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Le coreografie di Daniel Ezralow nel musical firmato da Julie Taymor: il 1968, la guerra in Vietnam, la musica che cambia.

Nel 2007, quando è uscito in sala Across the Universe, non conoscevo Daniel Ezralow. Probabilmente, nello specifico, non avevo proprio chiaro il concetto di movimento coreografato in un film. Spesso nel genere musical gli attori ballano, meno spesso capita che la danza si insinui nelle azioni comuni per renderle speciali.

Dalle prime sequenze è evidente quanto il lavoro del coreografo sia stato parte integrante della struttura comunicativa del film. Regia, fotografia e movimento nello spazio concorrono a fornire senso e coinvolgimento. Senza tralasciare che la colonna sonora comprende più di 30 pezzi dei Beatles, contestualizzati e mimetizzati nel tessuto narrativo.

Daniel Ezralow

Daniel Ezralow è un ballerino e coreografo, nonché attore in alcuni dei film dove firma le stesse coreografie (come La visione del Sabba di Marco Bellocchio del 1988). Fu tra i primi ballerini della compagnia Momix. Collabora con il mondo della moda, della musica e della televisione.

Realizza spettacoli in cui il movimento si veste di ironia, coinvolgendo lo spettatore in un flusso dinamico che trasla i corpi nello spazio con incredibile leggerezza, facendo di ogni movimento un’azione “sensata“.

Basta vedere uno dei suoi più recenti spettacoli, Open, per capire come la sofisticatezza del movimento si esprima attraverso il corpo con agilità, e si propaghi nello spazio.

MILANO 18/01/2013 TEATRO ARCHIMBOLDI , BALLETTO ” OPEN” DI DANIEL EZRALOW, PHOTO FABIO DIENA

Un passo per camminare/un passo per danzare

Across the Universe inizia a Liverpool, verso la fine degli anni ’60, e finisce a New York, dopo aver attraversato gli scontri di Detroit del 1967, i movimenti pacifisti, lo scoppio della guerra in Vietnam e la disillusione dei giovani che già sono proiettati agli anni ’70 dopo turbolente rivoluzioni, sia in strada che dentro sé stessi.

I protagonisti hanno i nomi delle canzoni dei Beatles, Jude, Lucy, Sadie, Prudence, ma anche Max e Jojo, e incrociano le loro vite nel momento più caotico e turbolento della storia degli Stati Uniti. Il gruppo di amici (tra cui la coppia di amanti Jude e Lucy) si scontrano con una realtà storica in cui è necessario prendere una posizione e combattere per una causa, che non è sempre quella giusta, specialmente se, come per Max, si è costretti a partire per il fronte.

Nel film la linea temporale è continua e gli anni si susseguono identificando il cambiamento negli accadimenti storici, come la morte di Martin Luther King, nei tagli di capelli e nell’abbigliamento dei giovani. Anche la musica segue lo stesso corso, analizzando attentamente l’evoluzione intrinseca della musica dei Fab Four: il pop per una festa di fine anno al liceo, le melodie psichedeliche e il rock.

In questo scenario il movimento riempie i gesti dei personaggi e si riversa nelle strade come una forza intrinseca. Le coreografie descrivono i momenti più significativi accordandosi alla narrazione e non ci sono sbavature poiché nei loro stessi passi si inserisce la sfumatura studiata per incastrarsi con l’ambiente circostante.

Il primo istante in cui il semplice movimento diventa un passo di danza è quando la giovane Prudence, cheerleader in un liceo in Ohio, “canta” il suo amore per una compagna di scuola. Lo fa attraversando, letteralmente, la squadra di Rugby che si sta allenando. Se prima i ragazzi si scontrano con durezza, fluidamente, trasformano i loro gesti in ponderate prese danzate.

La forza del gesto

Nel film non mancano però vere e proprie coreografie strutturate. Ad esempio nella sequenza in cui Jude si rende conto di essersi innamorato di Lucy, la sala da bowling in cui stanno giocando diventa una pista da ballo dove i ballerini seguono traiettorie predefinite saltando sincronizzati in un gioco di luci che trasforma l’atmosfera in quella di un Luna Park. Queste scene sono diventate iconiche nel tempo, basta vedere come anche nella prima stagione di Umbrella Academy (serie Netflix) vengano riprese con la stessa ambientazione e identiche luci.

L’effetto è un batticuore che fa sorridere, ogni salto o caduta suggerisce la nascita di un amore, senza bisogno di parole.

La scrittura dei gesti descritta da Ezralow è direttamente collegata al sentimento che deve suscitare nello spettatore, che sia amore, rabbia o dolore.

Il momento più intenso progettato dal coreografo è infatti quando il corpo di ballo è formato da soldati dai volti squadrati e minacciosi, che trascinano in una danza concitata e aggressiva i giovani chiamati a farsi visitare per partire per il Vietnam (tra cui Max). Qui la tematica della guerra si esprime rabbiosamente attraverso passi feroci, incontri violenti.

Grazie ad Ezralow, Across the Universe è uno di quei casi in cui la danza si allinea alla storia, e non il contrario. La rivisitazione dei pezzi musicali concede al coreografo di lasciar correre la fantasia e giocare con gli snodi narrativi. E anche il Vietnam si traduce in una serie di mosse eseguite alla perfezione, così come l’amore tra due giovani travolti dal ’68.

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Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.

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