
A dieci anni dalla scomparsa di Gianni Rondolino, l’Università degli Studi di Torino dedica al critico cinematografico (1932–2016), figura centrale della critica e della storia del cinema in Italia nel secondo Novecento, una giornata di studi attorno alla sua eredità critica e pedagogica.
Il convegno, in programma a ingresso libero il 19 giugno all’Auditorium Quazza di Torino, riunirà interventi critici, materiali d’archivio, testimonianze audiovisive e percorsi dedicati alla sua figura. Il titolo, «Un Rondolino fa primavera» , riprende una scritta apparsa ai piedi della scalinata di Palazzo Nuovo, a inizio anni Novanta. Rovesciamento ironico di un proverbio, negli anni in cui Rondolino era un docente molto amato di storia e critica del cinema.
Gianni Rondolino, la lezione continua
Restituire l’impronta di Rondolino non è impresa agevole. Dai primi corsi alla fine degli anni Sessanta fino alla cattedra di Storia e critica del cinema a Torino, Gianni Rondolino (1932–2016) ha attraversato decenni di cultura cinematografica italiana senza steccati: dai «film sbagliati» di Rossellini a Ozu, da Tex Avery al neorealismo, dall’animazione alla critica televisiva.
Nella Torino dei cineclub e dei cineforum, Rondolino fu uno degli animatori più irrequieti di un laboratorio culturale in continuo movimento. Da quel fermento nasce, nel 1982 insieme ad Ansano Giannarelli, il Festival Internazionale Cinema Giovani, poi Torino Film Festival.
Il suo metodo, refrattario a ogni gerarchia, vedeva il cinema come strumento per interrogare conflitti, trasformazioni e immaginari del presente. Ne resta testimonianza la sua Storia del cinema (UTET, 1977): quasi ottocento pagine sfogliate ormai da centinaia di studenti e studentesse degli atenei di tutta Italia.

Una giornata tra immagini, critica e trasmissione
Il 19 giugno sarà occasione per attraversare, in modo sistematico, i fondi archivistici legati alla figura di Rondolino: documenti dell’archivio storico dell’ateneo, corrispondenze editoriali, materiali del Centro universitario cinematografico. Un percorso articolato in cinque sessioni, che restituisce Rondolino nella sua naturale e rigorosa poliedricità (la cattedra e la curiosità, la ricerca e la divulgazione, la critica e l’invenzione televisiva) attraverso interventi, testimonianze e materiali riuniti e resi accessibili in un unico contesto.
Al centro della giornata, il magistero universitario e la stagione irrequieta dei cineclub torinesi, con una tavola rotonda tra alcuni dei suoi allievi; ma anche l’intenso e rapporto con gli editori (Einaudi, UTET, Bolaffi e Lindau) che ha ridefinito la manualistica cinematografica italiana.
Le sessioni attraverseranno anche il legame, meno noto ma duraturo, con l’Accademia delle scienze di Torino, di cui fu segretario tra il 1959 e il 1972; il contributo alla RAI con Mille e una sera, il programma che tra il 1970 e il 1972 portò il cinema d’animazione in prima serata; le collaborazioni con «La Stampa»; e infine la biblioteca personale, donata al Museo Nazionale del Cinema.
Un archivio vivo nelle voci di Torino
L’iniziativa si estende oltre la sala grazie a Tellingstones, la piattaforma sviluppata da Espereal Technologies, che raccoglierà e renderà accessibili al pubblico, a partire dai primi di settembre, testimonianze audiovisive dedicate a Rondolino. Le voci di chi con lui ha studiato, lavorato, discusso (ex allievi, colleghi, familiari, critici, cineasti) confluiranno in un archivio disseminato nella città, tra luoghi, immagini e racconti legati al suo percorso.
Ancorata agli spazi di Torino che hanno segnato la sua traiettoria intellettuale, questa mappa di voci prolunga il convegno nel tessuto urbano: un modo per continuare a incontrare Rondolino camminando nella sua città e tra le sue parole.
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