Gli anni amari: un’occasione sprecata

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Gli anni amari, diretto da Andrea Adriatico, racconta la storia di Mario Mieli, il più importante e controverso attivista del movimento LGBTQ+ italiano. Il film è stato presentato in anteprima il 16 ottobre 2019 nella serata di pre-apertura della Festa del Cinema di Roma. Originariamente l’uscita al cinema era prevista per il 12 marzo 2020, il giorno dell’anniversario della morte di Mieli. Ma la chiusura dei cinema causata dall’emergenza sanitaria ha portato allo slittamento dell’uscita al cinema il 9 Luglio 2020.

La sceneggiatura è stata scritta a sei mani da Adriatico stesso, Grazia Verasani (autrice di Quo Vadis Baby) e Stefano Casi (giornalista, ricercatore e operatore teatrale). Casi ha già collaborato con Adriatico per la sceneggiatura di Il vento, di sera (Berlinale 2004) e All’amore assente (London International Film Festival, 2007). Personalmente riponevo grandi speranze in questo film, ma il risultato è stato davvero poco convincente.

La spiegazione didascalica della biografia di Mieli ne Gli anni amari: un punto di forza…

Per me che conoscevo già in parte la figura di Mario Mieli l’eccessiva attitudine enciclopedica nel narrarne la biografia è risultata piuttosto pesante, al contrario per chi non lo conosce affatto la visione di questo film può essere molto utile. L’opera infatti ripercorre in maniera precisa tutte le tappe fondamentali dell’attivismo di Mieli. Le esperienze a Londra con il Gay Liberation Front, la prima manifestazione per i diritti dei gay a Sanremo e l’avvicinamento al Fuori, il Festival dei giovani proletari al Parco Lambro nel 1976, la pubblicazione della sua tesi di laurea Elementi di critica omosessuale con Einaudi nel 1977, l’esperienza teatrale de La Traviata Norma. Agli eventi pubblici e politici si incrociano quelli privati con i suoi amori, l’amicizia con Ivan Cattaneo, la diagnosi di schizofrenia, l’interesse per l’esoterismo, i rapporti tormentati con la famiglia alimentati dalla scrittura della biografia e infine il suicidio nel 1983.

Gli anni amari: Mario Mieli alla prima manifestazione italiana contro l’omofobia (Sanremo 1972) – Credits: Web

… Ma anche la sua più grande debolezza

Tuttavia questa rappresentazione schematica ed enciclopedica risulta un po’ troppo pedante. I dialoghi non sono mai dei veri e propri scambi, risultano sempre come dei monologhi che oscillano tra il dogmatico e l’assurdo. Una delle scene che più mi ha colpito in tal senso è stata quella dell’incontro al parco con dei membri dell’MSI che vogliono picchiare lui e il suo compagno. Da questa scena parte un monologo totalmente nonsense in cui Mario danza e in ultimo entra persino nella fontana. Dall’altro lato, alcune sue battute sono dei meri slogan come “Omosessuali e femministe sempre a braccetto, chi lo dimentica è perduto!”. 

Insomma, non è tutto da buttare. È comunque ammirevole il tentativo di raccontare una figura come Mario Mieli, caposaldo dell’attivismo omosessuale italiano, ancora oggi avanti anni luce con le sue idee sull’intersezionalità delle cause (diritti omosessuali, proletari e femministi) e sul superamento del binarismo di genere. Cause che ancora oggi facciamo fatica a perseguire, se non addirittura a comprendere davvero. Purtroppo però il film non rende giustizia del tutto alla straordinarietà di questo importante personaggio.

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Nata sotto il segno dei Gemelli il che significa che in me convivono tutto e il contrario di tutto: la letteratura (dalla medievale alle contemporanea), il cinema, il teatro, le serie tv, i fumetti, l'opera, le arti visive e i programmi trash del palinsesto di Real Time. Scrivo di tutto perché «homo sum, humani nihil a me alieno puto»; con un approccio intersezionale e di genere perché credo che le prospettive di tutti e tutte hanno un valore, anche se non ci riguardano personalmente. Il curriculum vitae dice che faccio il dottorato in America, ma non è niente di serio.

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