
Federica Pala ha 19 anni ma già alle spalle ruoli da protagonista delicati e complessi, che richiedono grande sensibilità. L’abbiamo vista per la prima volta in America Latina dei Fratelli D’Innocenzo, accanto a Elio Germano, ma è stata soprattutto il volto e la voce di Sarah Scazzi in Qui non è Hollywood, la serie originale Disney+ su delitto di Avetrana. Il 2 aprile la vedremo su Rai Uno, in prima serata in Qualcosa di lilla, storia di Nicole, malata di bulimia.
Le parole, come direbbe Nanni Moretti, sono importanti, così come lo è la cura per gli aggettivi che spesso ci troviamo a incollare sulle persone. Come viene specificato nel film di Isabella Leoni, scritta da Maruska Albertazzi, Nicole non è bulimica, perché la persona non è sovrapponibile alla malattia né inseparabile da essa.
C’è una sensibilità del linguaggio e delle immagini che è la prima cosa in assoluto che colpisce in Qualcosa di Lilla. Un film che, proprio perché destinato alla tv e alla prima serata, assume su di sé, con orgoglio, anche un compito di servizio pubblico. Non spettacolarizza e non banalizza. Non racconta come si guarisce, ma mette in scena una progressiva consapevolezza, tanto di Nicole quanto della sua famiglia e, di conseguenza, del pubblico a casa.
Federica, come hai lavorato con la regista per riuscire a ottenere un equilibrio, essenziale nel film, senza spettacolarizzazione?
Con Isabella Leoni abbiamo lavorato molto in sintonia, in aiuto e in ascolto una dell’altra. Non capita spesso che gli attori riescano a proporre determinate idee e che le idee vengano accolte. Non è sempre scontato. Invece Isabella si è posta in ascolto di alcune mie iniziative e abbiamo costruito insieme il personaggio di Nicole, o meglio, l’abbiamo ampliato sulla base della sceneggiatura.
L’obiettivo non era porre l’attenzione su un corpo, magari particolarmente magro, o su troppe scene di vomito. Infatti anche le scene più crude sono realizzate sotto forma di frame, perché non volevamo spettacolarizzare il disturbo alimentare, ma invece andare a vederne l’aspetto psicologico.
Cosa significa per te rivolgerti a un pubblico che idealmente è fatto di tuoi coetanei, però coinvolge anche le famiglie e i genitori?
In effetti credo che il pubblico di questo film possa essere veramente ampio. Può essere d’aiuto sicuramente ai giovani, per non sentirsi soli, per capire che chiedere aiuto può portare a un percorso di cure e, anche se non nell’immediato, a una guarigione. E penso sia fondamentale che invece questo film arrivi a un pubblico più adulto, un pubblico che magari al momento è meno sensibile rispetto all’argomento (dei disturbi alimentari, ndr) o che lo conosce meno.
Secondo te qual è l’aspetto, o anche la scena, di Qualcosa di lilla che colpisce di più il pubblico?
Io ho amato, e dall’altra parte anche sofferto molto, la parte verso la fine del film quando Nicole inizia a vivere esclusivamente in casa e viene controllata in ogni cosa. Quando lancia via il piatto di riso è quasi come se sfogasse questo suo malessere, questa sua rabbia e suo questo dolore, che poi si riversa contro il padre. Mi ha colpito molto interpretare la scena con Alessandro Tersigni. Ci siamo immedesimati tanto e spero che quello possa veramente far arrivare al pubblico quanto dolore possa esserci in una persona che soffre di un disturbo alimentare.
Quello di Nicole non è il tuo primo ruolo delicato da protagonista. Hai interpretato anche Sarah Scazzi in Qui non è Hollywood. Ti ha spaventata l’idea di affrontare un caso di cronaca nera così noto? Come ci hai lavorato e cosa ti porti di quell’esperienza?
Più che spaventarmi in realtà all’inizio ero molto incuriosita, in quanto la storia l’ho conosciuta a seguito dei provini, perché essendo nata nel 2007 avevo giusto tre anni quando è successo il fatto di cronaca. Temevo piuttosto il modo in cui il pubblico avrebbe accolto tutto il lavoro che c’è stato dietro. Invece devo dire che è stato ampiamente riconosciuto e il ricordo poi di Sarah Scazzi è stato comunque celebrato in qualche modo.
L’hai detto tu stessa, sei giovanissima, sei nata nel 2007, però hai già recitato per i Fratelli D’Innocenzo e in una serie originale Disney. C’è un ruolo in particolare che desideri interpretare in futuro o un artista con cui ti piacerebbe lavorare?
Un ruolo in particolare non proprio, ma mi piacerebbe affrontare sempre ruoli sfaccettati, che riescano a mettere in gioco ‘Federica’. Con Nicole in Qualcosa di lilla, per esempio, ho scoperto cose nuove su di me, e metterle in gioco sul set è sempre piacevole. Spero di farlo ancora in futuro.
Per quanto riguarda gli artisti, ho già avuto il privilegio di lavorare con Elio Germano e Vanessa Scalera. Mi piacerebbe lavorare con Pierfrancesco Favino o Paola Cortellesi. E di registi, se parliamo di sogni, direi Paolo Sorrentino.
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