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Ricki and the Flash – Quando Meryl Streep diventò rock

Bob Vergara / TriStar Pictures, tramite Sony Pictures Releasing

Dal primo novembre è disponibile su Netflix il film di Jonathan Demme, Ricki and the Flash (Dove eravamo rimasti) del 2015.

I miei occhi si muovono veloci per cogliere le espressioni del cantante, come ad un concerto dove chi è più alto, nella fila davanti, copre la vista del palco.

Ricki and the Flash è un film che mi ha incluso subito nella narrazione senza lasciarmi da parte un istante. Non è un caso che dietro alla realizzazione di quello che è un dramedy musicale che si prende i suoi tempi per spiegare ogni cosa, ci siano Diablo Cody e Jonathan Demme.

Cos’hanno in comune la sceneggiatrice di Juno e il regista de Il silenzio degli innocenti?

1 – Scrivere un personaggio

L’evoluzione dei personaggi di Diablo Cody è una risposta costante ai tempi che li accolgono (o rigettano): le donne raccontate dalla sceneggiatrice fanno i conti con un corpo e un’età che provano a trascendere, seguendo il loro istinto.

Se Jennifer’s Body (2009) ne fa un quadro horror e simbolico, Young Adult (2011) è proprio un viaggio alla ricerca del passato, inteso anche come passato fisico di una ragazza che si è trasformata in una donna. Sono cambiati i tempi di Juno (2007), prima sceneggiatura dell’autrice, delineando ancora però un personaggio che continua ad imporre le sue scelte, nonostante gli errori e le cadute in itinere.

Ricki (Meryl Streep) è una rocker che ha abbandonato la famiglia per inseguire il sogno della celebrità, ma dal palco nel locale semivuoto a Tarzana (Los Angeles) su cui si esibisce tutte le sere evinciamo che il successo non ha fatto parte della sua vita. Nonostante questo tiene il palco come una guerriera e dirige la sua band (composta da soli uomini). Lo stile aggressivo, con ombretto nero, giacca di pelle, capelli acconciati in lunghe trecce che le ricoprono metà della testa, non si addice ad una donna over 50 come Ricki, che in realtà si chiama Linda. Ma lo capirà solo quando sarà costretta a tornare a casa del suo ex marito per aiutare sua figlia (interpretata da Mamie Gummer, reale figlia dell’attrice), dove il caro Pete (Kevin Kline) si è risposato e vive in quartiere chiuso, con tanto di portiere all’entrata, nella città di Indianapolis.

Julie (Mammie Gummer), Ricki (Meryl Streep) and Pete (Kevin Kline) in TriStar Pictures: RICKI AND THE FLASH

(Le sfumature nei personaggi di Diablo Cody)

È molto interessante come la connotazione politica divida le due realtà: se Linda è una conservatrice che non vede di buon occhio il presidente Obama (e ancor meno la nuova moglie di colore di Pete) e ha una bandiera americana tatuata dietro la schiena, Pete è visibilmente un democratico che tenta di conciliare tutti e ritagliarsi il suo scenario di normalità in qualsiasi situazione. Questo scontro di visioni non si spinge mai oltre, rispettando i toni della commedia. Eppure è una sfumatura significativa introdotta da Diablo Cody che “non voleva dare per scontato che tutti quelli che indossassero pantaloni di pelle e amassero il rock ‘n’ roll fossero sostenitori di Obama”.

Ricki/Linda, senza mai rinunciare a sé stessa, ritroverà gli stralci di una vita lasciata da parte per rispettare la volontà del suo sogno. Un ex marito felicemente risposato e tre figli, ormai adulti, da fronteggiare come tali. Facendo in modo che alcuni aspetti del suo mondo attuale coincidano con ciò che ha perduto riuscirà a farli convivere, tenendo fede allo spirito ribelle che risuona dentro di lei, ma conciliandolo con l’essere madre.

Diablo Cody per la protagonista si è ispirata in parte alla figura di sua suocera, che faceva parte di una band in New Jersey.

2 – Vederlo prendere vita

A dare vita a Ricki è la regia di Jonathan Demme. Qui alle prese con il suo ultimo lungometraggio di finzione (il regista è purtroppo scomparso nel 2017), riesce a cogliere il cuore della performance musicale e quello dei momenti più intimi di una famiglia che ritrova i suoi tempi.

Demme divide le azioni tra i momenti sul palco e quelli privati della vita di Ricki lontana dai riflettori. Ricostruendo le esibizioni come veri attimi di live riesce a dare spessore alla band come al pubblico, al locale, alle luci e all’adrenalina. Ogni parte della messa in scena rientra in un senso di realtà che travolge ed emoziona come se i Ricki and the Flash fossero il gruppo preferito dello spettatore da sempre. E questo si coglie dalle prime scene, in cui i titoli di testa scorrono sull’incipit di American Girl.

Quando si tratta di descrivere ciò che succede lontano dal palco, il regista si concentra invece maggiormente sui silenzi e gli sguardi che lasciano intendere sottintesi importanti. Le distanze tra i personaggi sono fisiche e tangibili e lo spettatore ne fa esperienza, interiorizzandole e riconoscendole, tra gli episodi della propria esperienza personale.

Ricki and the Flash è un film che rende vero il dramma di un abbandono e il sapore della sconfitta, ma che grazie alla musica trova il modo di trasformare gli aspetti negativi delle scelte sbagliate in carburante per una nuova esistenza. E lo fa senza rinnegare mai Ricki/Linda, che scopre che una donna che va per i 60 può ancora permettersi l’amore (e i pantaloni di pelle), senza scendere a compromessi.

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Tag:, , , , , Last modified: 5 Novembre 2020
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