Diabolik
Diabolik, diretto dai Manetti Bros. 01 Distribution

Quanto è importante la cura dei dettagli in un film come Diabolik dei Manetti Bros.? Se lo avete visto sapete che buona parte dell’effetto finale viene dato proprio dalle atmosfere create intorno ai personaggi. Non a caso l’opera ha ricevuto ben 11 candidature agli scorsi David di Donatello, tra cui anche quella per i Migliori Costumi e per la Miglior Scenografia.

Gli ambienti del film, in particolare, sono i primi a darci informazioni fondamentali riguardo lo svolgimento della narrazione, per questo ho fatto qualche domanda a Noemi Marchica, scenografa di Diabolik ma anche di Song ‘e Napule e Ammore e malavita, sempre dei Manetti. Perché non si tratta mai solo di stanze arredate, ma di puzzle accurati per restituire allo sguardo l’esperienza totale di un mondo fuori dal mondo.

INTERVISTA A NOEMI MARCHICA

Non è il tuo primo lavoro con i Manetti, come descriveresti l’esperienza di lavorare ai loro film?

Si oramai è tanti anni che collaboro con loro, siamo amici oltre che collaboratori, e devo dire che è sempre stimolante e divertente soprattutto per il mio lavoro, con le loro storie ho sempre la possibilità di sperimentare, studiare e scoprire cose, epoche e mondi nuovi.

Quando ti hanno detto: “il prossimo film a cui lavorerai è Diabolik”, quanto conoscevi già il personaggio?

Quando mi hanno detto che avremmo lavorato a Diabolik, devo dire che lo conoscevo solo per fama essendo uno dei fumetti italiani più famosi, ma ovviamente l’entusiasmo di trasportare un fumetto nella “realtà” mi ha spinto a studiarlo a fondo e ad appassionarmi alla storia, per poter ricreare le ambientazioni rimanendo (lo spero) il più fedele possibile a quelle pagine.

Il ruolo della scenografia in Diabolik è fondamentale, come ti sei approcciata alla ricostruzione dell’atmosfera della Clerville degli anni ’60 e di Ghenf?

Diabolik è ambientato in un paese immaginario, Clerville, ma per fare il film andava ritrovato nella realtà, quindi abbiamo fatto una ricerca approfondita delle location. Il film infatti è girato in varie città, di cui abbiamo realizzato un collage per cercare di ricreare questo mondo che esisteva solo nella testa delle Giussani. Molti degli esterni infatti sono girati a Milano, dove c’è l’Astorina, casa editrice di Diabolik, Ghenf, altro luogo immaginario sul mare, lo abbiamo girato in gran parte a Trieste, e altre città come Courmayeur e Bologna hanno contribuito a tante altre ambientazioni.

Per prepararti hai recuperato le avventure di Diabolik? O hai guardato qualche film in particolare per entrare nella giusta dimensione?

Per prepararmi non ho guardato di proposito film fatti o ambientati negli anni ’60, avevo paura di essere influenzata eccessivamente da un modo di scenografare e arredare troppo pieno e evidentemente ricreato. Ho preferito invece attingere da foto di vita vera scattate in quel periodo e ho cercato di leggere più fumetti possibili in modo da riproporre lo stile sobrio e non carico delle immagini disegnate. Anche per lasciar risaltare i nostri tre protagonisti Diabolik, Eva e Ginko sullo sfondo di una “noiosa e superficiale” Clerville.

Diabolik, diretto dai Manetti Bros. 01 Distribution

Come descriveresti l’emozione di partecipare alla cerimonia dei David di quest’anno, dopo questi due anni così turbolenti per il cinema e le sue maestranze?

L’emozione di partecipare ai David è sempre fortissima. Questa è la mia seconda candidatura, ma è sempre come fosse la prima, perché ogni volta è per un progetto diverso, una cosa nuova che è uscita dalla tua testa e dal tuo cuore, dove hai messo tanto impegno e tanto tempo della tua vita, quindi è sempre bello che in qualche modo venga riconosciuto o notato anche se per poco, soprattutto in questi tempi. E quando ci sono così tante candidature è ancora più emozionante perché ci vai con gran parte delle persone con cui hai lavorato e che sono diventate parte della tua “famiglia”.

Tre cose che ti porti dietro da Diabolik: da un oggetto “fortunato” che ti è rimasto a un ricordo particolare.

Cose che mi porto dietro da Diabolik sono soprattutto i ricordi: dalle varie costruzioni “impossibili” che abbiamo fatto, alle nottate a capire come rendere un oggetto “Diaboliko”. In progetti lunghi come questi, ti ritrovi a collaborare con tante persone e fare cosi tante cose che è impossibile trovarne solo alcune da portare con sé.

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Silvia Pezzopane
Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.

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