Timothée Chalamet in Marty Supreme. Courtesy of A24, I Wonder Pictures
Timothée Chalamet in Marty Supreme. Courtesy of A24, I Wonder Pictures

A poco più di 24 ore dalla cerimonia degli Oscar, la gara per il miglior attore protagonista è ancora aperta. I pronostici non sono però ormai in favore di Timothée Chalamet. Il motivo, o meglio il pretesto, sembra essere stata una frase infelice pronunciata durante un video podcast di Variety insieme a Matthew McConaughey. Anche se l’intera campagna Oscar di Marty Supreme si è di fatto interrotta, in sordina, a fine gennaio nel momento in cui è emerso lo scandalo a sfondo sessuale che ha portato alla separazione artistica e personale dei registi Josh e Ben Safdie.

La polemica: cosa ha detto Chalamet su opera e balletto

Il dialogo fra Chalamet e McConaughey, pubblicato da Variety il 24 febbraio, quindi ancora durante il voto degli Oscar (concluso il 5 marzo) è diventato virale solo negli ultimi giorni. Parlando, in particolare, del ruolo della sala nella sopravvivenza del cinema, Chalamet ha aggiunto: «Non voglio lavorare nel balletto classico o nell’Opera, cose che devi impegnarti a tenere vive, anche se nessuno se ne cura. Con tutto il rispetto per chi lavora nel balletto e nell’opera». E sì, anche la sorella e la madre di Chalamet, come è stato fatto notare, fanno parte di quella categoria di persone.

Il video è disponibile su YouTube dal minuto 49:55 – Qui.

Il senso del suo discorso, nonostante la problematica scelta di parole, è ben comprensibile: se già il cinema, che è supportato da un’industria miliardaria, è in crisi tale da portare gli autori a invitare – a volte supplicare – il pubblico a guardare i film in sala e non in streaming, le arti pure – che spesso sopravvivono grazie a fondi pubblici – sono in un pericolo ancora più grave e serio. Non è vero, tuttavia, che ormai non interessa a nessuno. Lo si è notato anche dalla reazione dei teatri lirici di tutto il mondo, che hanno risposto a Chalamet sottolineando i loro sold out e giocando con un’ironica campagna marketing contro le sue esternazioni.

Ma cosa spinge un ragazzo di New York, cuore del teatro musicale statunitense, cresciuto da theatre kid con l’arte in casa, a scivolare su una cosa simile?

La Chalamet-fatigue e gli effetti collaterali di una campagna marketing eccessiva

La prima risposta a questa domanda è anche la più irritante: forse Chalametindossa ancora la maschera di Marty Mauser, il personaggio arrogante, ignorante e manipolatore che interpreta in Marty Supreme. Il problema è che il pubblico non ne può più. L’attenzione intorno al film di Josh Safdie, in fondo, è stata generata proprio dall’assillante campagna marketing portata avanti dal protagonista: dalla finta riunione zoom alla pubblicità su un dirigibile, fino alle felpe personalizzate, allo spot dalla cima della Sphere di Las Vegas e al featuring con il rapper EsDeeKid, con cui Chalamet è stato brevemente scambiato poco prima dell’uscita in sala del film, in un momento di sovraesposizione dell’attore che di fatto era ovunque, soprattutto online.

La seconda risposta, quella che probabilmente infastidisce di più i fan, è l’idea che Timothée Chalamet sia più simile a Marty Mauser che a Elio di Chiamami col tuo nome. L’errore è tutto nostro, il pubblico, per avergli attribuito una sofisticatezza che non gli appartiene e una cultura che non ha. Altrimenti avrebbe saputo rispondere anche alla battuta sui capelli di Sansone fatta da Emma Thompson durante il Graham Norton Show lo scorso dicembre. Il leggero imbarazzo nell’ammettere di non avere idea di che cosa si stesse parlando è forse il primo momento in cui sui social si è iniziata a sentire la “Chalamet-fatigue”. Ovvero una certa stanchezza e saturazione nei confronti dell’attore.

Una questione di immagine

Forse davvero tutto il potere di Chalamet era nei suoi boccoli ribelli, come alludeva Emma Thompson parlando di Sansone. È evidente comunque che un aspetto da non sottovalutare è proprio la sua immagine. Da quando ha ufficializzato la relazione con Kylie Jenner, infatti, Chalamet ha scelto di mostrarsi in uno stile più eteronormato e molto più maschile. Si è allineato alle aspettative di genere che, in realtà, in precedenza ha sempre sfidato attraverso i suoi outfit audaci, creativi e gender fluid. Così facendo ha perso parte del fascino che lo rendeva riconoscibile nell’industria.

In alcuni casi, inseguendo un’immagine stereotipata di virilità, ha persino oltrepassato un limite pericoloso per la sua reputazione, ma che in pochi hanno colto da questa parte dell’Oceano. Da sempre vicino alla cultura hip hop (è anche una delle voci dell’esperimento animato di Kid Cudi, Entergalactic), ha iniziato prima per gioco e poi sempre più in occasioni pubbliche, a mimare lo slang del rap nero e ad assorbire e imitare atteggiamenti di solito attribuiti alla cultura afroamericana. È sufficiente capitare nella nicchia social giusta per scoprire un’intera comunità nera online che, proprio per questo, ha iniziato a provare una profonda antipatia nei suoi confronti, arrivando ad attribuirgli l’insulto “wig*a”.

Timothée Chalamet (Jimmy) in Entergalactic. Cr. COURTESY OF NETFLIX (c) 2022
Timothée Chalamet (Jimmy) in Entergalactic. Cr. COURTESY OF NETFLIX (c) 2022

È stato dunque un insieme di diversi fattori che ha generato l’attuale situazione in cui, dopo aver iniziato la stagione dei premi con un Golden Globe e l’Oscar in tasca, adesso Chalamet si ritrova battuto nei pronostici da Michael B. Jordan. Di certo agli elettori dell’Academy è bastato molto meno della sua ostentata spavalderia per far svanire il sogno di un Oscar, come sa bene Ariana Grande, esclusa del tutto dalle nomination, insieme a Wicked: For Good, anche per l’eccessiva campagna promozionale della prima parte del film, che a detta di alcuni elettori anonimi avrebbe inquietato parecchio l’Academy stessa.

Comunque andrà domenica notte, la buona notizia è che il tempo dell’atteggiamento sbruffone e superbo di Marty Mauser dovrebbe essere finalmente finito. Ad attenderci, al massimo, ci sarà una nuova maschera, si spera più solenne, da indossare per presentare al pubblico la nuova versione di Paul Atreides in Dune 3.

Leggi qui la recensione di Marty Supreme

V.V.

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