locandina Curb your enthusiasm

Curb your enthusiasm non è solo una sitcom tra le più longeve degli ultimi anni: è anche un fenomeno di costume, sotterraneo ma leggendario. È stata memificata nel 2015, quando è uscito il primo video di un momento televisivo imbarazzante chiuso dalla scritta su fondo nero “directed by Robert B. Weide”, accompagnata dalla sigla della serie. Larry David è il nome di una band grindcore che ha prodotto un solo album, intitolato (sorpresa) Grind your enthusiasm. Non solo: le riprese di un episodio della quarta stagione, girato al Dodger Stadium durante una partita, hanno contribuito a scagionare uno spettatore dall’accusa di omicidio (vicenda raccontata nel documentario Un alibi improbabile, disponibile su Netflix).

Spettatori e critica amano Curb in egual misura. A partire dalla terza stagione ha ricevuto ogni anno una candidatura agli Emmy Awards come miglior serie comica. Le apparizioni di Larry David nei talk show vengono salutate dal pubblico con l’esultanza che si riserva a chi ha sacrificato la propria desiderabilità sociale per esorcizzare la paura collettiva di dire o fare la cosa sbagliata al momento sbagliato.

Nonostante il successo della serie sia cresciuto esponenzialmente anno dopo anno, in Italia è ancora pressoché sconosciuta. Le prime cinque stagioni, doppiate e trasmesse nel 2005, sono ora disponibili su NowTV. Il consiglio vero però (va da sé) è quello di recuperare l’intera serie coi sottotitoli, per apprezzare la vivacità dei dialoghi interamente improvvisati.

Come nasce Curb your enthusiasm

1999: Larry David torna alla stand-up comedy dopo essere stato co-autore di Seinfeld per sette stagioni e aver girato un film di cui poi si pentirà (Sour Grapes, 1998). L’idea è quella di registrare lo spettacolo per HBO, e di intervallare le sequenze dal vivo con altre in stile mockumentary che descrivano la sua vita quotidiana. Queste sequenze sono pensate come riempitivo, ma risultano la parte più divertente dello speciale. L’idea viene sviluppata in una serie di episodi da mezz’ora, a budget bassissimo e senza sceneggiatura – se non delle indicazioni di massima sui momenti chiave della puntata.

A questo punto della sua storia professionale David sta già economicamente godendo dell’enorme successo di Seinfeld. Potrebbe vivere di rendita con i diritti delle repliche e sottrarsi alla penosa trafila dell’autore televisivo – pensare a una storia, proporla a una rete, sperare che il progetto vada avanti, ripetere daccapo. Per di più è uno stand-up comedian famoso per prendersela col pubblico quando non si sente apprezzato. Lo insulta, o semplicemente lascia il palco dopo pochi minuti di esibizione, nello sgomento generale. Chris Albrecht, ex presidente di HBO e comico esordiente a metà anni Settanta negli stessi circuiti di David, descrive così la sua presenza in scena: “non divertente, rancoroso, un po’ ostile, sulla difensiva”.

Niente diverte Larry più di insultare il suo amico Richard (E07 S11: Larry David, Richard Lewis – photograph by John P. Johnson/ HBO)

Il potenziale comico dell’improvvisazione

Succedono però un paio di cose propizie alla nascita di Curb come serie. La prima è che HBO si sta posizionando sul mercato televisivo come stazione che assicura libertà creativa ai propri autori. Per quanto folli possano essere le idee di Larry David, nessuno verrà mai a chiedergli di tagliare una scena controversa o un fuck di troppo. La seconda è la collaborazione col già citato Robert Weide, regista di documentari sui comici del passato (i fratelli Marx, W. C. Fields, Lenny Bruce). Weide porta la sua esperienza come documentarista al servizio di una serie che punta tutto sull’imprevedibilità e l’unicità delle interazioni. E condivide con David estenuanti sessioni in sala di montaggio, alla ricerca degli assemblaggi narrativi col miglior effetto comico.

Quando gli viene chiesto perché ha scelto l’improv per Curb, David dà una delle sue celebri risposte provocatorie: almeno così non deve stare ai tempi di quello scambio di battute forzoso che chiamiamo recitazione. In realtà è una strategia molto efficiente per portare alle estreme conseguenze lo scontro tra due interpretazioni divergenti di fatti apparentemente banali, che è il principale espediente comico all’opera nella serie.

