Dragon Trainer © 2024 Universal Studios. All Rights Reserved.
Dragon Trainer © 2024 Universal Studios. All Rights Reserved.

Sono tempi complicati per i live action e, ogni volta che una delle nostre storie animate preferite diventa oggetto di trasformazione per una versione con attori in carne e ossa, il dubbio che quella storia mantenga il suo cuore più commovente e accattivante è totalmente giustificato.

Finché non arriva il trailer della versione live action di Dragon Trainer (How to Train Your Dragon), pubblicato qualche mese fa e distribuito da Universal Pictures: preannuncia un film che seguirà sicuramente passo passo il primo capitolo della saga, ma fornendo un’emozione in più, qualcosa di non definibile a parole ma solo tramite una scintilla di commozione. E vedere il passaggio dal mondo animato al mondo reale appare finalmente come un’operazione sensata ai fini del racconto, e dell’impatto sullo spettatore, che sia appassionato o meno dell’evoluzione di Hiccup e del suo drago.

Una Furia Buia per amico

Dragon Trainer, diretto da Dean DeBlois, è la riproduzione ideale della storia di amicizia tra diversi (un giovane vichingo strambo e magrolino e un drago misterioso con capacità uniche) che la versione animata ci aveva mostrato. Siamo a Berk, un’isola in cui vichinghi e vichinghe combattono da generazioni i draghi, cercando di spingerli fuori dal loro territorio e al tempo stesso di trovare il nido che li accoglie tutti, per distruggerlo definitivamente.

Hiccup (Mason Thames) è il figlio del capo, Stoick l’Immenso (Gerard Butler), ma anche un abitante atipico per Berk: più inventore che guerriero, passa molto tempo a trovare modi alternativi per combattere i draghi cercando di superare in astuzia chi invece utilizza solo la forza. Con uno dei suoi congegni riesce a catturare una Furia Buia, il drago più temuto e più raro avvistato a Berk. L’incontro tra i due rivela al protagonista la verità sui draghi, una fragilità e una paura simili per qualsiasi animale (o umano) braccato, che attacca a sua volta.

L’amicizia che si instaura tra i due è nuovamente emozionante, come se la guardassimo nascere per la prima volta; merito anche di una regia che riesce a far sentire chi guarda esattamente come Hiccup, col fiato spezzato e le gambe che tremano a cavallo di un drago, in mezzo alle nuvole rarefatte e immerso in un cielo dove essere liberi. Il grande valore aggiunto della versione live action, oltre alla scelta del cast e alla riproduzione rispettosa dei sentimenti che contavano nella versione animata, è proprio la regia dinamica e spericolata di DeBlois, attenta al dettaglio, capace di smuovere fisicamente.

Uomini nuovi

A definire la vita di Hiccup come completamente diversa da quella precedente, è una nuova sicurezza in sé stesso, proveniente non dall’approvazione di suo padre, bensì dalla soddisfazione di realizzare, e credere, in un’alternativa in grado di rivoluzionare la vita sull’intera isola. Quello che nella versione animata era la rappresentazione di un nuovo modello di vichingo, nel live action diventa ancora più incisiva come rappresentazione di un uomo nuovo. L’evoluzione del personaggio di Hiccup convince soprattutto per merito dell’interpretazione di Thames, che restituisce al personaggio una tridimensionalità intensa, credibile, nonostante l’ambientazione fantasy e un drago come nuovo (e inizialmente unico) amico.

Un’ulteriore scoperta che Hiccup farà riguarda il suo bisogno di essere accettato e apprezzato dall’unico genitore che gli rimane: il desiderio che aveva di sterminare draghi rifletteva solo il volere di suo padre, e non il suo.

La via che intende perseguire Hiccup è la pace, e non lo scontro. Questo lo porta a maturare una modalità di comando completamente differente da quella che Stoick aveva adottato in veste di leader: applicandola prima alla sua comunità di coetanei, di cui fa parte anche Astrid (la giovane vichinga di cui è innamorato interpretata da Nico Parker), e poi all’interezza dei vichinghi che popolano Berk, trovando una strada prima impensabile che modificherà il tessuto stesso della loro quotidianità, ma anche quello delle generazioni che verranno.

La presa di coscienza di Hiccup va a smuovere anche la mole di incomprensioni, errori, non detti e scontri che caratterizzavano la relazione con Stoick. Il vichingo, forte e inscalfibile, capisce che il tempo di ostentare forza e violenza è finito, ed è pronto a dare spazio al figlio e alle sue idee di convivenza.

Dragon Trainer © 2024 Universal Studios. All Rights Reserved.

Quel passo in più (per lo spettatore e per Berk)

Vedere un animale minacciato e incatenato in un cartone animato non è come vederlo in un film, dove a fargli del male sono persone simili a noi. Nonostante l’animale in questione sia una creatura mitica e di fantasia, a rimanere è il disgusto di fronte all’esibizione di supremazia di un essere vivente a discapito di un altro.

Questo in Dragon Trainer viene incarnato da un capo le cui certezze vengono messe in crisi. Stoick, abituato a ragionare in termini di sopraffazione non è un personaggio negativo, bensì sprovvisto degli strumenti che gli fornisce poi Hiccup, e che l’uomo dimostra di accettare, comprendere, e poi esercitare.

L’accettazione del diverso, ancora una volta, è una componente che dona un grande coinvolgimento emotivo, perché rapportata alla realtà fuori da Berk, che non ha draghi ma violenza e ignoranza, ci ricorda come potrebbe essere vivere secondo altri codici.

In breve

Avevamo bisogno della versione live action di Dragon Trainer? Assolutamente sì, non solo per il nostro amato Toothless (Sdentato) che sfoggiamo su felpe e t-shirt dal 2010, ma per il valore aggiunto che il film dona all’originale. Rispettandone la forma e i colori, apporta qualche variazione sul tema, in modo da amplificarne la portata emotiva, nei momenti drammatici come in quelli più felici. Sicuramente uno dei migliori live action degli ultimi anni.

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RASSEGNA PANORAMICA
Voto
8
Silvia Pezzopane
Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.
dragon-trainer-live-action-recensione-hiccup-sdentato-fantasy-cinema-filmIl passaggio dal mondo animato al mondo reale appare finalmente come un'operazione sensata ai fini del racconto, e dell'impatto sullo spettatore, che sia appassionato o meno dell'evoluzione di Hiccup e del suo drago.