DOWNTON ABBEY: A New Era
DOWNTON ABBEY: A New Era Credit: Ben Blackall / © 2021 Focus Features, LLC

Con il film Downton Abbey – Una nuova era (2022), di Simon Curtis, si ritorna alla tenuta della nobile famiglia più amata negli ultimi dieci anni e dove ognuno di noi vorrebbe vivere per sempre.

Una realtà che viene fatta assaporare dal regista senza far detestare una casta nobiliare generalmente con “la puzza sotto il naso”. Ma i Crawley sono di un altro mondo: un mondo fatto di visione utopistica marxiana, dove nonostante la differenziazione sociale, la famiglia nobile è riverita da una servitù le cui dinamiche sono più macchinose e sofisticate della stessa aristocrazia.

La Nuova Era

La storia di un’aristocrazia che profuma di sacra normalità. Una famiglia di rango elevato, soprattutto nell’animo.

La nuova era della famiglia Crawley è spontanea e propulsiva. Nonostante le poltrone di vecchio velluto e gli arazzi centenari, loro sono sempre attuali e mai tediosi. Non esistono piani alti e piani bassi, la relazione con i servitori è il “tratto” più raffinato di cui si possa scrivere. Il tempo trascorso tra le mura della Villa è retto da un ritmo leggiadro tutt’altro che monotono. Ci si sente parte di questa famiglia sui generis, che, nonostante il titolo nobiliare, include chiunque, perfino una compagnia di attori grossolani ed urlanti.

Dalla meravigliosa ed inimitabile Violet, a Robert e Lady Mary, fino al maggiordomo Mr. Carson, li si ama tutti, e non se ne può più fare a meno. L’attenzione dei costumi e della fotografia fa rivivere il contesto storico della fine degli anni ’20, senza risentire del salto temporale. Nulla è fuori posto, soprattutto l’ironia disarmante della matriarca Crawley (Maggie Smith), che accompagna lo spettatore fino alla fine, facendo venire meno ogni ordinario pregiudizio che può manifestarsi nei confronti di un qualsiasi nobile spocchioso.

Il metacinema in Downton Abbey

Se nel primo film la famiglia Crawley è stata costretta a dover far fronte alle riverenze nei confronti di un ospite di levatura straordinaria, Re Giorgio V, questa volta l’ospite, o meglio, gli ospiti, sono di calibro totalmente diverso. Si tratta di un regista e della sua compagnia di attori, con i quali deciderà di girare il suo ultimo film all’interno delle sale dell’imponente Dimora.

Simon Curtis mette in scena un’opera di metacinema notevolmente accattivante. Un elogio alle fasi embrionali del cinema “parlato”, dando prova di quanto questo possa includere più personalità provenienti da realtà e luoghi differenti, e riuscire a metterle insieme con un sublime gioco di armonie. La mescolanza di personaggi gretti con quelli “d’etichetta” restituisce un prodotto pulito e mai sproporzionato. Il cinema è una macchina esemplare che accoglie tutti senza discriminazione, almeno così dovrebbe essere, ed è così che lo racconta il regista londinese.

La vita vera e quella recitata vengono messe sullo stesso livello assumendo pari importanza, proprio come avviene con l’aristocrazia di Downton e la sua servitù. Un incastro perfetto che porta lo spettatore ad affezionarsi a questa famiglia, così tanto bella nei modi e nella forma, tanto da portarne quasi all’assuefazione affettiva.

Il tempo circolare nella Famiglia Crawley

Nonostante la loro agiata posizione i Crawley sono umani, colpiti anche loro da angustie e dispiaceri. Pene d’amore, forti passioni irrisolte e la perdita delle persone care si fanno spazio anche a Downton, ma mai trascendendo nel pietismo e nella compassione. La parvenza di riso e delicatezza è onnipresente dietro ogni angolo della magione, e non lascia mai spazio alla tristezza.

Per una vita che si spegne, vi è sempre una nuova in arrivo. Segno di una linea temporale, che nella proprietà di Downton Abbey è concepita in modo circolare e non lineare. Tutto ciò che accade, ritornerà un domani e quello che è già accaduto rimarrà per sempre. Proprio come l’indelebile ironia di Violet Crawley, che non ci lascerà mai.

DOWNTON ABBEY: A New Era, a Focus Features release. Credit: Ben Blackall / © 2022 Focus Features, LLC

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Annamaria Martinisi Author FRAMED Magazine
Sono il risultato di un incastro perfetto tra la razionalità della Legge e la creatività del cinema e la letteratura. La mia seconda vita è iniziata dopo aver visto, per la prima volta, “Vertigo” di Hitchcock e dopo aver letto “Le avventure di Tom Sawyer” di Mark Twain. Mi nutro di conoscenza, tramite una costante curiosità verso qualunque cosa ed il miglior modo per condividerla con gli altri è la scrittura, l’unico strumento grazie al quale mi sento sempre nel posto giusto al momento giusto.

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