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FIORELLO SUL TEATRO D’OPERA – Un’occasione sprecata

Palco Sanremo 2021 in allestimento

Ieri ricorreva l’anniversario della prima rappresentazione de La traviata, andata in scena il 6 marzo 1853 al Teatro La Fenice di Venezia.

Per Sanremo 2021 era una bella occasione per far conoscere, parlando di Traviata, il mondo della lirica, avvicinandolo al grande pubblico. Di modi ce ne sarebbero stati tanti, a partire dall’attualità che ha ancora oggi la storia di Violetta, o anche, semplicemente, lasciando esibire da sola l’orchestra e la bellezza di quella musica.

La ricorrenza era doppiamente simbolica perché La traviata debuttò al teatro La Fenice. E quale simbolo migliore come augurio della rinascita di un settore in crisi?

Si sarebbe potuto puntualizzare che proprio Traviata è l’opera più riprodotta al mondo (solo dal 2017 al 2020 ben 2671 rappresentazioni!), sottolineare che la lirica, con i suoi teatri e le sue maestranze, è una delle poche eccellenze italiane ancora rimaste, un punto di riferimento nel resto del mondo.

Il siparietto banalizzante di Fiorello

E invece no, Fiorello ha preferito fare un siparietto in cui parla di teatro d’opera e di balletto, banalizzando queste forme di spettacolo e buttando tutto sul ridere. Si sa, il festival attira come una calamita polemiche spesso sterili, alzate solo per sparare a zero sulla kermesse, ma non credo sia questo il caso. Perché la parodia banalizzante di Fiorello, considerato lo stato attuale, era totalmente fuori luogo. In questo momento il teatro aveva bisogno di sensibilizzazione alla causa. Il fatto che i lavoratori dello spettacolo non lavorino da più di un anno è solo la punta dell’iceberg di una situazione più complessa e critica. Il problema di fondo sta nella mancanza di consapevolezza e conoscenza del patrimonio culturale teatrale: manca un’educazione a questa forma d’arte che dovrebbe partire dai programmi scolastici.

Se non voleva inerpicarsi su discorsi troppo “alti” sul valore culturale del teatro, Fiorello avrebbe perlomeno potuto dire ai milioni di italiani che lo stavano ascoltando che dietro a quel “Cigno che ci mette due ore e mezza a morire” (con riferimento al capolavoro di Čajkovskij) , ci sono i corpi di ballo. E un’orchestra. Ci sono scenografi che dipingono fondali, tecnici che li confezionano, falegnami e meccanici che costruiscono le quinte. E poi macchinisti, tecnici luci, sarte e sarti, truccatori e truccatrici. C’è il Teatro, e queste persone sono il Teatro.

La retorica stantia del Teatro per pochi

Era forse l’occasione per mettere in luce il mondo che sta dietro a uno spettacolo (anche di Sanremo stesso!). Quello sarebbe stato un buon modo per far sentire il teatro vicino e quindi sensibilizzare l’intero pubblico, rafforzando la battaglia per i diritti dello spettacolo. E invece, il messaggio trasmesso, al di là della parodia, è che il teatro lirico è bello per gli intenditori, per chi ne capisce, per chi sa. Insomma, non per i comuni mortali, non per l’italiano medio e ignorante (il cui stereotipo ha un po’ stancato).

E no, non basta che dopo dieci minuti Fiorello (avendo realizzato forse il passo falso) ringrazi improvvisamente i tecnici che stanno risistemando il palco. Non bastano nemmeno gli applausi alzati qua e là durante le serate e rivolti ai lavoratori dello spettacolo. Le persone non si sensibilizzano con gli applausi, ma solo facendo conoscere la causa, rendendola vicina, facendo concretamente cultura.

In copertina: una fotografia dell’allestimento del palco di Sanremo 2021. Credit: Sanremonews – febbraio 2021

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Tag: Last modified: 7 Marzo 2021
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