
Presentato nella sezione Venice Open-Fuori Concorso, Flesh Impact è il nuovo cortometraggio diretto da Maggie Gyllenhaal, che quest’anno è anche Presidente di Giuria di Venezia 83. Nel cast Dakota Johnson, Ellen Burstyn, che ha ritirato in questa occasione il Leone D’Oro alla Carriera, Peter Sarsgaard e Sepideh Moafi.
Flesh Impact racconta di un sistema ancora (troppo) attuale
Flesh Impact parte da una domanda semplice quanto significativa: che cosa sarebbe successo a Marilyn Monroe se non fosse venuta a mancare nel 1962? Come sarebbe proseguita la sua carriera? Cosa avrebbe pensato dell’industria cinematografica attuale? In Flesh Impact, Maggie Gyllenhaal immagina una Marilyn Monroe centenaria (Ellen Burstyn), alle prese con un provino per un ruolo in un lungometraggio in un piccolo teatro di New York. La sua identità si svela progressivamente, mentre il cortometraggio alterna sapientemente le immagini di una Marilyn anziana a quelle di una Marilyn giovane, nel pieno della sua carriera, interpretata da Dakota Johnson.
Con Flesh Impact, Maggie Gyllenhaal realizza un cortometraggio metacinematografico, in cui la figura di Marilyn Monroe diventa specchio della condizione dell’attrice stessa. La Marilyn di Ellen Burstyn indaga infatti su quella che è stata la sua condizione nell’industria cinematografica, su come la sua sensualità e il suo corpo venivano usati in favore di camera, prediligendo quindi la sua carne, piuttosto che la sua persona (da qui il titolo, Flesh Impact, che in italiano è traducibile con “colpo sulla carne”). Il cortometraggio non si limita quindi a immaginare una possibile sopravvivenza della Monroe, ma la trasforma in un espediente per interrogarsi sul presente.
Quanto è davvero cambiato lo sguardo del cinema sulle attrici? C’è stato un miglioramento della condizione femminile rispetto ai tempi di Marilyn? Flesh Impact risulta quindi essere una riflessione amara e lucida, di quanto in realtà le cose non siano cambiate rispetto a ottant’anni fa, e di come lo sguardo della camera continua a rimanere puntato sul corpo delle attrici, sulle loro scelte, sul loro aspetto e sulla loro immagine pubblica. Marilyn Monroe non appartiene solo al passato, bensì rimane una figura attuale, simbolo di un sistema che consuma e imprigiona le sue icone e protagoniste.
Marilyn Monroe e Marilyn Monroe
Il vero fulcro dell’opera risiede nel continuo alternarsi di immagini di una versione di Marilyn che non è mai esistita, quella interpretata da Ellen Burstyn, e la versione di Marilyn che tutti conosciamo, ossia quella interpretata da Dakota Johnson. La prima è difficilmente riconoscibile e, quando anche i casting director scoprono che quella che hanno davanti potrebbe essere Marilyn, stentano a crederci. La seconda, invece, è un’immagine cristallizzata, luminosa e quasi invincibile. Burstyn porta in scena una Marilyn segnata dal tempo, dalla memoria e dalla consapevolezza, mentre Johnson porta in scena la Marilyn più ingenua, ancora piena di speranza ma mai pienamente compresa.
Il contrasto che si crea tra queste due interpretazioni permette a Maggie Gyllenhaal di indagare e mettere in discussione quella distanza tra persona e personaggio che ha definito e caratterizzato la vita di Marilyn Monroe. In questo senso il provino diventa simbolico: Marilyn Monroe, arrivata a cento anni, decide e riesce a riappropriarsi della sua voce. Dopo una vita trascorsa a essere stata giudicata, sezionata, ma soprattutto silenziata, Marilyn pretende adesso di essere ascoltata, creandosi uno spazio in cui esistere al di fuori del mito che l’ha resa immortale ma prigioniera.
In breve
Flesh Impact è nel suo complesso un cortometraggio breve ma denso, capace di usare la figura di Marilyn Monroe non solo come una figura nostalgica, ma come espediente per poter osservare e giudicare il cinema, il concetto di desiderio e la violenza che può avere uno sguardo. Una celebrazione a 360 gradi di Marilyn Monroe che, in occasione del suo centenario, riesce finalmente a riappropriarsi della sua voce e del suo corpo.
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