Elio (C) 2025 Disney/Pixar. All Rights Reserved.
Elio (C) 2025 Disney/Pixar. All Rights Reserved.

Che paura tremenda fa la solitudine, la sensazione che nulla basti a riempire un vuoto. È difficile spiegarsela da adulti, tanto più spiegarla a un bambino. Eppure Pixar, con la sua formula magica, riesce a trovare una chiave, immaginando l’inimmaginabile, viaggiando attraverso le emozioni prima ancora che nello spazio profondo tra le galassie. È così che nasce Elio.

Diretto da Adrian Molina (Coco), Domee Shi (Red) e Madeline Sharafian (La tana), Elio è appunto la storia di un bambino rimasto orfano, che vive con la zia Olga, maggiore dell’esercito incaricata di individuare i rifiuti spaziali. Elio stesso si sente un rifiuto, un peso capitato nella vita della zia. Chiuso in sé, non riesce a fare amicizia, sogna soltanto di fuggire più lontano possibile, al punto da provare di tutto per essere rapito dagli alieni. I suoi sforzi vengono ripagati quando il Communiverso, un’organizzazione intergalattica di ambasciatori alieni, lo preleva scambiandolo per il leader della Terra. Entusiasta, pur di restare nello spazio Elio si offre come mediatore con il violento Lord Grigon, che minaccia la vita pacifica del Communiverso. In questa strana avventura, il bambino impara ad aprirsi agli altri, a trovare il suo primo amico e a credere sempre più nella forza degli affetti.

Dall’isolamento al rifiuto della guerra: di cosa parla Elio

Sono serviti circa cinque anni per realizzare Elio, il tempo cioè trascorso fino a oggi dalla prima grande ondata di Covid. Emotivamente è qualcosa che si sente, soprattutto nella fiducia che il film prova a instillare nel mondo, nella speranza che andrà tutto bene, anche quando ci si sente isolati, disconnessi, disperatamente soli. C’è un bisogno evidente dell’altro, in questo film.

A sorpresa, tuttavia, emerge anche un tema pacifista, oggi più attuale che mai. Risulta quasi naturale leggere il presente attraverso le battute del film, segno che Elio ha preceduto e catturato qualcosa che era già nell’aria. È forse però scorretto provare a cucirlo addosso agli eventi più recenti, dall’Ucraina a Gaza fino al terrore della guerra nucleare. Piuttosto si tratta di un’allegoria della mascolinità (tossica) resa attraverso l’idea della guerra e della violenza. Una mascolinità che si scontra con i sentimenti e alla fine sceglie di assecondarli, trasformandosi. Senza fare spoiler, uno splendido aspetto di Elio è l’intero arco dell’antagonista, Lord Grigon, e del suo rapporto con la paternità, come uno spazio sicuro in cui gettare ogni armatura e ogni corazza, letteralmente.

Elio (c) 2025 Disney/Pixar. All Rights Reserved.
Elio (c) 2025 Disney/Pixar. All Rights Reserved.

Cosa aspettarsi da Elio

Esce quasi senza fare rumore, Elio, dal 18 giugno 2025 al cinema. Non è affatto però un piccolo film. Dal punto di vista artistico crea mondi nuovi, sconosciuti e non ancora immaginati. Eppure restano sempre riconoscibili tutti i suoi omaggi ai grandi film di fantascienza, a partire da E.T. e Alien. Nella scrittura è in grado ancora una volta di sovrapporre il livello ironico e adulto a quello elementare delle emozioni, per grandi e piccini.

Raggiunge picchi di pregio in piccoli dettagli, apparentemente insignificanti, come il design di Glordon – il nuovo amico alieno di Elio – che pur senza occhi riesce a vedere ugualmente il bambino, capire il suo spirito e fidarsi di lui, volendogli bene fin da subito.

Risente, inoltre, della firma dei suoi tre registi, che rappresentano anche una prima volta per la Pixar. Dopo essere stato spostato su un altro progetto, infatti, Molina ha lasciato una regia perfettamente paritaria, a quattro mani, a Shi e Sharafian, cosa che non era mai accaduta negli Studios, che di solito affiancano una co-regia al filmmaker principale.

I temi già affrontati dai registi nei film precedenti emergono anche in Elio: dal rapporto con la famiglia (Molina in Coco) alla genitorialità (Shi in Red), fino alla relazione sociale con l’altro nell’occupazione dello stesso spazio e degli stessi confini (Sharafian in La tana). Rappresentano inoltre il cuore del film, i momenti più intensi da cui è sempre bello e liberatorio lasciarsi emozionare in sala.

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