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Un bianco Natale a New York City

New York nei film natalizi - FRAMED Magazine

New York nei più celebri film natalizi ambientati nella metropoli

Chiunque sia stato a New York almeno una volta nella vita ha probabilmente vissuto la strana sensazione di déjà-vu. Strade, luoghi e atmosfere della città sono riprodotte, infatti, nei film molto più di quanto dichiarato nelle trame. Newyorker è uno stato mentale, un atteggiamento, un modo frenetico ed energico di vivere la vita. In altre parole, quando New York City appare anche di sfuggita in un film, ne diventa immediatamente protagonista.

C’è un filone in particolare, tuttavia, in cui la città assume, se possibile, un aspetto ancor più magico e affascinante: le feste di Natale/Capodanno. Vi vengono in mente alcuni titoli? Esattamente, eccoli qui.

Miracolo nella 34ª strada (Les Mayfield, 1994)

Remake del film Il miracolo della 34ª strada del 1947, l’opera del 1994 ha una fotografia patinata e un soggetto classico, sviluppato da volti cult degli anni ’90 (come Mara Wilson nel ruolo della piccola Susan). É ambientato interamente a New York sebbene furono pochissimi i giorni di riprese nella città, dato che la maggior parte delle scene fu girata a Chicago.

Nella Grande Mela però scorgiamo l’inconfondibile parata del Thanksgiving Day, tra la 72a e la 78a e il momento più romantico per Dorey (mamma single di Susan) e l’innamorato avvocato Bryan, ambientato al Wollman Skating Rink in Central Park. Sulla pista di pattinaggio, nelle luci natalizie della sera gelida, gli sguardi dei due vengono inondati da un’illuminazione d’effetto, sciogliendo il cuore degli spettatori.

Una poltrona per due (John Landis, 1983)

Non tutto il film di Landis è ambientato a New York ma una delle parti più importanti: la rivalsa di Louis e di Billie Ray sulla tragica scommessa architettata, a loro discapito, dai fratelli Duke. La vendetta si realizza all’interno di un luogo entrato tristemente nella memoria per la sua valenza drammatica: una delle due Twin Towers del World Trade Center. Le riprese delle due torri in tutta la loro magnificenza segnano visivamente un periodo “cinematografico” pre-attentato che codifica fortemente il film. La comicità di Una poltrona per due forse non avrebbe lo stesso effetto se il film fosse uscito dopo il 2001 e questo ci dà modo, sfruttando appieno la possibilità di sognare con il cinema, di tornare indietro nel tempo, e fruire di un’immagine-simbolo costretta ad evolversi in memoria di essa.

Una poltrona per due (John Landis, 1983)

Mamma, ho riperso l’aereo: mi sono smarrito a New York (Chris Columbus, 1992)

Il sequel del classico di Natale Mamma ho perso l’aereo è quasi sicuramente meglio del primo per merito della location: Kevin McCallister per la seconda volta si perde le vacanze con i suoi disattenti genitori, non per essere stato dimenticato a casa ma per essersi perso in aeroporto. E mentre tutti i componenti della famiglia salgono su un volo per Miami, il ragazzo sale sull’aereo sbagliato, ritrovandosi a New York. Emblematica culla dello spirito natalizio, la città è vista attraverso gli occhi di un bambino che non vedeva l’ora di trascorrere le feste dove gli alberi addobbati sono giganteschi.

Rimanendo abbagliato dalle attività e dai posti da vedere nella città, fa un giro nei pressi dell’Empire Diner, fa acquisti al Quong Yuen Shing Grocery, a Chinatown (chiuso nel 2003) e passa davanti all’imponente World Trade Center, fornendo, come in Una poltrona per due, un’immagine simbolo che vive ormai solo nei film.

Kevin inoltre prende una stanza al Plaza Hotel, storico albergo sulla Fifth Avenue, che nel 1988 venne acquistato da Donald Trump, che fa un buffo cameo nel film. L’hotel fu poi rivenduto nel 1995. Solo le scene esterne e quelle nella hall sono girate nel vero edificio, mentre le sequenze nella suite sono state girate all’Hilton Chicago presso South Michigan Avenue.

20th Century Fox, Hughes Entertainment

Come nel primo film, anche nel secondo Kevin apprende l’importante lezione sul non farsi illudere dalle apparenze e c’è un luogo dove capisce che lo spirito del Natale si trova anche nelle piccole cose: Central Park, situato sull’isola di Manhattan tra i due quartieri residenziali, Upper West Side e Upper East Side, dove incontra, e viene salvato, dalla Signora dei piccioni, abitante silenziosa del parco.

Infine, dopo un’avventura turbolenta con i due ladri pronti a tutto tornati dopo l’evasione, riabbraccia sua madre, che sapeva esattamente dove trovarlo: al Rockefeller Center, sempre a Manhattan, davanti all’albero di Natale più alto della città.

20th Century Fox, Hughes Entertainment

Elf – Un elfo di nome Buddy (Jon Favreau, 2003)

Prima di parlarvi del falso elfo più esilarante della tradizione natalizia, chi è Jon Favreau? Il regista di Elf, tra le altre cose, è attore in Friends e ideatore della serie tv The Mandalorian. Ma prima di Star Wars si dedica ad un altro personaggio “alieno” protagonista del film del 2003 con Will Ferrell.

