La fregatura di avere un'anima di Giacomo Poretti al Teatro Oscar. Foto di Federico Buscarino
La fregatura di avere un'anima di Giacomo Poretti al Teatro Oscar. Foto di Federico Buscarino

La fregatura di avere un’anima, il libro di Giacomo Poretti, diventa uno spettacolo teatrale, scritto e interpretato, per la prima volta, dall’attore stesso. 

Dalle pagine al palcoscenico, la messa in scena diventa un viaggio profondo e divertente che, grazie al guizzo di Poretti, illumina la più grande e misteriosa delle sfide umane, la creazione e l’educazione dell’anima. In scena al Teatro Oscar di Milano, lo spettacolo si rivela un autentico bacino di intelligenza e sensibilità, capace di lasciare lo spettatore non solo con un sorriso sulle labbra, ma con un arricchimento interiore preziosissimo.

Con la sua inconfondibile e misurata comicità, l’interprete affronta il tema universale della genitorialità e il suo relativo compito, quello di “creare un’anima”, dopo aver messo al mondo un essere umano. Il punto di partenza è la frase di un sacerdote che, dopo un battesimo, spiazza i neogenitori. Da qui, l’autore milanese infittisce una trama di riflessioni che spaziano dalla biologia, alla tecnologia, alla spiritualità, fino alla filosofia, con le più alte e bislacche domande quotidiane di un padre confuso, ma profondamente innamorato di suo figlio.

L’ironia e la disarmante normalità di Giannino

L’ironia è la condizione necessaria che rende accessibile, godibile e leggero un argomento altrimenti gravoso e complesso nel suo genere. Poretti non si limita a far ridere, ma usa la risata come elemento gentile per sviscerare i passaggi intricati ed esistenziali che tutti, prima o poi, ci troviamo ad affrontare.

Il protagonista, di nome Giannino, è l’incarnazione della più onesta fragilità umana; non è un eroe, ma un uomo pieno di dubbi che si trova a doversi confrontare con i problemi quotidiani, come le scottature al sole ad agosto, o il non amare fare il bagno al mare; e innanzi a queste tenere e spontanee “banalità”, si scontra con la domanda più eclatante: “Cos’è l’anima?  E soprattutto, come si fa?” 

Questa figura, così genuinamente normale, permette al pubblico di identificarsi immediatamente e di interagire con lo stesso protagonista, trasformando lo spettacolo in una conversazione intima e collettiva.

La regia brillante e sapiente di Andrea Chiodi valorizza la presenza scenica di Giacomo Poretti, incentrando l’attenzione sul racconto, e soprattutto sull’espressività di un attore che sa dosare perfettamente i tempi comici, con quelli di commozione introspettiva, permettendo di cogliere il vero significato dello spettacolo: che la bellezza della vita sta nella sua inspiegabile e ineluttabile “fregatura”.

Un inno alla “fregatura” della vita

Il messaggio finale che emerge, con estrema positività, risulta potente nella sua indomabile imperfezione; La fregatura di avere un’anima è, in realtà, la vera straordinaria fortuna.

In conclusione, in un’epoca ossessionata dalla praticità e dalla competizione, il monologo di Poretti, restituito dal palco del Teatro Oscar, è un invito a rallentare, a porsi domande, a cercare la bellezza non nel successo esteriore, ma nella profondità invisibile dell’essere, appunto dell’anima. Parole che sanno toccare le corde della leggerezza attraverso la sana comicità. 

La fregatura di avere un’anima è al Teatro Oscar fino al 30 novembre.

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Annamaria Martinisi
Sono il risultato di un incastro perfetto tra la razionalità della Legge e la creatività del cinema e la letteratura. La mia seconda vita è iniziata dopo aver visto, per la prima volta, “Vertigo” di Hitchcock e dopo aver letto “Le avventure di Tom Sawyer” di Mark Twain. Mi nutro di conoscenza, tramite una costante curiosità verso qualunque cosa ed il miglior modo per condividerla con gli altri è la scrittura, l’unico strumento grazie al quale mi sento sempre nel posto giusto al momento giusto.