
Venerdì 6 giugno 2025, dopo un incontro informale con il ministro della Cultura Alessandro Giuli, le principali associazioni delle lavoratrici e dei lavoratori dello spettacolo hanno tenuto una conferenza stampa per condividere i contenuti dell’incontro stesso, avvenuto dopo una serie di forti attacchi tra il ministero e il mondo dell’audiovisivo, che ha acuito la crisi del cinema in atto.
Prima della conferenza, al cinema Quattro Fontane di Roma, si è tenuta anche una riunione a porte chiuse tra lavoratrici e lavoratori, promossa da (e non solo): 100autori, Agici, Aic, Aiarse, Air3, Aitr, Aits, Apci, Apai, Artisti 7607, Cacao, Ccs, Confartigianato, Doc.it, Emic, Mujeres nel cinema, Rete cinema Piemonte, Satdc, Unita, Wgi.
Le premesse
In breve, per chi non ha seguito la vicenda, di fronte all’attuale crisi del cinema italiano, la cui produzione è bloccata da oltre un anno a causa del ritardo del decreto sul tax credit (e poi del decreto correttivo, pubblicato ed entrato in vigore proprio questo 6 giugno), si è accesa una grave discussione tra le istituzioni e il mondo del cinema, sfociata anche in attacchi personali (del ministro Giuli contro Elio Germano).
Di cosa si è parlato
Per questo motivo l’apertura di un nuovo canale di comunicazione lascia almeno sperare che qualcosa possa cambiare nell’atteggiamento verso l’urgente questione della ripresa delle produzioni. «Ci auguriamo che da qui in avanti ci sia un lavoro di scambio costruttivo e di dialogo, abbassando i toni, cambiando totalmente la narrazione, perché questo è una cosa su cui non si può assolutamente discutere» ha affermato in conferenza Dario Indelicato, del movimento delle maestranze #Siamoaititolidicoda. «Si deve riportare al centro del problema la drammaticità che è ricaduta sulle lavoratrici e sui lavoratori. Non si possono usare gli attori e i registi come bersaglio politico e ideologico, perché questo è profondamente sbagliato».
Fra i temi trattati al Ministero, riporta Indelicato, c’è stata anche la questione cruciale del cinema indipendente, spesso attaccato in modo diretto, come cinema che usufruisce di fondi pubblici ma incassa poco. «È importante dare valore al cinema indipendente, perché è quello per cui probabilmente la piccola e media imprenditoria è stata più colpita in questo periodo» prosegue. «Inoltre il cinema autoriale, culturale, lo si misura non in termini materiali e di mercato, ma in termini di valore nel tempo, di come si sviluppa. Il cinema indipendente delle piccole e medie imprenditorie va quindi salvaguardato, perché è da lì nascono i nuovi autori, le nuove maestranze, le nuove sperimentazioni, e quindi è tutto un sistema che è fondamentale».
Secondo Simonetta Menta, produttrice indipendente e presidente di Agici (associazione di produttori di piccole e medie imprese): «È stato un segno importante da parte del governo quello di riaprirsi a un futuro confronto su vari temi. Il ministro ha parlato di una più equa distribuzione delle risorse finanziarie e ha parlato anche di tetti e di descalator, ovvero un sistema di finanziamento inversamente proporzionale rispetto al budget, per cui più cresce il budget, meno risorse in percentuale vengono date».
«È stato inoltre riconosciuto da parte del governo un grave ritardo nel riconoscimento di fondi già ottenuti e delle scadenze. Entrambe cose che hanno provocato, per noi produttori tassi, di interesse altissimi con le banche, e in alcuni casi proprio un problema di accesso al credito, perché le banche non si fidano più da tempo del ministero».
Un dialogo costruttivo per il cinema
L’umore generale è che sia stato un dialogo costruttivo, come l’ha definito Andrea Occhipinti (che al colloquio si è presentato a titolo personale, non per rappresentare la sua casa di produzione né le sue sale). «Lo spirito è stato quello di ascolto. Abbiamo parlato prima in maniera riservata, poi in un tavolo più ampio». Si sono aggiunti all’incontro, secondo quanto riportato, anche la sottosegretaria del Mic Lucia Borgonzoni e il direttore della Direzione generale Cinema e audiovisivo Nicola Borrelli.
«Un aspetto positivo è che finalmente è arrivato il tax credit correttivo che è stato pubblicato oggi» e potrebbe infatti già sboccare diverse piccole e medie produzioni.
Il problema principale, nonostante i toni conciliatori di questo incontro, resta comunque la versione ufficiale del governo così come del partito di Giuli. La linea di Giorgia Meloni, cioè, è stata chiaramente dettata poche ore prima in un’intervista a La Verità di Maurizio Belpietro, con la premier che ha parlato di “clan” del cinema di sinistra. L’ha detto qui.
E una questione irrisolta
Spostando lo scontro sul terreno ideologico – questione di per sé sconfortante, perché la cultura dovrebbe essere di tutti – si rischia però di perdere il fuoco della faccenda.
«Si deve dire che il cinema ha un problema» ha affermato Beppe Fiorello in conferenza. «E questo problema sono soprattutto i lavoratori che non hanno più uno spazio per esprimersi, da un punto di vista artistico, e i lavoratori che non hanno uno spazio di lavoro. Nel cinema sono tantissimi, anche perché la nostra è un’opera collettiva. Con l’assenza di questo mestiere, sono tantissime le famiglie in difficoltà».
E conclude: «L’assenza del lavoro al cinema spegne non solo una parte culturale del paese, spegne proprio il cinema, che è un’economia che investe tutti, ci tocca tutti. Auguriamoci davvero che il cinema torni a essere un’industria fondamentale, dal punto di vista economico e culturale, perché racconta chi siamo, chi siamo stati, chi potremmo essere. È anche per questo che credo sia interessante amarlo, il cinema».
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