Bambino sperduto adottato da un elfo diventa un uomo adulto e torna dal suo vero padre, un imprenditore degno del primo posto sulla lista dei cattivi. E New York è la città che per Buddy/Elf rappresenta un luogo opposto a quello dove è abituato a vivere, nel Polo Nord. Il suo giro turistico è folle e degno di un personaggio delle fiabe catapultato nelle strade affollate, e arriva a noi con un montaggio concitato che rende alla perfezione l’emozione infantile dell’uomo.

L’ufficio di “Greenway Press”, la casa editrice gestita dal padre di Buddy ( James Caan ), si trova nell’Empire State Building. Invece il Gimbels Dept Store, dove Buddy allestisce il reparto giocattoli durante la notte, è il Textile Building, 295 5th Avenue, all’angolo nord-est di East 30th Street. Gimbels era una vera catena di grandi magazzini che chiuse nel 1987.

Anche in questo film il Rockefeller Center, tra la 49a e la 50a strada a Manhattan, è una location catartica dove il gigantesco albero di Natale guarda nascere l’amore tra Buddy e la dolce commessa Jovie (Zooey Deschanel).

Elf – Un elfo di nome Buddy, Jon Favreau, Web

La curiosità cinematografica è che la casa della famiglia Hobbs, al 55 Central Park West, è lo stesso edificio dove vive Sigourney Weaver in Ghostbusters!

The Family Man (Brett Ratner, 2000)

Se avete un po’ di dimestichezza con la mappa della città, sapete che gli Avenue attraversano Manhattan in senso longitudinale. E decrescendo verso Est formano la ricca Upper East Side. Se poi avete anche una certa familiarità con la cultura newyorchese, sapete che, in linea di massima, ogni borough è connotato culturalmente. Questo permette a The Family Man di fare un discorso sulla società statunitense e sulle classi sociali già solo nominando alcuni quartieri e alcune strade.

Jack Campell (Nicholas Cage) è un broker di Wall Street che vive a Park Avenue (a Est della 5ª Strada). Se la Quinta strada è celebre perché costeggia il Central Park ed è sede di grandi musei e grandi negozi, Park Avenue è la via della nobiltà newyorchese, prettamente residenziale. Quando lo strano incontro con Cash (Don Cheadle) stravolge la sua vita, Jack si ritrova in New Jersey, nella vita parallela che avrebbe avuto se tredici anni prima avesse fatto una scelta diversa. Il New Jersey è per antonomasia la periferia newyorchese per le famiglie di ceto medio, che considerano Manhattan un miraggio. Anzi, effettivamente è proprio un altro Stato, ma New York l’ha culturalmente inglobato.

Oltre al discorso simbolico di Manhattan VS New Jersey, il film riserva tuttavia una notevole sorpresa. Una perla che sono in pochi a conoscere, perché si tratta di una strada privata. Washington Mews è infatti una stradina lastricata di mattoni e con edifici molto bassi, proprio dietro la 5th Avenue, oggi adibita ad alloggi universitari. È rarissimo persino vederla nei film, ne ricordate altri in cui si nota?

Washington Mews, New York City - Credits: TripAdvisor
Washington Mews, New York City – Credits: TripAdvisor

Serendipity – Quando l’amore è magia (Peter Chelsom, 2001)

Innanzitutto, e i golosi ne saranno felici, la gelateria Serendipity III esiste davvero e si trova tra la 225 Est e la 60ª strada. Ossia nell’Upper East Side, a metà strada tra l’angolo di entrata del Central Park e la pittoresca Roosvelt Island. Non una zona prettamente turistica, in realtà, frequentata per lo più da residenti. Sembra messa lì per caso, eppure dà il nome al film stesso. È lì infatti che Sara e Jonathan capiscono di non volersi separare, per la paura di non incontrarsi mai più.

In un raro caso di perfetta coerenza topografica, tra l’altro, il celebre locale si trova a due passi dal Bloomingdale’s di Lexington Avenue, dove i due si sono scontrati e innamorati a prima vista (nella scena precedente). Per ragioni di trama, poco dopo abbandoniamo l’Upper East Side per entrare in Midtown Manhattan. Qui infatti si trova la sede storica del New York Times, dove lavora Dean (spalla di Jonathan): sulla 42ª strada, a pochi isolati da Time Square. E sempre nella Midtown troviamo la diva di tutte le location: il Waldorf Astoria.

Serendipity - Quando l'amore è magia - via web
Scena della gelateria, Serendipity – via web

Il meraviglioso hotel di Park Avenue non è solo il luogo in cui Jonathan dovrebbe sposarsi, è un vero e proprio strumento del destino. Anni prima, la storia di Sara e Jonathan avrebbe preso tutto un altro corso se entrambi fossero riusciti a salire fino al 23° piano in ascensore. Ricordate la scena? E mentre aspettiamo di tornare al laghetto ghiacciato di Central Park per il gran finale, Serendipity ci ha già trascinato in decine di altri luoghi senza che nemmeno ce ne accorgessimo. Brevi scorci in cui fluisce l’incredibile energia della città.

E voi? Avete un film natalizio del cuore ambientato a New York?

Articolo a cura di Silvia Pezzopane e Valeria Verbaro.

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Tag:, , , , Last modified: 3 Gennaio 2021
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