Luci accese, gente che lascia un pensiero, ordinata e distanziata, presente per dare un segnale di speranza ad un settore che da un anno a questa parte è fermo.

Drammaticamente, inspiegabilmente. Perché se è vero che la pandemia che ha sconvolto il mondo ci ha messi di fronte alla legittima esigenza di rimescolare le carte in gioco, di staccare la spina degli eventi sociali e culturali per evitare la diffusione del virus, è anche vero che quasi tutti i settori della vita del nostro Paese hanno in qualche modo ricalibrato e programmato aperture, seppur minime.

Lo spettacolo dal vivo no, anzi sembra proprio essere uscito dall’agenda politica della classe dirigente.

Per questo motivo U.N.I.T.A. (Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo) ha indetto l’iniziativa di accendere le luci dei teatri italiani lunedì 22 febbraio dalle ore 19.30 alle 21.30.

Il foyer del Teatro Duse di Bologna

All’appello hanno risposto numerosi ed entusiasti i direttori di molti dei teatri sparsi per la penisola.

Ad un anno esatto di distanza dal primo provvedimento governativo che intimava la chiusura immediata dei teatri nelle principali regioni del Nord Italia per il contrasto del Covid-19, estendendo poi il provvedimento a tutto il territorio nazionale, Facciamo luce sul Teatro intende parlare al nuovo governo, chiedendo un piano che riporti il prima possibile gli attori sul palcoscenico, le maestranze dietro le quinte e gli spettatori in platea.

Teatro Arena del Sole di Bologna

Testimone in prima persona delle luci accese nei teatri bolognesi, sognando di varcare presto la soglia di quel magico luogo che frequento da quando ho memoria.

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Nata nella terra dove il fuoco dell’Etna incontra il limpido Mar Mediterraneo, l’arte è da sempre la mia passione, in tutte le sue declinazioni. Da piccola mi piaceva leggere, guardare film di ogni genere, scrivere racconti e poesie, girare per musei, ma è solo varcando per la prima volta la porta di un teatro che ho capito la mia vocazione. “Crescendo e cercando”, ho scelto di frequentare il corso di laurea in scienze della comunicazione. Nel frattempo il teatro mi ha nutrito e ha occupato tutto il mio tempo libero. Decisi di fruirne a 360 gradi, non solo “facendolo” studiando in un’accademia e portando in giro per l’Italia spettacoli con diverse compagnie, ma anche vedendolo, vivendolo da spettatrice e, con il tempo, da redattrice. Finita la triennale non ebbi dubbi: emigrai in quel di Bologna per specializzarmi al Dams e iniziai a collaborare con diverse testate giornalistiche, venendo ospitata in vari festival e convegni. L’arte cambia con la società e ci si specchia dentro. Il teatro ne coglie gli umori, e li trasferisce al pubblico nel celeberrimo qui e ora che non teme (perché non ha) paragoni con nient’altro.

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