Giulio Regeni - Tutto il male del mondo
Giulio Regeni - Tutto il male del mondo

Dieci anni fa Giulio Regeni veniva rapito, torturato e poi ucciso in Egitto. Il suo corpo venne ritrovato il 3 febbraio 2016 nei pressi del Cairo. In questi dieci anni non si è mai fermata la battaglia per ricostruire la verità sulla morte del ricercatore italiano, portata avanti in primo luogo dai genitori, Claudio Regeni e Paola Deffendi, e dall’avvocata Alessandra Ballerini, che li ha assistiti nel lungo percorso che nel 2023 ha portato a processo quattro agenti della National Security egiziana. Un processo che è ripreso solo lo scorso febbraio e dovrebbe arrivare a sentenza entro la fine del 2026, motivo in più per guardare questo film e non distogliere l’attenzione dalla storia di Giulio Regeni.

È in questo contesto, di ricerca costante di giustizia e verità, che si colloca Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, documentario di Simone Manetti, scritto da Emanuele Cava e Matteo Billi, prodotto da Ganesh Produzioni e Fandango. Il titolo proviene da una frase pronunciata proprio dalla madre, Paola Deffendi, dopo aver identificato il corpo: «Sul viso di Giulio ho visto tutto il male del mondo».

I fondi negati dal Ministero della Cultura

Pensato come un film-evento, l’uscita in sala è stata programmata solo per il 2, 3 e 4 febbraio ma si è tornato a parlarne da inizio aprile, quando il Ministero della Cultura ha pubblicato le graduatorie complete dei contributi selettivi per la produzione di opere cinematografiche e audiovisive, da cui il documentario su Regeni è risultato escluso.

Non solo, però, si tratta di un film di elevato interesse pubblico. È a tutti gli effetti anche un documentario di grande fattura. Cinema di qualità al servizio di una storia di estrema rilevanza, anche politica, per l’Italia contemporanea. Per questo il finanziamento negato ha subito – e giustamente – fatto notizia, portando a diverse dimissioni all’interno della Commissione che eroga i fondi. Inoltre il ministro Alessandro Giuli è stato sollecitato a rispondere in merito alla questione. Una conseguenza, però, significativa e concreta, nata dal basso, è stata la scelta di riportare in sala il film, anche con il contributo di Circuito Cinema.

Il documentario è così tornato in circa 60 sale in tutta Italia. E il messaggio più forte che noi stessi, da spettatori, possiamo lanciare, è quello di andare (o tornare) a guardarlo.

«Ritornare in sala è la risposta migliore a chi vuole a tutti i costi che questo documentario sia una battaglia di una sola parte» ha affermato in proposito Domenico Procacci, fondatore e produttore di Fandango. «I cinema sono luoghi democratici dove chiunque può capire, indignarsi e vedere con i propri occhi, al di là del credo politico, quello che è successo e sta succedendo riguardo a una vicenda che continua a chiedere verità e giustizia. ‘Giulio continua a fare cose’, dicono spesso Paola Deffendi e Claudio Regeni, i genitori di Giulio, insieme all’avvocata Alessandra Ballerini: tornare in sala con questo documentario è una di quelle».

L’importanza della ricostruzione

Giulio Regeni – Tutto il male del mondo è uno straordinario esempio di come cinema e reportage possano avvicinarsi al punto quasi da sovrapporsi in alcuni punti. Simone Manetti, insieme agli sceneggiatori Emanuele Cava e Matteo Billi, ricostruisce le ultime ore di Giulio Regeni e soprattutto ciò che è avvenuto dopo.

Non c’è finzione, anzi il documentario segue una struttura classica e lineare, il cui centro sono le interviste sedute ai genitori di Giulio e all’avvocata Ballerini. C’è però anche un ampio utilizzo dei materiali d’archivio sia televisivo che giudiziario. Vengono mostrati i telegiornali egiziani e italiani dei giorni e dei mesi successivi al ritrovamento del corpo di Regeni, così come video delle rivolte in Egitto. Senza dimenticare le testimonianze rilasciate durante i processi, sia dell’ex ambasciatore italiano sia dell’ex presidente del consiglio Renzi, ma anche di altri uomini, detenuti dal regime negli stessi giorni in cui Giulio Regeni veniva torturato e interrogato.

Giulio Regeni - Tutto il male del mondo. Un frame del video di Abdallah
Giulio Regeni – Tutto il male del mondo. Un frame del video di Abdallah

Non ci sono artifici narrativi: la voce e il volto di Giulio sono quelli reali, poiché il film mostra anche il video girato di nascosto da Mohamed Abdallah per i servizi segreti egiziani. Abdallah, capo del sindacato dei venditori ambulanti nonché una delle fonti di Regeni per la sua ricerca in Egitto, è stato identificato come l’uomo che ha denunciato Regeni alla polizia di Gyza.

Giulio Regeni – Tutto il male del mondo si affida perciò alla forza dei fatti e dei volti che in tutti questi anni hanno fatto sì che non si dimenticasse mai che la storia di Giulio non è solo una tragedia privata, ma una questione pubblica, che riguarda tutti noi italiani. E la cui memoria spetta a noi tutelare, anche con un gesto semplice come quello di andare al cinema.

V.V.

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