cinderella-2021
Cinderella (2021), Prime Video

Arriva settembre e con i primi film autunnali un nuovo adattamento di una delle fiabe più celebri di cui ancora ricordiamo il live action del 2015 (ben fatto) di Kenneth Branagh. Con la nuova versione siamo molto lontani dal rigore del regista inglese, e leggendone il titolo tra i nuovi arrivi sulla piattaforma Prime Video la prima reazione è chiedersi perché guardare l’ennesimo adattamento della storia di Cenerentola?

Ammetto di averlo pensato anche io per il primi, lunghissimi, 10 minuti dall’inizio del film musical diretto da Kay Cannon. Ma, ed è un ma grosso come una casa, il vero problema di Cinderella risiede prevalentemente nella regia, mentre tutto il resto scalpita per farne qualcosa di più.

È come se lo sguardo registico non riuscisse a stare dietro al fermento del suo film: le performance dei ballerini, le azioni dei personaggi, non riempiono adeguatamente e in modo armonioso le inquadrature e spesso l’effetto è cosa mi sono perso? Oltre a questo, qualche effetto speciale pecca nella realizzazione finale, ma si dimentica in fretta all’arrivo di Billy Porter nella sua versione di Fata Madrina.

Non fa per voi se le storie teen vi annoiano, e questa lo è. Vi consiglio invece di continuare a leggere se volete ritrovarvi sorpresi a canticchiare Somebody to Love con un principe che fino a pochi istanti prima vi sembrava un ragazzino senza speranze.

Il cast

Il nuovo volto di Cenerentola è di Camila Cabello, concorrente nel 2012 alla seconda stagione del noto talent show The X Factor USA. Di origini cubane, ha due album pubblicati e uno in arrivo che si intitolerà Familia. A farle da Principe l’attore britannico Nicholas Galitzine, famoso per aver interpretato un giovane studente gay nel film Handsome Devil (2016).

La famiglia reale è composta dal Re Pierce Brosnan (che è un peccato che non esegua neanche un pezzo dato il suo indimenticabile successo in Mamma Mia) e la Regina Minnie Driver, attrice e cantautrice britannica di grande talento. Nel ruolo della Matrigna è un piacere ritrovare Idina Menzel, celebre artista di Broadway conosciuta per la sua potenza canora che si fa notare in qualsiasi ruolo, come quello che per meno di 15 puntate ha lasciato il segno nella serie Glee.

E, ovviamente, il più atteso, ancora di più del resto del cast (almeno per me): Billy Porter. Voce narrante e Fata Madrina, dalla travolgente bellezza non binaria è il personaggio che amerete. Quando rifà il look a Cenerentola è come se una puntata di Pose si fondesse con uno speciale di Glee in un ironico e iperglitterato risultato.

Cinderella (2021), Prime Video

I cliché funzionali

Cosa cambia nell’adattamento di Kay Cannon? Dall’introduzione in scena della Matrigna si capisce che i personaggi classici non sono quelli che potremo aspettarci, ma ciò non comporta necessariamente una grande innovazione. Nella nuova versione del sogno romantico con la scarpetta di cristallo e i topini parlanti, altri cliché entrano in gioco.

L’indipendenza femminile è il motore che porta a destinazione l’obiettivo del film: Ella, detta Cinderella dalle sue sorellastre, non vuole l’amore, non sogna il matrimonio, bensì desidera un negozio tutto suo in cui vendere gli abiti che confeziona nello scantinato in cui vive. Mentre la sua Matrigna, ancorata ad una visione antiquata di femminilità, è convinta che l’unico modo per sopravvivere come donna sia trovarsi un marito, rinunciando alle proprie passioni per non rimanerne deluse (il brano Dream Girl, scritto appositamente per il film, ne è la condensazione pop).

Non esistono infatti grandi conflitti tra le quattro donne che vivono nella stessa casa, solo qualche screzio dovuto per l’appunto ad un modo “fiabesco” di inserirsi nel mondo, magico o reale che sia. Tale bisogno di indipendenza contaminerà anche la storia d’amore che tutti siamo abituati ad aspettarci, suscitando nei pensieri del Principe desideri messi a tacere e nuovi obiettivi.

Il film spinge parecchio su queste dinamiche, tanto da essere il primo adattamento in cui il primo personaggio in cui ci si immedesima è la Matrigna e non Cenerentola. Sfrutta un insieme di cliché che lo rendono inevitabilmente prevedibile. Eppure il pubblico a cui si rivolge l’autrice è quello di giovani ragazze (tra cui sua figlia), per le quali confeziona un divertente ribaltamento con una protagonista che viene notata più per il suo essere spiritosa che per la bellezza. Piccoli passi per le nuove generazioni, passetti minimi, ma comunque protesi verso il futuro.

La colonna sonora

La soundtrack di Cinderella è una chicca di pop e nuovi pezzi scritti per il film. Probabilmente la regista oltre a presentare alle nuove generazioni un nuovo modo di vivere la propria fiaba, ha pensato di gettare qua e là brani cult del passato molto distanti dai prodotti dell’era X-Factor.

Si inizia con Rhythm Nation (1989) di Janet Jackson, e quando Cenerentola canta le strofe di You Gotta Be di Des’ree del 1994 la magia vintage è ufficialmente in azione. È Somebody to Love dei Queen a dar voce al Principe Robert, mentre Ed Sheeran fornirà la canzone perfetta per i due innamorati (Perfect, 2017). I brani originali non hanno la stessa potenza, ma risultano piacevoli nel musical che torna a far brillare il pop autentico.

Cinderella è il film che trasforma la fiaba di Charles Perrault in un contenuto al passo con i tempi, sfruttando un linguaggio senza troppe sfumature in modo da abbracciare un pubblico giovane e divertirne uno più esperto. Senza troppe pretese sfata le prime impressioni e entra di diritto nei live action da guardare e riguardare.

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Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.

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