Ogni giorno è un nuovo cringe

Senza nulla togliere all’originalità del risultato, Curb your enthusiasm è un’infinita variazione sul tema della lotta fallimentare di Larry contro il resto del mondo. Vive in un mondo di celebrità che frequenta suo malgrado, conoscenti che evita, parenti che malsopporta, amici con cui litiga. Ipersensibile alle minuzie delle interazioni quotidiane e strenuo difensore del proprio diritto di violare le regole, pesta i calli a tutti e li trascina con sé in un vortice di violenza verbale, con esiti per lo più esilaranti.

Ossessioni, equivoci, fatti irrilevanti ma ricorrenti turbano dapprima il suo equilibrio mentale, poi ammorbano l’atmosfera durante una cena in compagnia, infine lo costringono a posizioni indifendibili. Quando arriva, la sigla di coda ci sorprende in una delle due reazioni possibili: o sorrisone soddisfatto, o cipiglio interdetto. E nella puntata successiva eccolo camminare svelto verso la prossima catastrofe, ignaro di sé stesso e del suo potenziale deflagrante. Se la cringe comedy sta attraversando un momento di relativa celebrità, è anche perché Curb ne esplora da vent’anni il potenziale umoristico con attitudine pressoché scientifica.

Susie, Cheryl e il loro disappunto nell’imbattersi per caso in Larry (E07 S11: Susie Essman, Cheryl Hines photograph by John P. Johnson/ HBO)

L'(in)utilità delle convenzioni sociali

Il Larry finzionale ha scarsissima propensione sociale, ma non è un solitario. Le sue avventure coinvolgono dei personaggi, ricorrenti e non, altrettanto riconoscibili e caratterizzati. C’è la moglie Cheryl (Cheryl Hines) – spesso oppositrice, talvolta aiutante, quasi sempre vittima delle bizzarrie del marito. Il manager Jeff (Jeff Garlin, anche produttore della serie), che spesso salva Larry da sé stesso e dalle conseguenze delle sue azioni. Susie (Susie Essman), la moglie iraconda di Jeff, artefice di alcuni degli insulti (e outfit) più abrasivi della serie. Richard Lewis, stand-up comedian e storico frenemy di Larry anche nella vita reale. Leon Black (J. B. Smoove), l’unico ad avere delle teorie sulle interazioni umane più strambe di quelle di Larry.

Per quanto assurdo possa sembrare, il protagonista intrattiene delle relazioni significative con ciascuno di loro. Dove il legame viene messo a repentaglio è nella sua incapacità di scendere a patti con alcune convenzioni sociali che reputa insensate, e di cui si rifiuta di riconoscere l’utilità. Le sue obiezioni di principio sono cause che sposa su due piedi per sfuggire alle conseguenze delle proprie azioni incaute. Dopo due minuti di battibecco, però, diventa difficile continuargli a dare torto, tanta è la dedizione speculativa che impiega nell’occultare le premesse fallaci del suo ragionamento.

Larry David, Jeff Garlin, Vince Vaughn in Curb your enthusiasm
Nulla stimola l’appetito come assistere a una tragedia (E05 S11: Larry David, Jeff Garlin, Vince Vaughn – photograph by John P. Johnson/ HBO)

L’undicesima stagione

Come ogni stagione di Curb your enthusiasm anche l’undicesima ha due archi narrativi: uno verticale, che si esaurisce all’interno della singola puntata, e uno orizzontale, che si sviluppa nel corso dell’intera serie. La macrostoria ruota attorno a Young Larry, sitcom ispirata agli anni della giovinezza di David e ai suoi esordi come comico. Inizialmente proposta a Netflix, che scioglie l’accordo dopo una classica scenata di Larry, la serie va finalmente in produzione con la partnership di Hulu. C’è un grosso problema però: si chiama Maria Sofia Estrada ed è la protagonista femminile. È un’attrice terribile che Larry ha dovuto accettare in virtù di un particolarie tentativo di estorsione escogitato ai suoi danni dal padre di lei.

Nel corso delle singole puntate la serie esplora situazioni il cui effetto umoristico risulta evidente già da un elenco parziale: l’insospettabile utilità di un corno cerimoniale ebraico; come delle mutande vecchie possano minare la credibilità di un chiropratico; cosa succede in una relazione quando una delle due persone sbatte su una porta a vetri; chi e perché senta il bisogno di rimboccare il maglione dentro i pantaloni.

In breve

Curb your enthusiasm continua ad essere un buon esempio di come l’improvvisazione controllata – e un cast affiatato di ottimi interpreti – riescano a farci ridere senza dover sfoggiare un valore di produzione da capogiro. L’impressione è che potrebbe andare avanti all’infinito senza perdere un grammo di qualità – almeno fino a quando Larry David non si stuferà di esplorare scenari da brivido, seduto al tavolo del suo ristorante preferito.

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