Hollywood Party, Opera Prima
Hollywood Party, Opera Prima

Cinque opere prime italiane, dieci scuole di cinema coinvolte: questa è la nuova iniziativa in collaborazione con le scuole, Hollywood Party Factory Opera Prima, nell’ambito della puntata settimanale dedicata ai nuovi linguaggi e al mondo della formazione della storica trasmissione sul cinema di Rai Radio 3, Hollywood Party. Una trasmissione con una costante attenzione alle nuove produzioni del panorama cinematografico, che con Opera Prima selezione cinque opere prime italiane tra quelle distribuite in sala nel 2025 che verranno votate dalle allieve e dagli allievi delle dieci scuole di cinema coinvolte.

I titoli selezionati sono L’albero di Sara Petraglia, Gioia mia di Margherita Spampinato, Paternal Leave di Alissa Jung , Primavera di Damiano Michieletto e La vita da grandi di Greta Scarano. A partire da lunedì 30 marzo alle 19Hollywood Party Factory approfondisce i film con cinque appuntamenti condotti da Steve Della Casa ed Erika Favaro a cura di Francesca Levi e Maddalena Gnisci, cinque appuntamenti in cui attraverso le testimonianze dei registi è possibile entrare in contatto con la genesi degli esordi e con il percorso produttivo. Le dirette radiofoniche diventeranno un podcast disponibile su RaiPlay Sound.

A giugno verrà annunciato il film più votato dalle giurie delle dieci scuole durante una puntata speciale che coinvolgerà la troupe e il cast del film vincitore, gli studenti e le studentesse di tutte le scuole e tante altre voci amiche di Hollywood Party.

Come nasce il progetto di Hollywood Party Factory Opera Prima?

Il progetto di Hollywood Party Factory Opera Prima nasce con una premessa che riguarda Hollywood Party Factory, che da un paio d’anni ha deciso di guardare da vicino il mondo della formazione dei giovani e quello del cinema, ma di non limitarsi a questo: di metterli in dialogo con le grandi produzioni e con il cinema del passato che continua a guidarci, quindi tutto nasce da Factory e dalla costante attenzione che Hollywood Party, come programma di per sé, ha per le nuove produzioni, i film e i registi esordienti.

Per questo abbiamo deciso di provare a coinvolgere poi i ragazzi e le ragazze delle scuole di cinema, perché negli anni di Factory tante scuole di cinema sono state con noi per raccontare i vari mestieri della settima arte, quindi con l’idea di vedere i film che ci avevano più convinto attraverso i loro occhi, ci siamo presi la responsabilità di scegliere cinque lungometraggi tra le opere prime uscite nel 2025.

Come è avvenuta infatti la selezione?

Si è trattato di un lavoro di gruppo redazionale, composto dalla curatrice Francesca Levi e dai due conduttori, ovvero Steve Della Casa e me. Era un giorno in cui eravamo andati a vedere una presentazione a Palazzo Farnese di un progetto che coinvolgeva le scuole, e ci siamo messi dopo a ragionare sul progetto, con la lista alla mano dei film usciti nel 2025, di produzioni e co produzioni italiane, arrivando a una cinquina che ci convinceva, soprattutto perché abbiamo notato che ogni regista scelto aveva un percorso diverso dagli altri; questo forniva una varietà coinvolgente, poi ovviamente ci sono stati degli esclusi a cui teniamo lo stesso molto.

Dietro a Opera Prima c’è quindi un grande lavoro di coordinamento tra realtà diverse.

Sì esatto, a noi piace questa idea di fare da ponte tra le scuole, i registi e le loro storie, e ovviamente gli ascoltatori, che speriamo partecipino, soprattutto perché sono film che hanno già visto probabilmente. Poi c’è anche tutto il lavoro che facciamo grazie ai distributori e ai produttori, perché ovviamente questa iniziativa ha anche un aspetto legale, un regolamento.

Secondo te cosa significa dare questo spazio, e anche questa responsabilità, a studenti incaricati di “scegliere”?

Significa fargli capire che per noi la loro visione conta, la loro idea sui singoli film è importante, sia perché probabilmente è quello che vorranno fare, ma anche perché sono molto più preparati di ciò che si crede. Quando facciamo le dirette, dove vengono a trovarci, capiamo la profondità dei loro sguardi, ed è importante per noi entrare in contatto con loro, come per loro entrare in contatto con una comunità radiofonica che è meno vecchia di quello che si pensa.

La radio viene concepita con un mezzo desueto, poi in realtà voi con Factory rinnovate ogni settimana quello che è il rapporto tra i giovani e il cinema, non solo gli studenti ma gli stessi spettatori.

Proprio così, poi parlare di cinema ti permette di accedere a tutte le epoche, di coinvolgere varie generazioni, affrontare il cinema del passato e del presente, che è un po’ quello che fa e che ha sempre voluto fare Hollywood Party come trasmissione.

Negli ultimi anni abbiamo avuto grandi opere prime in Italia, secondo te sta cambiando il modo di fare cinema per questi autori e per i loro esordi?

Ho sempre visto il cinema dal lato della spettatrice, e mi sembra che le opere prime portino a prescindere qualcosa di nuovo, e questo secondo me succederà costantemente e ciclicamente. Sicuramente Hollywood Party Factory Opera Prima sarà un progetto che ci porterà a riflettere sull’esordio e sul rapporto tra l’esordio e la propria formazione, e le possibilità che il Paese, il sistema, ti dà per esordire, per manifestare la tua voce. Sarà una cosa che capiremo parlando con i registi nelle prossime settimane e con gli studenti.

Tra l’altro ci sono anche i ragazzi e le ragazze del Master della Silvio D’Amico, che tu hai frequentato.

Ho sempre avuto il pensiero di aver fatto la scelta giusta per quanto riguarda quel master, perché per me è stato utile come percorso, e penso di essere qua anche grazie a quell’esperienza. Tutto ciò che ho studiato, anche inerente alla scrittura, è fondamentale ora, e mi ha portato a vedere le cose in maniera diversa, non solo al cinema ma anche a teatro, e in generale.

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Silvia Pezzopane
Ho una passione smodata per i film in grado di cambiare la mia prospettiva, oltre ad una laurea al DAMS e un’intermittente frequentazione dei set in veste di costumista. Mi piace stare nel mezzo perché la teoria non esclude la pratica, e il cinema nella sua interezza merita un’occasione per emozionarci. Per questo credo fermamente che non abbia senso dividersi tra Il Settimo Sigillo e Dirty Dancing: tutto è danza, tutto è movimento. Amo le commedie romantiche anni ’90, il filone Queer, la poetica della cinematografia tedesca negli anni del muro. Sono attratta dalle dinamiche di genere nella narrazione, dal conflitto interiore che diventa scontro per immagini, dalle nuove frontiere scientifiche applicate all'intrattenimento. È fondamentale mostrare, e scriverne, ogni giorno come fosse una battaglia.