Piccola appendice del più grande progetto Tiresias, selezionato fra l’altro per l’edizione 2020 di Rete Critica, in streaming in questi giorni, Hold Your Own è una lettura scenica di poesie a due voci.

Parte e controparte, si potrebbero definire, il maschile (Gabriele Portoghese) e il femminile (Giulia Weber), un palco buio e delle diapositive che scorrono dietro i due attori di nero vestiti profondamente immersi nella lettura dei versi sul leggio.

Sottotitolo della breve performance B Side, ad indicare un secondo passo (qui quasi sottoforma di studio) nel più ampio lavoro sulle parole della scrittrice inglese Kate Tempest. Bluemotion e la regista Giorgina Pi attingono alla seconda parte del libro Hold Your Own/Resta te stessa, approfondendo la figura di Tiresia.

Giulia Weber e Gabriele Portoghese durante le prove di Hold your own
Giulia Weber e Gabriele Portoghese durante le prove di Hold your own

Sulle assi del palcoscenico i versi della Tempest si fanno così parola incarnata attraverso le ammalianti modulazioni vocali dei due attori, sorrette dall’immersivo ambiente sonoro creato dal Collettivo Angelo Mai.

“Infanzia, vita di donna, vita da uomo e cecità sono i quattro quadri in cui si muovono queste poesie”, focalizzandosi su particolari e dettagli del mitico personaggio di cui forse però non si coglie appieno il senso se non si è visto lo spettacolo padre.

In streaming fino a stasera alle ore 21.00 sul sito di Trend, festival di teatro britannico a cura di Rodolfo di Giammarco.

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Nata nella terra dove il fuoco dell’Etna incontra il limpido Mar Mediterraneo, l’arte è da sempre la mia passione, in tutte le sue declinazioni. Da piccola mi piaceva leggere, guardare film di ogni genere, scrivere racconti e poesie, girare per musei, ma è solo varcando per la prima volta la porta di un teatro che ho capito la mia vocazione. “Crescendo e cercando”, ho scelto di frequentare il corso di laurea in scienze della comunicazione. Nel frattempo il teatro mi ha nutrito e ha occupato tutto il mio tempo libero. Decisi di fruirne a 360 gradi, non solo “facendolo” studiando in un’accademia e portando in giro per l’Italia spettacoli con diverse compagnie, ma anche vedendolo, vivendolo da spettatrice e, con il tempo, da redattrice. Finita la triennale non ebbi dubbi: emigrai in quel di Bologna per specializzarmi al Dams e iniziai a collaborare con diverse testate giornalistiche, venendo ospitata in vari festival e convegni. L’arte cambia con la società e ci si specchia dentro. Il teatro ne coglie gli umori, e li trasferisce al pubblico nel celeberrimo qui e ora che non teme (perché non ha) paragoni con nient’altro.

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