
A cent’anni dalla scomparsa di Eleonora Duse (3 ottobre 1858 – 21 aprile 1924), l’attrice e regista Sonia Bergamasco realizza Duse – The Greatest, un documentario che indaga sulla vita di una delle più grandi attrici di tutti i tempi, di cui rimane però poco, quasi nulla. Rintracciare la voce di Duse diventa allora l’obiettivo.
Un film muto e qualche foto, una manciata di lettere, della stessa Duse e di chi l’ha conosciuta, una serie di memorie tramandate nel tempo: questo è il materiale su cui la regista lavora realizzando un ritratto che vuole essere misterioso e al tempo stesso incantatore, come la stessa Duse, che rimane nei ricordi di chi le è stato vicino, ma anche di chi l’ha ricercata così tanto da credere di conoscerla da tempo.
Volto alla scoperta di una presenza fantasmatica, Duse – The Greatest è un viaggio che rapisce lo spettatore, esattamente come il ricordo di Eleonora Duse fa da decenni con chi vi entra in contatto.
Duse, rintracciare il fantasma
Di Eleonora Duse non rimane quasi nulla. L’attrice leggendaria (anche direttrice di compagnia e capocomica) che ha ispirato generazioni di interpreti, è una grande “assente”, come dice la regista Sonia Bergamasco, poiché delle sue interpretazioni non esistono registrazioni, se non per il film muto Cenere (1916), diretto e interpretato da Febo Mari, sua unica apparizione cinematografica.
Il lavoro della regista diventa allora una vera e propria indagine che cerca di ricostruire la vita di Eleonora Duse attraverso chi è presente e ne riesce a raccontare almeno un tassello, così da arrivare a un mosaico in cui la presenza fantasmatica si riconcilia al lascito effettivo ancora celebrato da chi la considera estremamente simbolica e importante, sia per un modo di recitare che ha scardinato tutto ciò che era la prassi prima di lei, sia per le emozioni legate al teatro e alla recitazione, ancora vive nelle parole scritte e negli studi di chi le ha dedicato la vita.
Come è possibile allora rintracciare il corpo dell’attrice quando anche le sue immagini sono così evanescenti? Questo si rivela il nucleo del lavoro della regista sulle tracce di Duse: riportare la sua esperienza attoriale alle attrici di oggi, ragionando sul corpo dell’attrice nella contemporaneità, così pervaso ancora della rivoluzione portata da Duse nel teatro ottocentesco.
Eleonora Duse, l’attrice italiana più famosa al mondo, intercetta le nuove generazioni attraverso la sensibilità di figure carismatiche come Charlie Chaplin – che la vede a teatro a Los Angeles e scrive “è la più grande artista che ho mai visto”– e il giovane Lee Strasberg, futuro direttore dell’Actors Studio, che guardandola al lavoro, intuisce il segreto di un’arte della recitazione che entra a far parte dell’immaginario collettivo di generazioni di attori di cinema.
Sonia Bergamasco

Una rivoluzione che possiamo solo intuire
Quello che ho indagato è il corpo sensibile, nudo, dell’attrice (ieri e oggi) e la radiografia del suo corpo immaginario, attraversato dallo sguardo degli altri.
Sonia Bergamasco
In tanti scrivono di lei, la memoria della vita di Eleonora Duse viene come tramandata in modo al contempo storico e mistico. Cosa faceva, com’era, ogni interrogativo rientra nell’inappagabile, se non in parte, sete di conoscenza su Eleonora Duse.
Molte sono le personalità che vengono interpellate, studiosi come Emiliano Morreale, attrici come Elena Bucci e Valeria Bruni Tedeschi, ma anche Helen Mirren, e attori come Fabrizio Gifuni. Proprio dalle parole della storica del teatro e professoressa universitaria Mirella Schino (autrice di Eleonora Duse. Storia e immagini di una rivoluzione teatrale, edito da Carocci Editore) proviene l’intuizione di una rivoluzione che si può solo immaginare: chi si interroga da una vita su Eleonora, lavora appunto su una figura assente, e per questo si dedica allo studio dei dettagli, schizzi, le foto, dai quali è possibile ricomporre una postura, i movimenti, le azioni e il loro peso sul palco.
La posizione delle mani, l’intensità dello sguardo, le dita, che si pongono in forme plastiche mai scontate: sono gli elementi per comprenderne i ruoli e per ricostruire un dinamismo che si può solo ipotizzare, mettendo insieme i pezzi.
L’esperienza del movimento del corpo viene riportata in vita anche nel Teatro Duse di Asolo, cittadina alla quale l’attrice era molto legata (è proprio nel cimitero di Asolo che ha richiesto venisse seppellita). Sonia Bergamasco riunisce un gruppo di attrici di età diverse e ognuna reinterpreta l’eredità di Duse secondo il suo sentire. Tutte si trovano d’accordo sulla forte indipendenza, manifestata sia nel teatro che nella vita personale, che ha fatto dell’attrice una donna enormemente contemporanea.
Le azioni che ricreano sono quelle che raccontano di un femminile nuovo: la gestualità delle mani e del corpo. Le attrici immaginano quei gesti in azione e li rileggono.
Guardare negli occhi di chi si commuove
Lo storico Ferruccio Marotti si sofferma sul movimento delle dita di Eleonora Duse, Mirella Schino sul cambiamento che Duse porta nel rapporto tra attore e spettatore. L’attrice statunitense Ellen Burstyn mostra una serie di cimeli, trattati come amuleti: un anello, che era di Duse e che indossa ogni volta sul palco, un libro, con dei quadrifogli messi lì proprio dalla Divina attrice.
Il filo invisibile che collega chiunque parli di lei, anche la stessa regista del documentario, è una commozione incontenibile, data da una grandezza che si pone oltre le parole, gli studi, le fotografie e che trascende il senso stesso di fare teatro. Un teatro che resiste, nonostante l’avvento del cinema, nonostante l’oggi, legandoci a lei più di ogni altra cosa.
Attraverso gli occhi di chi si commuove pensando a Eleonora Duse, il fantasma cede il posto alla donna e il vuoto delle testimonianze “dirette” viene colmato da un’insuperabile consapevolezza, quella nei confronti di un’artista in grado di precorrere i tempi, donando una recitazione pura ed emotiva, di cui si continua a parlare ancora, con la stessa emozione.

Da lunedì 3 febbraio, come in una tournée teatrale Sonia Bergamasco presenterà il documentario nei cinema di moltissime città italiane. Ogni sera una sala diversa per incontrare il pubblico e approfondire temi, rispondere a curiosità e creare una connessione diretta tra gli spettatori e questo suo progetto. Duse – The Greatest concorre al Premio David di Donatello – Cecilia Mangini 2025 per il miglior film documentario.






