What Did Jack Do, David Lynch 2016 - Credits: Netflix 2020

What Did Jack Do?, cortometraggio del 2016, dopo due proiezioni private a Parigi e a New York, era sparito dalla filmografia di David Lynch fino al 2020, quando è stato acquistato e poi distribuito da Netflix nel giorno del suo 73° compleanno.

Tra il noir e il grottesco: What Did Jack Do?

In poco meno di venti minuti What Did Jack Do? racconta buona parte del mondo di David Lynch. Un esperimento bizzarro, su cui forse non serve farsi troppe domande. È il gioco del cinema, un modo di creare e rimescolare immagini, suoni e parole che fanno parte della nostra conoscenza comune e trarne qualcosa di nuovo e inaspettato.

Il corto è infatti scritto, diretto e montato da David Lynch, ma basta poco per accorgersi che gran parte dei dialoghi sono proverbi, frasi fatte, battute estrapolate da un qualsiasi noir hollywoodiano.

Il serratissimo dialogo tra Lynch/Detective e Jack la scimmia è una carrellata di questi luoghi comuni, così brillantemente messi in sequenza da creare una storia a sé e un soprattutto un messaggio di senso compiuto.

What Did Jack Do, David Lynch 2016 – Credits: Netflix 2020

E sì, avete letto bene. Avviene un reale dialogo tra l’uomo e la scimmia dalla bocca umana, sovrapposta con effetti digitali volutamente grossolani. Lo straniamento grottesco provocato da questa scelta crea disagio e resistenza nel pubblico. Quella bocca posticcia e poco gradevole attrae lo sguardo ricordandoci di continuo che siamo di fronte a una finzione e non una qualsiasi, ma un incubo lynchiano.

E infatti mentre siamo ancora indecisi se interpretare la scimmia parlante come un’insolita metafora o classificarla come indefinibile elemento metafisico, ecco che ovviamente, come in un sogno, cambia ancora. E si fa pupazzo e burattino, giocattolo canterino, assumendo carattere sempre più umano ma una forma sempre meno animata.

Ma serve davvero capire cos’è questa piccola scimmia?

L’universo del possibile di David Lynch

Jack è solamente Jack, come nei titoli di coda: as himself, nei panni di se stesso. È un personaggio noir stereotipato in una scena noir apparentemente stereotipata. In realtà stravolta nella sua essenza dal lavoro di riflessione meta-testuale di Lynch. La solennità del genere – così chiaro nell’estetica del corto e nel bianco e nero pervaso da ombre – è infatti rovesciata dal dialogo surreale e beffardo tra i protagonisti.

What Did Jack Do, David Lynch 2016 - Credits: Netflix 2020
What did Jack Do, David Lynch 2016 – Credits: Netflix 2020

L’universo di David Lynch gioca con se stesso, trasformandosi nella Tana del Bianconiglio. E anche lui, con quel ciuffo d’argento sembra quasi una creatura oltre lo specchio, pronta a trascinarci giù in un mondo che ha senso solo quando si accetta che il senso non vada ricercato nel pensiero lineare.

Quindi sì, accettiamo che Jack sia solo Jack e che sia innamorato di Toototabon, la gallina, e che per violenta gelosia nei suoi confronti sia accusato di omicidio. È assurdo? Ovviamente. È l’incantesimo del cinema, del patto tra schermo e spettatore, ma è soprattutto il grande merito di Lynch. La creazione di un nuova dimensione, tra l’allucinato e il filosofico, in cui tutto è realmente possibile.

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