un rifugio da una minaccia esterna, ma soprattutto una metafora emotiva e morale. Come dichiarato in conferenza stampa, Zeller ha lavorato sul confine che esiste tra realtà e finzione, scegliendo di indagare l’autenticità dei legami umani, in special modo quelli di una coppia. Non è un caso, infatti, che gli attori protagonisti siano Penélope Cruz e Javier Bardem, che fanno coppia anche nella vita reale.
Altro tema cardine emerso durante la conferenza è quello della paura e dell’isolamento. Zeller ha infatti dichiarato: «La paura è stata il vero punto di inizio. Tutti siamo tentati di vivere in un bunker invisibile e il mondo in cui viviamo è quello delle illusioni, in cui sembra che gli altri esseri umani non servano più e il mondo non sia più da esplorare. Miguel (il personaggio di Bardem) viene attirato dal progetto, ma non si domanda il senso ultimo del progetto».

Bunker è un’opera moderna, capace di raccontare non solo un matrimonio che per la prima volta affronta un dilemma etico, ma anche l’isolamento contemporaneo e il rischio di perdere i legami umani. Il bunker diventa anche una metafora del modo in cui costruiamo barriere intorno a noi: un rifugio che promette protezione ma rischia di trasformarsi in prigione. Come affermato da Javier Bardem: «Dobbiamo connetterci con gli altri, con i loro bisogni e dolori. È una cosa difficile perché bisogna sacrificare molto, per questo ci creiamo dei bunker. La moralità rischia però di venire a mancare se non si lavora sul legame fisico».
Il lungometraggio di Florian Zeller, prossimamente al cinema con Notorious Pictures in Italia, è uno dei film che ha ottenuto una delle più lunghe standing ovation dopo la prima in Sala Grande: 15 minuti e mezzo.
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