
L’Italia sarà forse ancora un Paese «in mano ai dinosauri», come diceva il docente-barone Mario Schiano de La meglio gioventù, ma i giovani a quanto pare non vogliono saperne di stare zitti, anzi alzano, e se va bene impongono, la loro voce: non solo al recente referendum costituzionale, ma anche nell’audiovisivo, complici iniziative come il Goga Film Festival, che dal 10 al 12 aprile torna a Roma, presso il Circolo Culturale Zalib (quartiere Trastevere) con una seconda edizione che promette di mantenere e superare la formula dell’anno scorso (premiata da una media di oltre 200 persone a serata), puntando sempre a “Guardare oltre, guardare attraverso” (da cui la sigla del nome) e valorizzando un cinema realizzato da chi ha meno di 35 anni e un format che spesso è la palestra, sottovalutata, dei nuovi talenti per muovere i primi passi, il cortometraggio.
I corti in gara e i talk
Oltre 200 i film brevi giunti all’attenzione dei selezionatori Silvia Pezzopane e Luciano La Camera, anche fondatori e organizzatori della manifestazione con Emanuela Bruschi, Aurore Dupaquier e Ilaria Ferretti, insieme a Lucia Liberati e Alessandra Miccichè. 10 i titoli selezionati per il concorso, affiancando generi e generazioni senza steccati o gerarchie, tra emergenti e nomi affermati: Non per metodo per intuito di Francesco Ferraris, Frantumi di Mattia Biondi, Mango di Joan Iyiola, Most Hated Man in the World di Jacopo Spanò, Rukeli di Alessandro Rak, Cacciatori di uranio di Davide Palella, I Fantasmi di Federico Papagna, Sauna Day di Anna Hints e Tushar Prakash, Il gatto di Monica di Letizia Zatti e Coyotes di Said Zagha.
Quest’ultimo lavoro, confermando la dichiarata volontà del festival di «accentuare la dimensione internazionale» e «interrogare il presente senza semplificarlo» (ha rimarcato Dupaquier), viene dalla Palestina: e al cinema di quella terra e di quel popolo oppressi dalla brutalità genocidaria del colonialismo israeliano è dedicato non per nulla anche uno dei tre talk. Gli altri due saranno incentrati il primo sui giovani sceneggiatori e le nuove forme di scrittura, il secondo sui registi under 35 e le difficoltà di esordire nel panorama italiano, coinvolgendo ospiti come Paolo Strippoli, Ludovico Di Martino, Adriano Candiago, Mara Fondacaro, Flaminia Gressi e Carolina Pavone.
Le giurie e il padrino dell’edizione
Tornando ai corti («strumento e fine dell’audiovisivo necessario», ha detto Guglielmo D’Avanzo, che con Francesca Andriani collabora alla nuova edizione di Goga per la casa di produzione 10D), i vincitori tra quelli in gara saranno proiettati, fuori concorso, all’interno delle rassegne partner Incanto Film Festival e CortoCircuito Film Festival. A valutare le opere in competizione troviamo tre giurie: giornalistica, presieduta da Marco Spagnoli e formata con lui da Alessio Zuccari, Alina Trabattoni, Rocco Giurato, Tiziana Lupi e Oscar Cosulich; studenti, dove il presidente Valerio Mieli è affiancato da ragazzi di realtà formative romane come Officina Pasolini, Sapienza e Centro Sperimentale di Cinematografia; e infine la giuria attori, che assegna il nuovo Premio Persona alla miglior interpretazione, ed è composta da Edoardo Purgatori, Carolina Sala, Gabriel Montesi, Barbara Chichiarelli e dal presidente Tommaso Ragno.
Quest’ultimo, intervistato in conferenza stampa, ha auspicato «che il cinema diventi sempre più “il cinema” e non una dépendance della televisione o delle piattaforme», rivolgendosi poi proprio a quei nuovi talenti che si affacciano, da attori, sulla scena contemporanea. E invitandoli a distinguere tra l’obiettivo di «avere successo» (per cui «non occorre che ci si impegni troppo, bastano due o tre tecniche, non devi mettere in gioco niente di te») e quello, assai più difficile e «rischioso», di vivere la recitazione come lavoro su sé stessi.
Padrino del festival è invece Pedro Armocida: il giornalista, critico e direttore della Mostra Internazionale del Nuovo Cinema di Pesaro si è detto «felice e onorato», condividendo «l’idea di “guardare oltre, guardare attraverso”: il cinema è uno strumento privilegiato per osservare e interpretare la realtà, come dimostrano i lavori selezionati e i loro autori». Che saranno seguiti e raccontati dai media partner di quest’edizione: MOW (mowmag.com), Framed Magazine, BadTaste, ScreenWorld e Nostalghia Prodcast.
Una nuova sezione sulla commedia
A proposito di sguardi freschi sul reale, si preannuncia interessante un’altra novità della seconda annata di Goga, la rassegna “Brutti Sporchi e Cattivi”, curata dalla regista Sarah Narducci e dalla sceneggiatrice Rebecca Ricci (la prima ha diretto il corto Ho ballato di tutto, scritto da entrambe), e focalizzata sulla commedia: intesa e osservata, però, «con occhi diversi», ha specificato Narducci, ovvero non tanto come genere ma «come una postura, come un modo di stare al mondo», che può abbracciare come tale le forme e gli stili più diversi, dal mockumentary al grottesco.
Non a caso i padrini della sezione sono Giancarlo Fontana e Giuseppe G. Stasi, che hanno già dimostrato si saper declinare la loro vena umoristica attraverso corde inconsuete, non ultimo il crime fanta-politico della serie The Bad Guy. A dimostrarci che «La commedia è viva e lotta insieme a noi», come ha dichiarato Narducci, saranno perciò i corti fuori competizione che vedremo il 12 aprile: Fino alla fine di Giovanni Dota, Figlio Santo di Aliosha Massine, Ma come faccio io a non piangere di Dorotea Ciani, Vera Miniero e Sofia Vecchiato, e Menomale di Alberto Palmiero.
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