
Il rapporto di Giorgio Armani con Hollywood inizia nel 1980, con American Gigolò. Diretto da Paul Schrader e interpretato da Richard Gere e Lauren Hutton – nel cast c’è anche Hector Elizondo, che Gere ritroverà anni dopo nell’altrettanto iconico Pretty Woman – il film consacra lo stile di Armani e gli apre le porte del mercato americano. La scena in cui Julian Kay, il gigolo interpretato da Richard Gere, prepara accuratamente il suo outfit selezionando giacche, camicie e cravatte da un fornito e costoso guardaroba, è entrata di diritto nella storia del cinema. Impossibile non associarla alle carriere di Gere e Armani.
Lo stilista è stato tra i primi a capire quanto un personaggio, grazie ai suoi look, possa attraversare il tempo ed entrare nell’immaginario collettivo. Così Julian Kay, che si muove tra la buona società e il demi-monde di Los Angeles, diventa un’icona di stile e conquista le generazioni più giovani che vogliono vestirsi eleganti, senza sembrare i loro padri. American Gigolò apre a Giorgio Armani le porte dello sconfinato mercato americano. Anche il pubblico femminile può ispirarsi ai look raffinati, sia formali che casual, della protagonista Michelle Stratton, interpretata da Lauren Hutton, diventata amica e ambasciatrice dello stilista.
Alla conquista di Hollywood
Giorgio Armani è stato il primo stilista a capire l’importanza di vestire le star del cinema. Per instaurare con loro relazioni, spesso sia professionali che umane, lo stilista si rivolge, negli anni ’80, a Wanda McDaniel. Nata in Missouri, McDaniel si laurea in giornalismo e si trasferisce a Dallas, dove scrive con successo di società ed eventi mondani. Si trasferisce poi a Los Angeles, dove frequenta la gente che conta, sposa il produttore Albert S. Ruddy e fa regolarmente shopping da Giorgio Armani.
È la collaboratrice perfetta per lo stilista, per cui apre il VIP “dressing office” in Rodeo Drive.
I look iconici di Diane Keaton e Julia Roberts
L’amore tra Giorgio Armani e la settima arte nasce durante la sua giovinezza, quando i film erano per lo stilista momenti di evasione dalla realtà. Nel corso della sua lunga carriera, il cinema è stato una grande e costante fonte d’ispirazione. Armani ha vestito centinaia di personaggi, sostenendo che “La vita fosse un film e i suoi capi di abbigliamento costumi”. Non si contano le volte che attori e attrici hanno presentato e ritirato premi indossando i suoi abiti, entrando nella lista delle celebrità meglio vestite ogni volta che c’è lstata ’occasione di indossare le sue creazioni.
Nel 1978 Diane Keaton ritira l’Oscar per la sua interpretazione in Io e Annie con un look da giorno che include una giacca color greige, il colore simbolo di Armani. Non c’è nessun accordo tra l’attrice e lo stilista, Keaton va semplicemente in una boutique e sceglie vestiti che rispecchiano alla perfezione il suo stile.
Nel 1990, il ruolo di Shelby Eatenton in Fiori d’Acciaio fa vincere a Julia Roberts il Golden Globe. L’attrice ritira il premio indossando un completo grigio, maschile e oversize. Uno dei numerosi look iconici firmati Armani e uno tra i più memorabili di Roberts.
Eleganza in ogni genere: dal thriller alla fantascienza
Giorgio Armani ha collaborato con i registi più importanti spaziando tra quasi tutti i generi cinematografici. Ricordiamo Phenomena, film horror di rara eleganza diretto da Dario Argento, e lo stile impeccabile de Gli Intoccabili di Brian De Palma, con Kevin Kostner, Sean Connery, e Robert De Niro nei panni di Al Capone. Diretti da Bernardo Bertolucci, John Malkovich e Debra Winger in Un tè nel deserto e Jeremy Irons in Io ballo da sola, sembrano usciti da una campagna pubblicitaria dello stilista, che per Speriamo che sia femmina, diretto da Mario Monicelli, si occupa invece del guardaroba di Catherine Deneuve.
Non si fanno notare, ma ricordare, i protagonisti di Guardia del corpo, Kevin Kostner e Whitney Houston, e Tom Cruise nel thriller psicologico Vanilla Sky. Ne Il cavaliere oscuro veste Armani Christian Bale, quando, tolto il costume di Batman, entra nei panni del facoltoso ed elegante Bruce Wayne. I Bastardi senza gloria di Quentin Tarantino, i protagonisti di The social network, film di David Fincher sulla nascita e l’ascesa di Facebook, l’avvocato ambizioso interpretato da Michael Fassbender in The Counselor; hanno tutti in comune il guardaroba firmato Armani. Nella sua cinematografia non mancano film di fantascienza, come Gattaca ed Elysium.
Il rapporto speciale con Martin Scorsese
La collaborazione tra Giorgio Armani e Martin Scorsese inizia nel 1990. Il regista gira un cortometraggio sullo stilista, Made in Milan. Poco più di venti minuti durante i quali Armani racconta la sua storia, il suo lavoro, la sua amata città d’adozione. Del 1990 è anche Quei bravi ragazzi, con Robert De Niro, Ray Liotta e Joe Pesci nel ruolo di eleganti malavitosi. Nel 1995 lo stilista collabora a Casinò, un ritratto di Las Vegas con Robert De Niro, Sharon Stone e Joe Pesci. Sono decine gli abiti di Armani che Robert De Niro indossa per interpretare Sam “Ace” Rothstein.
Scorsese e Armani, ormai amici, si ritrovano per The Aviator, raffinato biopic del 2004 con un cast stellare: Leonardo DiCaprio nel ruolo del magnate Howard Hughes e attori che interpretano star della Golden Hollywood, come Jude Law/Errol Flynn, Cate Blanchett/Katherine Hepburn, Kate Beckinsale/Ava Gardner.
Meno “eleganti” sono gli abiti di Jack Nicholson, Leonardo DiCaprio, Matt Damon e Mark Walhberg, protagonisti di The Departed (2006), ambientato nel mondo della criminalità organizzata di Boston, mentre in The Wolf of Wall Street (2013) lo stilista veste di nuovo DiCaprio, questa volta nei panni del ricchissimo e vizioso broker Jordan Belfort.
La corona di ferro
Il primo film di cui Giorgio Armani aveva ricordo è La corona di ferro, di Alessandro Blasetti. È una storia epica e fantastica, su una corona forgiata con uno dei chiodi usati per crocifiggere Gesù. Con un cast di divi tra cui Gino Cervi, Massimo Girotti, Luisa Ferida, Osvaldo Valenti e Paolo Stoppa, nel 1941 vinse il premio come miglior film alla Mostra internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
A disegnarne i costumi fu Gino Carlo Sensani, considerato il primo costumista italiano professionista. La sua vita, come quella di Re Giorgio, è stata ricca di incontri e occasioni.
È già in fase di lavorazione da mesi, non annunciato per rispetto nei confronti dello stilista, di cui da tempo erano note le precarie condizioni di salute, Armani – The King of Fashion. Prodotto da Andrea Iervolino, il film vuole essere un omaggio a un uomo che ha contribuito a rendere celebre l’Italia nel mondo, che ha rafforzato l’idea di bellezza legata al nostro paese, che “con il suo talento ha saputo trasformare l’eleganza in linguaggio universale” e che “ha trasformato il proprio sogno in un patrimonio collettivo” (Leggi qui).
Sarà di certo il primo tributo all’immenso apporto artistico di Giorgio Armani.
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