
Il 31 maggio 2025, il nostro amato attore e regista Clint Eastwood compie 95 anni.
La sua carriera leggendaria lo lega al nostro Paese con il genere western, ma Clint è divenuto presto una star e poi regista poliedrico, multiforme, dotato di una rara sensibilità e un amore per il suo mestiere che lo portano a lavorare ancora alla sua veneranda età.
Per celebrarlo abbiamo scelto un film che è uscito il 2 giugno 1995, da lui girato e interpretato quando aveva solo 65 anni: I ponti di Madison County (The Bridges of Madison County).
La memoria che scalda le notti
Winterset, Iowa. I fratelli Michael (Victor Slezak) e Carolyn (Annie Corley) Johnson sono alle prese con il testamento della loro defunta madre, Francesca (Meryl Streep). I due rimangono sconvolti quando si imbattono nella volontà della donna di essere cremata al fine di disperdere poi le ceneri dal ponte coperto di Roseman, anziché essere seppellita accanto al marito, l’agricoltore Richard Johnson (Jim Hanye).
È da questo ultimo e minuscolo desiderio che i due ricostruiscono la breve ma intensa storia d’amore, che nel 1965 ha legato Francesca a un fotografo del National Geographic, Robert Kincaid (Clint Eastwood).
La cornice narrativa del film è costituita dal diario in tre volumi in cui Francesca ha narrato la sua vicenda amorosa con Robert, al fine di spiegare ai figli le ragioni del suo desiderio finale, e di rivelare loro questa parte di sé che ha custodito segretamente per molti anni.
È un vicenda catartica per entrambi, che inizialmente rifiutano con uno sdegno infantile ed egoista, ma che poi approfondiscono per amore della loro madre e della sua storia personale, e che insegna loro a essere persone migliori.
La scelta del poeta
Un film come I ponti di Madison County si intesse di reminiscenze letterarie, dal mito di Orfeo ed Euridice, simbolo dell’amore temporalmente minuscolo e condannato, ma che travolge, rigenera e insieme distrugge gli amanti, fino a I morti (The Dead), racconto finale dell’opera di James Joyce, Gente di Dublino (The Dubliners).
È proprio quest’ultimo il prototipo della moderna catarsi amorosa, che si origina da una breve, folgorante esperienza che prima cambia la donna, e poi cambia la sua storia ufficiale, quella che possiedono le persone che l’hanno conosciuta e frequentata.
Questi amori minuscoli ma preziosissimi diventano pieghe biografiche inaspettate e dirompenti, che una volta rivelate ridiscutono il significato stesso delle persone, sia per gli altri personaggi che per noi lettori/spettatori.
È un leitmotif romantico affrontato in molti film, dal coevo Titanic (1997) fino a Ritratto della giovane in fiamme (Portrait de la jeune fille en feu, 2019), opere che raccontano la profondità abissale e la resilienza dei cuori femminili e dell’amore che le ha salvate, cambiate e che loro hanno custodito gelosamente a lungo.
La sguardo e l’alleanza femminile (Spoiler)
Meryl Streep regala qui una performance esemplare. Da casalinga dimessa, imprigionata in un matrimonio e una famiglia che le danno poche attenzioni, speranze e sogni, inizia a dare spazio alle sue emozioni e ai suoi pensieri più profondi e viscerali, con onestà e asciuttezza.
Nonostante la vicenda sia stata scritta da un uomo e diretta da un uomo, è ricca di elementi narrativi che denotano la grande sensibilità con cui è stata approfondita.
Non solo Francesca è estremamente lucida e sincera con Robert sulla sua situazione di moglie e madre trapiantata in America dall’Italia dopo la seconda guerra mondiale, ma si costringe a essere violentemente onesta anche sul tipo di relazione che la lega a Robert.
È sua la scelta di non seguirlo, di opporre al loro legame un rifiuto profondo, razionale ed emotivo insieme, magari anche intollerabile per noi spettatori, ma non per questo meno realistico, e forse anche condivisibile.
E questo amore impossibile e indimenticabile la porta a legarsi a Lucy Redfield (Michelle Benes), donna di paese stigmatizzata dalla comunità per la relazione illecita che ha avuto con un altro uomo, e con cui alla fine si è risposata. La loro alleanza femminile combatte i pregiudizi e il chiacchiericcio paesano e pettegolo che le addita e scredita pubblicamente.
Francesca trova in questa donna un’alleata, un’amica, a cui arriverà anche a confessare, molti anni più tardi, la storia che ha avuto con Robert. Lucy sarà poi testimone garante delle ultime volontà di Francesca, e sarà presente quando le ceneri dell’amica verranno disperse dal ponte coperto di Roseman dai suoi figli.
Clint, l’uomo dietro il mirino
Clint Eastwood è per noi un nome più che leggendario; è una gloria nazionale (pur essendo statunitense). Da star del piccolo schermo nella serie tv Rawhide (1959-1966), divenne protagonista della Trilogia del dollaro di Sergio Leone, che cambiò il genere western e il cinema in generale, per poi diventare una star mondiale richiestissima dopo il successo del film Ispettore Calaghan: il caso Scorpio è tuo! (Dirty Harry, 1971). Contemporaneamente iniziò la sua carriera da produttore e regista, che proseguì in modo dignitoso per tutti gli anni ‘70 e ‘80, diventando l’ultima star del western e un volto noto del cinema thriller, d’azione e bellico.
Il salto effettivo lo compì nel 1992, quando produsse e girò Gli spietati (Unforgiven, 1992), elegia crepuscolare sul mito del selvaggio west che gli regalò le prime nomination e vittorie al premio Oscar. Da lì in poi la sua carriera divenne leggendaria e poliedrica, spaziando tra generi diversi e punti di vista insoliti.
La sua interpretazione in I ponti di Madison County è vibrante, ricca di minuscole sfumature di bravura, che rendono il suo Robert un uomo afflitto, senza radici, che riscopre l’amore per l’arte della fotografia e per la vita grazie alla relazione breve ma intensa con Francesca.
La sua regia è invece meticolosa, classica, ma in grado di mantenere per tutta la storia un tono dolce, quasi partecipativo della vicenda amorosa che si svela e cresce piano piano, fino ad arrivare a quel momento finale sotto la pioggia che rimane una delle scene silenziose più profonde e note della storia del cinema.
In breve
Poetico e sconvolgente, I ponti di Madison County è venato di un realismo malinconico che rigenera lo spettatore così come rigenera i due figli di Francesca/Meryl Streep che alla fine accettano le ultime volontà della madre di essere unita almeno nella morte all’uomo che l’ha amata e cambiata profondamente.
È decisamente il film che consigliamo di (ri)guardare per augurare un buon compleanno al maestro Clint Eastwood per i suoi 95 anni di successo e di felicità. Non ci stancheremo mai di amarlo, e di amare Clint.
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