Who Killed Malcolm X - Netflix
Who Killed Malcolm X - Credits: Netflix

Lo scorso 17 novembre il New York Times ha annunciato per primo la rivoluzione nel processo per l’omicidio di Malcolm X. Muhammad A. Aziz e Khalil Islam, al tempo conosciuti come Norman 3X Butler e Thomas 15X Johnson, sono stati scagionati dopo 56 anni (di cui 20 trascorsi in prigione).

Ciò che tuttavia viene citato solo superficialmente è che questo importante risultato processuale arriva in seguito al reportage di Abdur-Rahman Muhammad, attivista, storico e giornalista indipendente, che ha realizzato per Netflix la miniserie documentaria Chi ha ucciso Malcolm X?

Dedichiamo questo articolo, quindi, al coraggio di Abdur-Rahman Muhammad e alla preziosa interconnessione tra cinema del reale e attualità. Perché sì, a volte, l’Arte cambia il corso della Storia.

Chi ha ucciso Malcolm X: in breve

Il 21 febbraio 1965, mentre teneva un discorso all’Audubon Ballroom (Washington Heights, New York), Malcolm X fu raggiunto da 7 colpi da arma da fuoco provenienti dal pubblico. L’autopsia dichiarò che quelli fatali erano stati del fucile a canne mozze, lo shotgun, attribuito poi a Thomas 15X Johnson.

Sul posto fu immediatamente bloccato dalla folla e ferito Talmadge Hayer, l’unico dei presunti assassini che confessò effettivamente l’omicidio. L’arresto di Johnson e di Butler fu convalidato pochi giorni dopo, nonostante lo stesso Hayer avesse più volte negato il loro coinvolgimento, fornendo altri quattro nomi agli inquirenti. Aziz e Islam (Butler e Johnson) si dichiararono sempre innocenti e quest’ultimo morì nel 2009 senza poterlo provare.

 Abdur-Rahman Muhammad - Credits: Netflix
Abdur-Rahman Muhammad – Credits: Netflix

Struttura del documentario

Abdur-Rahman Muhammad costruisce il suo racconto in 6 episodi, di circa un’ora ciascuno. Il primo episodio serve da pilota generale, ricapitolando gli eventi principali, le date e i nomi. Inizia poi il racconto cronologico della vita di Malcolm X: l’ingresso nella Nation of Islam e il rapporto con Elijah Muhammad. Già il terzo episodio inizia a introdurre elementi più complessi e interessanti, come le fonti dell’FBI. Si parla quindi delle intercettazioni (che nello stesso periodo subì anche Martin Luther King, quando l’FBI era ossessionata dal Black Messiah).

Fondamentale è la lettura di documenti autenticati in cui, per esempio, si scopre che il Bureau era già a conoscenza dell’identità dell’uomo con lo shotgun e che non poteva essere Johnson, molto diverso dall’identikit registrato.

L’uomo con il fucile diventa allora il punto focale di tutta la seconda metà della miniserie. È lui che ha ucciso Malcolm X, secondo le prove raccolte, ma è anche colui che da oltre 50 anni si nasconde in bella vista. Abdur-Rahman Muhammad insegue le sue tracce, in una caccia all’uomo che a tratti inizia a spaventare oltre che a incuriosire.

Al di là del suo esito, tuttavia, la maggiore conseguenza è appunto la possibilità di usare tutto il materiale raccolto per poter riaprire l’inchiesta sul processo. L’argomentazione, cioè, è tale da non rimanere uno dei tanti (buoni) documentari su Netflix. Irrompe al di fuori, oltre i confini dell’entertainment per farsi strumento di cambiamento. Guardatelo, anche solo per questo motivo.

Continuate a seguirci per contenuti similiSiamo anche su FacebookInstagram e Telegram.

valeria-verbaro-framed-magazine
Classe 1993, sono praticamente cresciuta tra Il Principe di Bel Air e le Gilmore Girls e, mentre sognavo di essere fresh come Will Smith, sono sempre stata più una timida Rory con il naso sempre fra i libri. La letteratura è il mio primo amore e il cinema quello eterno, ma la serialità televisiva è la mia ossessione. Con due lauree umanistiche, bistrattate da tutti ma a me molto care, ho imparato a reinterpretare i prodotti della nostra cultura e a spezzarne la centralità dominante attraverso gli strumenti forniti dai Cultural Studies.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui