Francesco Sossai allo Script Fest 2026
Francesco Sossai allo Script Fest 2026

Si è tenuta lo scorso 18 aprile, nell’ambito della prima edizione di SCRIPT Fest – Festival di Sceneggiatura, evento che si propone di riportare la scrittura al centro del dibattito sull’immaginario contemporaneo, una masterclass con Francesco Sossai e Adriano Candiago, co-autori del soggetto e della sceneggiatura del film candidato a 16 David di Donatello Le città di pianura. Sossai, anche regista del lungometraggio in cui la sceneggiatura è un ingranaggio fondamentale per il successo che poi ha ricevuto da critica e pubblico, ha raccontato a FRAMED dei personaggi non scontati di un road movie che trova nella commedia all’italiana le sue origini.

Che vita ha avuto Le città di Pianura e come ne percepisci il successo delle candidature ai David?

Chiaramente le candidature ai David sono un modo che ha un’industria di riconoscere una rilevanza del film, cerco però di non pensare a queste cose; vivo molto decentrato e non avendo social network cerco di continuare a fare i miei film nella maniera più spontanea possibile, senza pensare troppo a quello che gli succederà dopo che li ho finiti.

La sceneggiatura (e il soggetto) sono scritti con Adriano Candiago, quanto è stato importante conoscervi bene prima di lavorare insieme al film?

Con Adriano ci conosciamo dal 2010, quasi da subito abbiamo capito che avremmo voluto scrivere insieme e per me è una delle cose più belle della mia vita poter scrivere sceneggiature col mio migliore amico: è fondamentale conoscersi prima, è una cosa rara avere questo tipo di rapporto e poter poi scrivere insieme. Non scriverei questi film, non li farei senza di lui, sicuramente, sarebbero altri film o altre sceneggiature.

Cosa rappresenta (e cosa segna per la loro evoluzione) il reciproco incontro per i tre personaggi del film?

Secondo me rappresenta una cosa che è molto difficile nella nostra vita e nella società contemporanea, ovvero l’occasione del dialogo tra persone che vengono da contesti diversi, che è una cosa che mi sembra che ormai non esista più.

Ognuno è nella sua bolla e si autoconvince delle cose che vengono dette nella propria bolla, mentre scardinarla e poter conoscere, frequentare, passare del tempo con persone provenienti da altri contesti, semplicemente, assentandosi dal giudizio, credo sia un’occasione in grado di creare la vitalità, e che riattiva la vitalità nella società stessa facendo scorrere meglio il sangue nelle vene.

Una scena di Le città di pianura
Una scena di Le città di pianura. Courtesy of Lucky Red, MUBI

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Silvia Pezzopane
Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.