Guardie al Taj ©Laila Pozzo
Guardie al Taj ©Laila Pozzo

Dal 1° al 20 marzo nella Sala Bausch del Teatro Elfo Puccini sarà in scena Guardie al Taj di Rajiv Joseph, nella traduzione di Monica Capuani, con la regia di Elio De Capitani, interpretato da Enzo Curcurù e Alessandro Lussiana.

L’autore di Guardie al Taj

Poco noto al pubblico italiano, Rajiv Joseph è un apprezzato autore negli Stati Uniti, finalista del Premio Pulitzer 2010 con la sua opera più famosa Tigre del Bengala allo zoo di Baghdad. La sua pièce Guardie al Taj, prodotta dall’Atlantic Theatre Company, ha conquistato nel 2016 l’ambito Obie Awards (premio del teatro off-Broadway assegnato dall’American Theatre Wing e da The Village Voice), ma è restata fino ad ora inedita sui nostri palcoscenici.

È grazie all’impegno della traduttrice Monica Capuani che il testo è approdato anche in Italia, presentato dapprima come lettura scenica al Teatro Sociale di Brescia ed oggi allestito da Elio De Capitani in una produzione che unisce Teatro dell’Elfo (elfo.org) e il Centro teatrale Bresciano.

Lo spettacolo

Siamo in India, più precisamente ad Agra, nel 1648. A quel tempo era Shāh Jahān il sovrano dell’Impero Moghul, durante il suo regno l’architettura indiana visse un’età d’oro, infatti proprio nel 1648 fu ultimato il Taj Mahal, una delle sette meraviglie del mondo.

I protagonisti sono Humayun e Babur, amici fin dall’infanzia, quasi fratelli. Sono soldati semplici e incaricati di fare da guardia al monumento. Humayun è figlio di un alto ufficiale, ligio al dovere e alle sue responsabilità verso il sovrano, Babur invece è un giovane colmo di fantasia ed energia, spesso scalpitante di infrangere la rigida disciplina imposta dal regime in cui vivono.

La vicenda narra la storia della loro amicizia, messa a dura prova dalle conseguenze di vivere e lavorare per quella che era una vera e propria tirannia. Gli verrà affidato un compito difficile, ossia tagliare le quarantamila mani degli operai che costruirono il Taj Mahal, così che (secondo il sovrano) non avrebbero mai potuto ricreare qualcosa di tanto bello. Un compito sfortunato che farà riflettere sull’etica personale, sul concetto di bellezza e sulle responsabilità di fronte al potere.

Gli attori e l’interpretazione

Durante la visione dello spettacolo si viene totalmente travolti dalla bravura e dall’espressività degli attori protagonisti Enzo Curcurù e Alessandro Lussiana. I due attori (già coinvolti in precedenti progetti dell’Elfo) sono perfetti per i ruoli. Curcurù interpreta Babur, recitando perfettamente l’animo di un giovane gentile e colmo di fantasia, Lussiana interpreta il più severo Humayun, ligio al dovere verso il suo imperatore, ma profondamente legato al suo “bai” (fratello), ossia Babur.

La loro fisicità accompagna scene intense, soprattutto nella seconda parte dello spettacolo quando le due guardie si ritrovano (per ordine dell’Imperatore) a dover attuare il terribile atto di mutilazione. Questo sarà il punto di svolta cruciale che metterà alla prova Humayun e Babur tra il rimorso, il senso del dovere e la responsabilità. Gli interpreti si muovono sulla scena con disinvoltura e complicità, riempiendo lo spazio con la loro sola presenza fisica e vocale. Essendo la sala piccola, le loro voci, così come i sussulti e le urla, creano un’intensa drammaticità.

Guardie al Taj ©Laila Pozzo

La scenografia

I suoni e le luci utilizzati durante lo spettacolo richiamano i paesaggi indiani, tra giungle, cieli stellati e tigri. Si ha l’illusione di essere davvero lì, in India, davanti al Taj Mahal appena costruito. Inizialmente viene usato un telo che divide il palco dalla platea, proiettando le ombre dei due attori posti sul palco che, a quel punto, contano unicamente sulla loro potenza vocale per riuscire a trasmettere le emozioni dei personaggi agli spettatori, operazione perfettamente riuscita.

La scenografia è molto semplice, gli attori si muovono su una grande piattaforma in legno (di ispirazione orientale). Al suo interno sono stati posti oggetti funzionali allo spettacolo: un secchio, spade di legno, dei panni. Spesso tra una scena e l’altra vi sono momenti bui caratterizzati da una musica molto alta, momenti in cui gli attori si cambiavano e raccolgono gli oggetti per la scena successiva, con rapidità e precisione.

GUARDIE AL TAJ è un viaggio della durata di 1 ora e 30 minuti che sono letteralmente volati in quella che è una storia bellissima, con una scrittura interessante e un’interpretazione a cui si continua a pensare anche dopo essere usciti dalla sala.

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Giulia Arcoraci Author Framed Magazine
Nata a Milano il 05/05/1997, laureata in Scienze dei beni culturali e ora studentessa della magistrale in scienze storiche all’Università di Pavia. Il museo è la mia seconda casa, mastico cultura da quando sono bambina. In particolare sono appassionata di arte (principalmente arti extraeuropee), storia, videogiochi e anche un po’ di cinema. Cerco di vivere al meglio la vita culturale di Milano, senza perdermi mostre d’arte o altri eventi. Credo nell’importanza della storia come memoria, un continuo monito a non ripetere gli errori del passato, oggi spesso sottovalutata, mi occuperò di mantenerla viva attraverso la scrittura. Dai miei lavori potrete aspettarvi professionalità, qualche strambo aneddoto storico e, perché no, tante mostre d’arte!

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