
Si è conclusa lo scorso 15 marzo la seconda edizione di Custodi di sogni – I tesori della Cineteca Nazionale, il Festival realizzato dal Centro Sperimentale di Cinematografia e ideato dal Conservatore della Cineteca Nazionale Steve Della Casa. Un programma ricchissimo, una partecipazione che diventa sempre più numerosa, e nuovi luoghi dove poter fruire di una proposta che si avvale di materiali introvabili, provenienti proprio dalla Cineteca.
Tra gli ospiti Caterina Caselli, Alberto Barbera, Beppe Lanci (che ha ritirato il Premio all’Eccellenza), e molti altri. Custodi di sogni è un evento cinematografico e culturale che conferma la sua importanza e una missione: mostrare veri e propri tesori per il nostro presente; tesori che riescono ad appassionare un pubblico che comprende gli addetti ai lavori, ma anche le nuove generazioni di spettatori. Abbiamo fatto qualche domanda a Steve Della Casa.
Alla sua seconda edizione, Custodi di sogni è ormai un evento codificato; hai riscontrato anche tu un aumento notevole del pubblico, e non solo di quello degli addetti ai lavori?
Sicuramente, e ha influito molto sulla partecipazione numerosa del pubblico il fatto che quest’anno fossimo in centro, con nuovi punti d’incontro come il Cinema Farnese a Trastevere. Inoltre è stata maturata una consapevolezza; che molte delle cose che abbiamo mostrato non si possono vedere effettivamente da nessun’altra parte, e questo ha incentivato il pubblico suscitando curiosità e interesse. È un po’ la caratteristica che avevano i festival quando ero giovane, e che adesso sta tornando.
Sono stato molto contento di mostrare materiali e filmati normalmente introvabili, come i filmati dell’occupazione della Fiat, ai quali tenevo molto.
Hai detto che mostrare i tesori della cineteca significa anche attraversare la nostra storia per comprendere meglio il nostro presente: qual è il presente dei festival cinematografici alla luce della recente conclusione di Custodi di sogni?
Innanzitutto sarebbe importante riacquistare la concezione che ai festival cinematografici si partecipa per vedere i film e non le star, ma anche tenere a mente che ad un festival ci si va per divertirsi, e divertirsi non vuol dire ridere ma trovare qualcosa da guardare che ti coinvolge; è così che abbiamo concepito Custodi di sogni.
Credo sia necessario recuperare questo tipo di dimensione, in generale nel cinema, e successivamente nei festival, che non sono una sfilata in cui l’assessore taglia il nastro insieme alla star, o semi star, del momento, ma luoghi in cui si va per guardare film, per discuterne con chi è interessato a ciò che sta guardando, in cui si condivide la visione. Se non si riesce a creare questo scenario, si perde automaticamente il senso di un festival.
All’interno del programma c’era anche una rassegna curata dagli studenti del CSC, in alcuni casi erano proprio loro a proiettare in pellicola, che valore ha avuto questo progetto?
Abbiamo capito che qui al Centro Sperimentale è fondamentale fare le cose con gli studenti ma anche che gli studenti non amano troppo ciò che viene imposto loro dall’alto, ma la situazione cambia dandogli modo di autogestirsi; già ai miei tempi era così, quando frequentavo il liceo, e le autogestioni, se fatte bene, sono altamente formative.
Hanno proposto loro i film e anche gli ospiti, e noi li abbiamo aiutati a contattarli. Forse bisognerebbe ricominciare a fare un po’ di autogestione, soprattutto in eventi che sembrano indirizzati ai giovani ma in cui poi i giovani non hanno voce in capitolo
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