
Con Dracula – L’amore perduto (Dracula: A Love Tale), uscito nelle sale italiane il 29 ottobre con Lucky Red, Luc Besson riscrive il mito del vampiro come tragedia amorosa.
Dopo Dogman, il regista francese torna ad un cinema più barocco e sensuale, mescolando estetismo e spiritualità. Nel ruolo del principe Vlad ritroviamo Caleb Landry Jones, interprete febbrile e magnetico, già alter ego bessoniano per intensità e fragilità. Accanto a lui, Zoë Bleu Arquette dà corpo ad Elisabeta/Mina, mentre Matilda De Angelis presta volto e ironia alla vampira Maria de Montebello. La colonna sonora è firmata da Danny Elfman, che dirige la Budapest Scoring Orchestra in un valzer di sangue e malinconia.
Girato tra la Transilvania, Parigi, con oltre seicento effetti visivi realizzati da MPC Paris, il film è una sontuosa opera gotica travestita da melodramma. Non un horror puro, ma un racconto sull’eternità dell’amore che sopravvive a sé stesso, e su un vampiro che non teme la luce del sole ma quella del ricordo.
Di cosa parla il film?
Nel XV secolo, il principe Vlad combatte per la cristianità e per la propria patria. Ma la morte dell’amata moglie Elisabeta lo precipita nella disperazione: uccide un prete e viene maledetto a vivere in eterno. Il sangue che lo condanna è lo stesso che lo spinge, quattrocento anni dopo, a cercare la reincarnazione della sua sposa. Mina, promessa al giovane Jonathan Harker, diventa il riflesso di un amore impossibile, destinato a ripetersi.
Besson riduce la componente orrorifica del romanzo di Stoker, scegliendo di esplorare la dimensione spirituale del vampiro. L’orrore non nasce dal sangue, ma dall’attesa: l’attesa di un ritorno che non può compiersi. Le regole tradizionali del mito vengono ribaltate — i vampiri camminano al sole, custodiscono profumi magici, si muovono tra Versailles e Firenze — in un universo dove la maledizione è estetica prima che fisica.
Christoph Waltz interpreta un sacerdote che rielabora la figura di Van Helsing, ma resta marginale, quasi un’eco morale soffocata dal pathos romantico. Dracula – L’amore perduto è una messa in scena del desiderio come condanna, una parabola sull’impossibilità della redenzione.
Matilda De Angelis: la vampira che rompe l’incantesimo
Nel cuore di questo universo barocco emerge Maria, interpretata da Matilda De Angelis, figura dirompente che scardina il rigore drammatico dell’opera. La sua Maria — bolognese d’origine, come voluto da Besson — è la prima “vampira emiliana” del cinema, una creatura punk, vitale, ironica. In lei il regista concentra la tensione tra eros e ironia: è la scintilla di vita che incrina il gelo della tragedia.
Matilda De Angelis gioca con il linguaggio del mito, alternando sensualità e sarcasmo e restituisce un’energia terrena che bilancia l’astrazione romantica della coppia principale. Il suo personaggio, contraltare di Mina, riporta il vampiro alla vita. È una presenza inquieta e carnale, che si muove tra i fasti di Versailles come un corpo estraneo, simbolo di una femminilità che rifiuta la purezza e rivendica il desiderio.
In Maria convivono il fascino oscuro delle eroine gotiche e la disinvoltura ironica di un personaggio contemporaneo. La sua vitalità non è frivola, ma tragica: rappresenta l’ultima fiamma di un mondo in disfacimento.

Il romanticismo gotico di Luc Besson
Lontano dal minimalismo di Léon o Nikita, Besson costruisce un film visivamente monumentale, dove il colore sostituisce la parola. I castelli respirano, le stanze grondano di cera e peccato, le piogge di sangue scorrono come lacrime. I gargoyle animati che sorvegliano il castello — bambini pietrificati, vittime di un amore sterile — rappresentano l’infanzia perduta del male.
La sontuosa fotografia di Colin Wandersman, talvolta risulta eccessiva come un incubo avvolto nel velluto. Ogni inquadratura cerca la bellezza anche nel terrore, ma così facendo Besson rischia di anestetizzare la paura, trasformandola in contemplazione estetica.
Tuttavia, in questo eccesso c’è anche sincerità: Dracula – L’amore perduto è un film che osa essere sentimentale, devoto alla bellezza e all’errore, intriso di un romanticismo fuori tempo. Dracula, alla fine, non è un mostro ma un uomo che crede ancora nell’amore come unica forma possibile di salvezza.
Qui l’incontro con il cast al RoFF20.
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