Harry Potter e i Doni della Morte Parte 2 - Credits: Warner Bros
Harry Potter e i Doni della Morte Parte 2 - Credits: Warner Bros

Per chi almeno una volta all’anno ha bisogno di immergersi nel magico mondo di Harry Potter. Per chi sente nostalgia di un luogo vissuto intensamente tra le pagine dei libri e gli otto film della saga. E per chi, semplicemente crede che Hogwarts sia un posto dove il cuore ritorna sempre: questa è la serie di articoli che dedichiamo all’universo potteriano. Hogwarts is my home.

Rivedere la saga di Harry Potter dall’inizio alla fine è più doloroso di quanto si creda, e noi l’abbiamo fatto, per la seconda volta quest’anno (grazie alla premurosa/scarsa programmazione Mediaset), e abbiamo assaporato l’ebrezza della libertà, il senso della famiglia, e infine, la tragedia di perdere quasi tutto. Perché l’esigenza di rivivere quei sentimenti? Perché crescere con Harry ci fa provare l’emozione di custodire un’esistenza, magica in parte, ma per il resto identica alla nostra.

Ho visto Harry Potter e i Doni della Morte Parte 2, capitolo conclusivo, due volte in sala: non riuscivo a credere che fosse finito sul serio. E ancora oggi credo non sia stato eguagliato da nessuna altra saga, “vissuta” in tempi recenti, della quale si aspettava il nuovo film ogni anno come se fosse l’appuntamento più importante al cinema. E ora, adulti come Harry, ripensiamo a quel primo giorno di scuola e allo shopping di libri, quaderni e bacchetta magica, nella spensieratezza infantile via via cancellata dall’adulta consapevolezza dell’estrema efferatezza del male, pronto a trucidare anche i compagni di banco.

Un drago finalmente libero

L’ultimo film è scandito da tre momenti fondamentali per Harry, che definiranno indelebilmente l’essenza del mago che è pronto a diventare. Il primo riguarda la consacrazione di quella passione per la trasgressione delle regole verso cui il ragazzo ha sempre avuto una forte inclinazione.

Durante la ricerca degli Horcrux rimanenti Harry, Hermione e Ron si recano nella camera blindata di Bellatrix Lestrange alla Gringott. Ma un drago custodisce l’entrata alle camere: un animale stanco e martoriato, con i segni della schiavitù sulla pelle lacerata. A questo punto rispettare le regole non è più una possibilità, e i tre, avendo preso ciò di cui avevano bisogno, liberano il drago. Spezzano le catene “simboliche” delle ingiustizie del mondo magico, troppo abituato, come il nostro, a gestire i propri affari a discapito dei più deboli.

Harry Potter e i Doni della Morte Parte 2, credits: Warner Bros

È liberatoria e irruente la fuga dalla banca dei folletti, mausoleo dorato di avide mani, e chi è al piano superiore se ne accorge dal tintinnio del lampadario di cristallo. Finalmente i tre studenti Grifondoro sono svincolati dalle norme e possono scegliere da che parte stare. Ciò che si vede è la prima rivoluzione, nata come effetto della paura imminente di morire. Per questo i ragazzi agiscono lanciandosi in sfide quasi senza salvaguardarsi, pensando più a ciò che lasceranno ad una nuova generazione piuttosto che a loro stessi.

Il custode di Harry Potter – Always

Aveva sempre creduto, l’ignaro Harry, di avere la giusta protezione, da parte del mago di cui si fidava di più. Silente, morto per mano di Piton, ma solo per coprire una morte imminente e inevitabile, e salvare l’anima di Draco, altro adolescente capitato per caso negli errori del padre. Silente, che aveva sempre saputo che, al momento opportuno, Harry sarebbe stato un sacrificio di carne, per salvare tutti. E mentre lo stregone più grande della storia si godeva la ribalta come protettore del prescelto, dietro le quinte si muoveva Severus Piton, nascondendo a tutti la parte migliore di sé. La sua morte, nel film molto tragica e commovente, è coronata dal ricordo che dona al ragazzo, per conoscere finalmente la verità. Il suo amore per Lily, pari ad una venerazione, l’aveva condotto ad essere la guardia personale di un bambino a cui non era mai stato simpatico.

La scomparsa di Piton porta Harry a riconsiderare ogni dettaglio dei momenti vissuti nel castello, per la prima volta con lo sguardo di un uomo che non crede più al bene assoluto. Come nel film precedente i primi segreti di Albus Silente seminavano dubbi, qui mostrano la verità di un uomo conteso tra il bene di tutti e quello del singolo.

Harry Potter e i Doni della Morte Parte 2, credits: Warner Bros

La battaglia finale

E sull’orlo del precipizio, Harry Potter non è più il solo protagonista del suo destino, e tantomeno di quello del futuro del mondo. Gli spazi di Hogwarts devastati e le mura crollate sono l’immagine di una distruzione totale che piega ogni professore, studente o abitante del castello. E soprattutto piega la nostra percezione di un mondo inattaccabile e sicuro dove crescere.

Harry Potter e i Doni della Morte Parte 2, credits: Warner Bros

E se la morte di Sirius Black ci aveva fatto disperare, è nulla paragonata allo scontro violento tra la magia nera di Voldemort e la risposta dei maghi dalla parte del bene. Non saprei dire quanto mi faccia male ad ogni visione contemplare i cadaveri che fino a tre film fa facevano scherzi ai professori e sognavano grandi cose, eppure, dopo una fine di cenere e distruzione, i superstiti ritrovano la pace, e si tengono uniti raccontando qualche storia.

È così che si conclude la storia, per poi ricominciare dal binario 9 e 3/4 con un nuovo inizio. È così che, da un primo giorno di scuola e una stanza nel sottoscala, Harry Potter diventa un mago adulto che finalmente riesce a passare inosservato, comunicando con uno sguardo, ai suoi migliori amici Hermione e Ron, e al suo miglior nemico Draco Malfoy, tutto quello che è stato e tutto ciò che sarà, nella normalità magica di una vita in cui spera di non combattere più.

Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.

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